Bayer si reinventa, a cominciare dal modello di business. Intervista a Liam Condon

L'agricoltura sta cambiando e Bayer fa altrettanto. Sempre più innovazione, anche digitale, e attenzione alla sostenibilità, con nuovi modelli di business che promettono di cambiare il modo con cui si produce il cibo. Ne abbiamo parlato con Liam Condon, amministratore delegato di Bayer Crop Science

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Bayer sostiene meccanismi di remunerazione per gli agricoltori virtuosi
Fonte foto: Agronotizie

L'agricoltura sta attraversando un momento di rivoluzione. Da un lato la sfida di produrre cibo per 9 miliardi di persone in maniera sostenibile, dall'altro i cambiamenti climatici e l'imprevedibilità del clima. A questo si aggiunge la richiesta di un minor impatto ambientale delle produzioni da parte dell'opinione pubblica e dell'Unione europea.

In questo scenario i giganti dell'agribusiness, come Bayer, giocano un ruolo fondamentale nel favorire il cambiamento. E Liam Condon, amministratore delegato di Bayer Crop Science, ha voluto illustrare in un evento pubblico (online) la visione del Gruppo, che si basa su tre pilastri: più innovazione, trasformazione digitale e sostenibilità delle produzioni.
 

Innovazione significa nuovi prodotti, magari di origine biologica, e nuove sementi, come il caso del mais a taglia bassa. Mentre la piattaforma digitale Climate FieldView è al centro di una rivoluzione sia nel modo con cui l'agricoltore gestisce il campo, sia nel raggiungimento di un maggiore grado di sostenibilità.
 


I cambiamenti climatici e la Bayer Carbon Initiative

I cambiamenti climatici sono una realtà con cui gli agricoltori devono fare i conti, ma l'agricoltura può essere parte della soluzione. Bayer sta infatti testando un nuovo modo per remunerare gli agricoltori che contribuiscono a sequestrare carbonio nel terreno adottando pratiche conservative, come la semina su sodo oppure l'utilizzo di cover crop. In altre parole chi aumenterà la sostanza organica del terreno (e quindi sequestrerà CO2 dall'atmosfera) verrà pagato per il proprio servizio ecosistemico.

Ma chi pagherà per questo sforzo? "Nei progetti pilota che abbiamo negli Usa siamo noi a remunerare gli agricoltori", spiega Liam Condon, amministratore delegato di Bayer Crop Science, a cui abbiamo avuto l'opportunità di rivolgere alcune domande durante un faccia a faccia in streaming.

"In futuro tuttavia i 'carbon credit' che otterranno grazie al loro impegno potranno essere venduti sul carbon market, un mercato già oggi esistente ma a cui per ora non hanno accesso". Nell'ambito del Protocollo di Kyoto l'Unione europea ha infatti lanciato un complesso sistema di gestione delle emissioni di gas climalteranti (Ets - European trading scheme) che obbliga le industrie che producono molta CO2 ad acquisire carbon credit da attività umane più virtuose, in questo caso l'agricoltura. "Stiamo dialogando con l'Ue per implementare questo meccanismo anche in agricoltura e speriamo l'anno prossimo di poter partire".

Resta il nodo dei controlli: in che modo è possibile verificare la quantità di CO2 sequestrata? "Grazie alla piattaforma Climate FieldView e a modelli realizzati in collaborazione con diversi partner esterni, come Gold Standard, siamo in grado di quantificare la quantità di carbonio sequestrata nel suolo a seconda della gestione del campo adottata dall'agricoltore".

In altre parole: se un agricoltore inizia a fare minima lavorazione e a usare cover crop nel suo campo un modello di analisi interno a CFV quantifica l'ammontare di carbonio sequestrato. Il sistema genera un credito che poi potrà essere venduto, sempre tramite la piattaforma, sul mercato Ets e venire comprato da una industria che in questo modo mitigherà la sua impronta ambientale. Per l'agricoltore una fonte di reddito ulteriore e per l'umanità una riduzione dei gas ad effetto serra.
 
Liam Condon, amministratore delegato di Bayer Crop Science
Liam Condon, amministratore delegato di Bayer Crop Science


Innovazione, Climate FieldView al centro

Nella Bayer Carbon Initiative la piattaforma CFV giocherà un ruolo fondamentale perché permetterà all'agricoltore di ottenere e vendere i crediti senza dover compilare scartoffie o presentare documentazioni. Climate FieldView è dunque al centro sia del supporto agronomico e gestionale all'azienda agricola, sia per quanto riguarda la sostenibilità ambientale. Ma è fondamentale anche per l'innovativo modello di business che Bayer vuole adottare.

"Il modello di business che vorremo implementare si basa sulla condivisione del rischio con l'agricoltore. Negli Usa abbiamo un progetto pilota in cui il prezzo dei nostri prodotti varia a seconda della produzione agricola", annuncia Condon.

"La nostra tecnologia è talmente avanzata che ad inizio stagione possiamo predire l'ammontare del raccolto in relazione alla tipologia di input e di pratiche agronomiche adottate. A fine stagione se l'agricoltore avrà seguito i nostri consigli e avrà prodotto meno del previsto non pagherà i nostri prodotti, se invece le aspettative sono state superate condivideremo il valore aggiuntivo".

Una condivisione del rischio tra agricoltore e Bayer: se le cose vanno bene e le previsioni di raccolto sono raggiunte o superate si condivide la plusvalenza, in caso contrario ad essere condivise sono le perdite.

"Vogliamo passare da essere un'azienda basata sulla vendita di input, ad una che guadagna massimizzando i risultati per l'agricoltore", sottolinea Condon. "Adesso siamo al secondo anno di test negli Usa e prevediamo che tra tre-cinque anni esporteremo questo modello anche in altri paesi, calibrandolo sulle specificità del territorio".


From farm to fork: mettere la scienza al centro

La Carbon Initiative e l'outcome-based-price sono progetti che ben si sposano con il nuovo corso annunciato dall'Unione europea attraverso il Green deal e la strategia From farm to fork: una riduzione delle emissioni di gas serra ed un uso più sostenibile degli agrofarmaci. Anche se su questo ultimo punto Condon ci tiene a sottolineare come "l'Ue si sia concentrata più che altro su una riduzione dei volumi di agrofarmaci utilizzati, quando sarebbe più corretto puntare ad una riduzione dell'impatto ambientale correlato all'uso di agrofarmaci".
 
L'uso di agrofarmaci è in costante calo nell'Unione europea ormai da anni. Un approccio più scientifico al problema dell'impatto sull'ambiente e l'uomo dovrebbe dunque passare dalla valutazione del rischio. Trovare un'alternativa all'uso di molecole rischiose e invece promuovere quelle con un profilo ambientale favorevole.

E proprio il concetto di rischio è stato ignorato per quanto riguarda la molecola glifosate"Il glifosate è sicuro tant'è vero che stiamo portando avanti la procedura per la ri-registrazione. Nel 2022 verranno emesse delle raccomandazione dai ricercatori che ne stanno valutando i rischi e saranno la base per le decisioni politiche", sottolinea Condon. "E' facile vietare qualcosa, ma bisogna avere anche delle alternative".
 
Un esempio di questo paradosso è rappresentato dal divieto d'uso dei neonicotinoidi, aboliti per salvaguardare le api. "Eppure anche dopo il loro abbandono non abbiamo visto un aumento delle api e ora la Francia, che è stata la più fervida sostenitrice dell'abolizione dei neonicotinoidi, vuole una autorizzazione speciale all'uso per salvare il comparto della barbabietola da zucchero".

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