Le pesanti piogge cadute in Emilia Romagna hanno fatto tracimare i fiumi dagli argini e l'acqua ha invaso velocemente campi coltivati, strade e città. Se per le vie dei Paesi si spala il fango, liberando case e marciapiedi, sui campi coltivati si è depositato uno strato di spessore variabile di limo e sabbia fine. E talvolta, a finire sui campi, sono stati anche idrocarburi ed altri inquinanti di origine non naturale.

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I seminativi e le orticole sono ormai perduti, mentre si lavora per salvare gli impianti arborei, come frutteti e vigneti. Nel primo caso il problema è tornare a lavorare la terra per poi poter seminare. Nel secondo è intervenire prima che l'asfissia radicale uccida gli alberi.

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Ora si lavora per salvare gli impianti arborei

Ora si lavora per salvare gli impianti arborei

(Fonte foto: AgroNotizie®)

 

Per capire come gestire i depositi lasciati dall'alluvione abbiamo parlato con Giuseppe Corti, direttore del Centro Crea di Agricoltura e Ambiente, che è stato interpellato proprio dalla Regione Emilia Romagna per ripristinare le attività agricole nelle zone colpite.


Partiamo dall'inizio, quali tipologie di detriti possiamo trovare sui campi?

"C'è un po' di tutto, ma nella maggior parte dei casi si tratta di limo e sabbia fine, materiali trasportati dall'acqua dalle colline fino alla pianura e poi al mare. Ma è anche possibile trovare inquinanti chimici, come il gasolio e la benzina, provenienti dalle cisterne che sono state portate via dalla corrente. E poi ci sono rifiuti, carcasse di animali, ingombranti e altro ancora. La situazione è molto variegata".


Partiamo dalla sabbia e dal limo, quali problemi possono creare all'agricoltura?

"Si tratta di particelle che, una volta che si sono sedimentate, danno luogo a strati quasi impermeabili, che non drenano e non si strutturano. E compromettendo la porosità del terreno, di fatto creano una sorta di crosta sopra i campi, rendendo impossibile gli scambi gassosi, così importanti per le radici delle piante".


Lavorazioni del terreno possono distruggere la compattezza di questo manto impermeabile?

"L'uso di coltivatori, erpici e frangizolle non è risolutivo. Anche se questo strato viene frantumato, con la prima pioggia si ricompatta, rendendo impossibile la coltivazione. La sabbia e il limo sono i peggiori substrati per l'agricoltura".


Come se ne esce allora?

"Tutto dipende dallo spessore di questo deposito. Fino a circa 5 centimetri consiglio un'aratura profonda, di almeno 30-40 centimetri che, rimescolando gli strati di suolo, diluisca il limo e la sabbia fine con il terreno, attenuando gli effetti negativi. In alcune aree, però, mi riferiscono che lo strato è spesso anche 20 o più centimetri. In questi casi la situazione è davvero molto difficile perché anche con arature di 40 centimetri il nuovo terreno avrebbe una percentuale in sabbia fine e limo superiore al 50%, questo non è affatto positivo per le colture. Bisognerebbe arare a profondità ancora maggiori, ad esempio a 70 centimetri, ma questo ha dei costi e dei problemi logistici molto rilevanti".


È possibile utilizzare degli ammendanti per ristabilire la struttura del terreno?

"Con il limo e la sabbia fine c'è poco da fare, soprattutto in quelle quantità. Anche l'utilizzo di ammendanti non è risolutivo".


Tutti i seminativi e anche le orticole coinvolte nell'alluvione sono stati distrutti e dovranno essere riseminati. Come intervenire invece per i frutteti o i vigneti sommersi dal fango?

"Anche in questo caso dipende dalla quantità di detriti che ha lasciato l'acqua al suolo. In ogni caso è bene procedere con una aratura dell'interfila, tanto più profonda quanto più consistenti sono i depositi. Occorre però sempre prestare attenzione a non danneggiare le radici delle piante. Nel sottofila si può invece procedere con una lavorazione leggera del terreno, magari cercando di asportare il fango depositato".


Veniamo ora alla situazione in cui un agricoltore trovi nel suo terreno inquinanti non di origine naturale, come gasolio, benzina o altro ancora. Come bisogna procedere?

"Anche in questo caso dipende dalla gravità della situazione. In caso di presenza limitata di idrocarburi è possibile asportare la parte contaminata o effettuare una aratura che rimescoli gli strati del terreno. È bene poi lasciare riposare il suolo almeno un anno e prima di effettuare nuove semine occorrerà procedere con delle analisi. Nel caso invece in cui la presenza di inquinanti sia elevata occorre contattare una ditta specializzata che procederà alla bonifica del terreno".

 

Danni ai campi in Emilia Romagna

Danni ai campi in Emilia Romagna

(Fonte foto: AgroNotizie®)