"Quanno ce vò, ce vò"

L'ignoranza e un'erronea concezione ambientalista possono causare danni inenarrabili all'agricoltura e al paesaggio

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

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Non bisogna confondere l'agricoltura biologica con l'agricoltura ancestrale e paleolitica
Fonte foto: © Stefan - Fotolia

C'è un film di qualche anno fa, Interstellar, che consiglio, perlomeno agli (ex) colleghi fitopatologi.

Si tratta di un film di fantascienza, a dir la verità un poco polpettone. Però la trama è interessante e parte da una malattia delle piante che, sterminando il patrimonio vegetale, desertifica il pianeta, inesorabilmente destinato a divenire inabitabile.
Roba da tregenda – non però tanto lontana da alcune verità storiche. Non sono pochi i flagelli che hanno colpito l'umanità causati da malattie delle piante agrarie o selvatiche. Si pensi per esempio alla peronospora della patata, alla fillossera della vite, alla grafiosi dell'olmo.

Oggi ci confrontiamo continuamente con nuovi patogeni e nuovi insetti pronti a divenire vere e proprie calamità, piaghe bibliche destinate a cambiare il paesaggio e l'agricoltura. Pensiamo al terribile punteruolo rosso che sta causando la scomparsa delle palme. O la piralide e il disseccamento del bosso, che stanno facendo temere per i giardini all'italiana. E ancora la cimice asiatica, maledetta dai frutticoltori. Potremmo andare avanti con tanti altri casi, ma ci fermiamo, visto che prima o poi arriveremmo alla Xylella. Qui ci prendono le convulsioni. La scorsa settimana la Corte di giustizia europea ha condannato l'Italia per non avere attuato le misure atte a impedire la diffusione del batterio, che sta causando un danno inenarrabile e oggi si sta diffondendo in altre aree del Mediterraneo.

Un quotidiano ha titolato: "..sappiamo chi ringraziare". Dobbiamo ringraziare sicuramente chi ha un'erronea concezione del rispetto dell'ambiente, confondendolo con un pasticcio di pregiudizi e l'adozione di modelli che nulla hanno di scientifico. Chi confonde l'agricoltura biologica con l'agricoltura ancestrale e paleolitica. Chi si affida a ciarlatani e a ogni genere di creduloneria, pensando a complotti da romanzo. Trascurare il buon senso in questi casi può avere gravissime conseguenze. Il buon senso è non confondere gli innegabili risultati delle ricerca scientifica con la speculazione economica e l'innegabile avidità umana. E' non abusare dei rimedi scientifici, che vanno utilizzati con l'ovvia attenzione.

Nel caso della medicina umana abusare di farmaci per effetto delle politiche di marketing dei produttori è sicuramente un grave errore - ma se qualcuno gravemente malato pensa di curarsi con impiastri o filtri da fattucchiera è da reputarsi un pazzo. I fitofarmaci bisogna utilizzarli in maniera accurata, ma ci sono casi in cui non se ne può fare assolutamente a meno. Trascurare e non bloccare all'origine una malattia può voler dire ritrovarsi con un endemismo grave.
C'è qualcuno che vorrebbe tornare alle aree malariche e che rimpiange l'aver usato il (pur tossico) Ddt? E' purtroppo quello che sta succedendo: c'è però da temere che fra qualche anno malattie come la Dengue, la Febbre del Nilo e altre trasmesse dalle zanzare renderanno alcune aree pressoché inabitabili – forse sarebbe meglio intervenire con i mezzi che la moderna scienza ci mette a disposizione. Con il cambiamento climatico purtroppo altre fitopatie arriveranno, bisogna essere (accortamente) pronti.

Come diceva la famosa poesia di Trilussa: "Quanno ce vò, ce vò" .

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