Il paradosso del grano

È una situazione paradossale quella che descrive il Corriere di Siena del 18 luglio a proposito dell'andamento del mercato del grano.

L'articolo, firmato da Annalisa Coppola, racconta gli episodi vissuti da alcuni produttori locali di grano ai quali il prodotto è stato normalmente ritirato dal locale Consorzio agrario, ma che poi si sono sentiti dire che non si sarebbe proceduto con l'acquisto.

 

Per di più i prezzi sono scesi a 47 euro al quintale, sei euro in meno rispetto a un anno fa.

A fronte dei costi di produzione aumentati in modo sensibile per il rincaro dei prezzi dei fertilizzanti e dell'energia, questa diminuzione di prezzo è insostenibile.

Il problema, si legge nell'articolo, non è una responsabilità del Consorzio, ma dei mulini che al momento non acquistano grano e che ovviamente hanno tutto l'interesse a una flessione dei prezzi.

Curioso che tutto ciò accada mentre si lamenta la caduta della disponibilità di grano a livello internazionale.

Difficile capire cosa stia avvenendo, commentano i produttori di grano senesi, tre mesi fa tutti invocavano un aumento della produzione e oggi il grano che è stato prodotto sembra non serva più.

 

Pomodoro, raccolta anticipata

In Lombardia è partita con una settimana di anticipo la raccolta del pomodoro da industria, nel tentativo di salvare il prodotto dalle temperature elevate e dalla mancanza di acqua.

Lo scrive Micaela Cappellini su Il Sole 24 Ore del 19 luglio, dove si apprende che le previsioni sulla produzione stimano un calo dell'11%.

La produzione di pomodoro da industria in Lombardia impegna circa 7mila ettari distribuiti prevalentemente fra le province di Mantova e Cremona.

A livello nazionale la produzione del pomodoro da industria occupa circa 70mila ettari, con Emilia Romagna, Lombardia, Campania e Puglia tra i principali produttori.

Ad essere impegnate in questo settore sono circa 6.500 imprese agricole e 90 sono le industrie di trasformazione che complessivamente danno lavoro a circa 10mila addetti, con un fatturato di 3,7 miliardi di euro.

 

L'articolo ricorda che l'Italia rappresenta il 15% della produzione mondiale ed è il primo produttore europeo, davanti a Spagna e Portogallo.

Oltre al calo della produzione bisogna fare i conti con l'esplosione dei costi, con i concimi aumentati del 180% e del gasolio che ora costa il 129% in più.

L'industria di trasformazione a sua volta deve sostenere l'aumento del prezzo del vetro, aumentato di oltre il 30% rispetto allo scorso anno e aumenti analoghi si riscontrano per quanto occorre al packaging.

Una situazione complessa, che rischia di rendere ancora più squilibrata la catena del valore lungo questa filiera, penalizzando ancora una volta gli agricoltori. 


Ovunque siccità

Non c'è solo l'Italia ad essere stretta nella morsa della siccità.

Spagna, Portogallo, Romania e Francia e ora anche Germania, Ungheria, Slovenia e Croazia si trovano in situazioni analoghe.

Lo si apprende da Italia Oggi del 20 luglio, prendendo spunto dai dati dell'European Drought Observatory, che confermano una situazione di grave emergenza.

Testimoniano la gravità della situazione la riduzione delle risorse idriche e la crescente sofferenza dei laghi come pure la ridotta portata dei fiumi.

 

Mentre a Nord è epocale la magra del fiume Po, con la risalita del cuneo salino, situazioni di difficoltà si registrano in Lazio e Umbria, come pure in Toscana.

Non va meglio in Campania e in Basilicata, dove le risorse presenti nei invasi di raccolta sono diminuite di 15 milioni di metri cubi in una sola settimana.

Forti le ripercussioni sull'agricoltura, con una riduzione della produzione di pomodoro da industria.

La siccità, conclude l'articolo, ha ridotto del 20% anche il raccolto di orzo per la produzione del malto da birra.


Tecnologie anti Xylella

La Xylella continua ad avanzare e nel sud barese negli ultimi due mesi sono state individuate altre 59 piante infette.

Lo precisa dalle pagine di Avvenire del 21 luglio Nicola Lavacca che fa il punto della situazione per questa patologia.

Citando i dati forniti da Infrenellala, in tutto il 2021 sono state infettate oltre 3mila piante nelle zone cuscinetto e di contenimento.

A favorire l'avanzata di questo patogeno anche talune controversie, con il risultato che per non abbattere 47 ulivi già contagiati, il cui espianto è stato bloccato dai ricorsi al Tar, sono state poi contagiate migliaia di altre piante di ulivo.

 

Nel Piano anti Xylella 2022 sono previsti nuovi metodi di sorveglianza e controllo della patologia.

Fra questi il progetto Redox (Remote early detection of Xylella) che prevede l'elaborazione di immagini telerilevate dall'alto utilizzando sensori iperspettrali e termici, in grado di individuare le piante infette ancor prima della manifestazione dei sintomi.


