Strategia Verde Ue, sì all'evoluzione ma con gradualità

Quadro normativo chiaro, maggiore formazione per gli agricoltori e accessibilità ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Queste le principali richieste di Compag

Tommaso Tetro di Tommaso Tetro

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Le opportunità e i rischi della Strategia Verde Europea (Foto di archivio)
Fonte foto: © lorenza62 - Adobe Stock

Attenzione al tema delle opportunità e dei rischi che la Strategia Verde Europea pone alle aziende che operano nel settore: sì all'evoluzione ma con gradualità.

Questa la sintesi del convegno nazionale Compag, la Federazione Nazionale delle Rivendite Agrarie, l'Associazione di Categoria che aderisce alla Confcommercio e in cui si riconoscono molte delle aziende fornitrici di mezzi tecnici e servizi per l'agricoltura come fitofarmaci, fertilizzanti, sementi, mangimi, prodotti per orto e giardino, stoccaggio e commercializzazione di cereali, consulenza e assistenza tecnica.

Al centro della discussione gli obiettivi europei ambiziosi, soglie alte che comportano difficoltà applicative per chi produce e per chi consuma e che mettono in allarme il settore. Le richieste di conseguenza sono concentrate: chiarezza del perimetro normativo, aiuto alla formazione di tecnici e agricoltori, accessibilità ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

"Le aziende che forniscono mezzi e servizi agli agricoltori sono a un bivio - afferma il presidente di Compag Fabio Manara - da una parte la Commissione Europea intende ridurre drasticamente la chimica nell'agricoltura entro il 2030, dall'altra bisogna formare gli operatori e gli agricoltori; non ci sono più i tecnici delle aziende multinazionali che assolvono a questo compito e le spese ricadono sulle aziende che producono mezzi e servizi per gli agricoltori". Alcuni elementi, secondo Manara, sono essenziali come il necessario ammodernamento della piattaforma digitale con corsi di formazione per raggiungere e formare gli agricoltori e i tecnici, la ricerca di nuove soluzioni per sostituire l'agrochimica, le convenzioni con gruppi che si occupano di formulare le domande per ricevere i contributi dal Pnrr in ragione dello stanziamento previsto di 6,8 miliardi, e una produzione che si muova sempre più in direzione di filiera.

Eppure Graeme Jones, capo dell'Unità Agricoltura Biologica alla Commissione Europea - l'Unità incaricata di emettere le direttive europee per l'eliminazione della chimica e degli agrofarmaci in agricoltura - illustra gli sforzi e l'impegno durante il 2021: un anno in cui si sono prodotti numerosi studi e visionati molti documenti per arrivare a una revisione della Direttiva sull'Uso Sostenibile degli Agrofarmaci (Sud) datata 2009. Le valutazioni toccano principalmente gli obiettivi della Strategia Farm to Fork. Altro grande tema è la revisione della legislazione in relazione all'utilizzo di fitofarmaci con sostanze attive biologiche in grado di controllare i parassiti; l'idea è quella di favorire il loro utilizzo attraverso normative di attuazione per la mitigazione del rischio. Inoltre al vaglio la possibilità di utilizzare feromoni estratti dalle piante. Il lavoro è dedicato all'incremento dell'attuale percentuale di superficie agricola utilizzata per l'agricoltura biologica che in Europa segna l'8%, e in Italia il 16%: l'obiettivo è portarla al 25% entro il 2030.

Secondo Paula De Vera, portavoce delle Associazioni Copa e Cogeca, "c'è difficoltà nel fornire cibo di ottima qualità nelle quantità richieste e le domande all'ordine del giorno sono: Cosa produciamo, Come lo produciamo?". Sulla questione dei fitofarmaci - spiega De Vera - prima di valutare il pericolo potenziale bisogna controllare il livello di esposizione al rischio, altrimenti, operando senza distinzioni, potrebbe essere messa a rischio la sopravvivenza di molte aziende agricole; l'alternativa alla chimica dovrà quindi essere distribuita sul mercato in maniera equa, precisa e puntuale.

I nodi sul tavolo per il prossimo futuro per sostenere l'agricoltura riguardano l'adozione di un sistema di agricoltura integrata dove l'uso di sostanze a basso rischio sia affiancato da quelle a impatto ambientale solo laddove strettamente necessario, l'adozione dell'agricoltura di precisione, l'impiego di cultivar resistenti, la cura e la gestione attente dei terreni, l'adattamento al cambiamento climatico, l'adattamento alla richieste che vengono dalla società, l'innovazione, la formazione attenta e puntuale degli operatori. Sullo sfondo, naturalmente, la necessità di un quadro normativo chiaro.

Il capitolo dell'evoluzione dei prodotti per la difesa e i rischi per la filiera. Sul punto Lorenzo Faregna, direttore di Agrofarma, fa presente che il panel di molecole impiegate nel sistema agroalimentare ha registrato un calo del 60%. C'è stato un progressivo miglioramento degli agricoltori e distributori di mezzi tecnici e degli investimenti delle industrie. Nel 2020, la richiesta di prodotti a basso rischio era del 15%, nel 2020 è arrivata al 50%. Aumentare la produzione e la redditività dei terreni agricoli è necessario per aumentare la richiesta di cibo sempre crescente, ma è giusto farlo - mette in evidenza Faregna - adottando il principio di complementarità e non di conflittualità tra agrochimica, che ha superato controlli severi a livello europeo e nazionale ed è quindi legittimata, e prodotti alternativi. Quello che serve - dice Faregna – è "mettere la scienza al centro del dibattito, avere una lettura scientifica e non lasciarsi influenzare da un sentiment di carattere generale".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: convegni

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