Troppi cinghiali

Negli ultimi dieci anni il numero di cinghiali si è quasi triplicato e oggi si stima la presenza di circa due milioni di esemplari, dieci volte la quantità che Ispra, l'Istituto per la protezione ambientale, indica come "sostenibile".

Lo ricordano Carmine Gazzanni e Stefano Iannaccone su Verità & Affari del 22 luglio, puntando il dito contro le lentezze nella definizione del decreto interministeriale con il quale tracciare le linee guida per affrontare l'emergenza.

Al rischio sanitario conseguente alla trasmissione del virus della peste suina africana agli allevamenti, si aggiungono i rischi per la sicurezza, dopo i numerosi incidenti causati dai cinghiali e registrati negli ultimi giorni.

I ministeri coinvolti sono quelli della Transizione ecologica, delle Politiche agricole, e il dicastero della Salute, ai quali spetta il compito di allargare il periodo della caccia al cinghiale, mentre alle regioni andrebbe maggiore autonomia nei piani di controllo e selezione.

 

La caduta del Governo si teme possa ulteriormente dilatare i tempi e nel frattempo la Regione Toscana ha giocato d'anticipo, abilitando gli agricoltori alle azioni di controllo, affiancati da personale preparato dalla stessa Regione su questa materia.

Una decisione che tuttavia è stata subito osteggiata dalle associazioni animaliste.

Questo del contenimento della fauna selvatica è un tema sul quale si è espressa anche la Corte costituzionale, secondo la quale vanno valutate le iniziative volte ad attuare piani di controllo faunistico.


Il grano "liberato"

Odessa, Cornomorsky, Yuzhny, sono i porti dell'Ucraina dai quali potranno salpare le navi cariche dei cereali bloccati sino a ieri nei silos a causa del conflitto.

E' il risultato raggiunto dopo molte trattative fra Mosca e Kiev per tracciare rotte sicure da seguire senza scorta militare, ma monitorate da Onu, Turchia, Ucraina e Russia.

Lo scrive Giulia Fasano sul Corriere della Sera del 23 luglio, ricordando il ruolo chiave nella mediazione da parte del presidente turco Recei Tayyip Erdogan e le difficoltà da parte dell'Ucraina che si è rifiutata di firmare il testo direttamente con Mosca.

 

L'accordo, si legge nell'articolo, è quello di garantire consegne trasparenti e regolari di cibo e fertilizzanti, comprese le materie prime per la loro produzione.

Ora i silos potranno essere svuotati e ci sarà lo spazio per accogliere i nuovi raccolti, cosa che dovrebbe incoraggiare le semine per il prossimo anno.

Un accordo, si legge in conclusione, che rappresenta un primo passo verso concrete prospettive di pace.


Siccità, quanto ci costi

La siccità fa sul serio e Il Sole 24 Ore del 24 luglio le dedica la prima pagina per poi descrivere in due intere pagine il disastro che sta colpendo l'agricoltura.

Gli articoli si aprono con la firma di Micaela Cappellini che fa il punto sulle conseguenze economiche di una situazione che vede il 60% in meno di precipitazioni e un aumento di due gradi delle temperature medie.

I danni, secondo stime Coldiretti, potrebbero arrivare a 6 miliardi di euro e previsioni simili sono quelle elaborate da CIa.

Più prudenti le stime di Confagricoltura, che si fermano a due miliardi di danni.

 

Ma preoccupa il rischio desertificazione, che interessa un quarto del territorio nazionale. Della gravità della situazione si ha percezione osservando il fiume Po.

E' quanto fa Ilaria Vesentini descrivendo il grande fiume come una grande strada sabbiosa.

Il fiume registra ogni settimana nuovi record negativi della sua portata, con valori del 75% più bassi della portata limite in tempi di magra.

Così il Canale Emiliano Romagnolo, che si approvvigiona dal Po, ha dovuto interrompere l'attività di una delle sue tre pompe.

 

In Lombardia, scrive Sara Monaci, i recenti investimenti per due miliardi aiutano il sistema idrico per uso potabile, ma non l'agricoltura e a soffrire maggiormente è la zona Nord.

In Piemonte sono a rischio le colture di riso e mais, come informa Filomena Greco, mentre Vera Viola descrive la situazione della siccità nel Sud.

Qui la situazione appare meno critica, ma è allerta in Molise, dove già si è deciso il razionamento dell'acqua a uso irriguo.

 

In tutti i settori, dalla cerealicoltura all'ortofrutta, si attendono importanti cali produttivi e Giorgio Dell'Orefice si interroga sulle possibili conseguenze sull'export agroalimentare.

Il conto non è semplice da fare, ma per il solo segmento dell'ortofrutta Davide Vernocchi (Alleanza delle cooperative italiane) stima perdite per almeno un miliardo di euro.

Non va meglio per il riso, per il quale Paolo Carrà (Ente risi) si dice preoccupato per il calo della produzione e per i minori investimenti, ora che la domanda mondiale di riso italiano è in aumento.

Per Riccardo Cotarella di Assoenologi anche per il vino potrebbe esserci una flessione produttiva, che tuttavia potrebbe avere un effetto positivo sul mercato.


"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"
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