Agricoltura, segnali positivi dall'annuario del Crea

Crescita dell'export, ripresa degli investimenti e interesse per i beni fondiari: il settore primario conferma il suo ruolo di componente chiave dell'economia del Belpaese

Alessandro Vespa di Alessandro Vespa

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Presentata a Roma l'edizione che contiene i dati relativi al 2017
Fonte foto: Alessandro Vespa - AgroNotizie

Rinnovato a Roma l'appuntamento con il Crea per la presentazione dell'annuario dell'agricoltura italiana, riportante in questa edizione i dati relativi al 2017. In base alle informazioni fornite, il settore primario conferma un andamento positivo e il suo ruolo di componente chiave dell'economia italiana.

"La pubblicazione del volume - ha detto Salvatore Parlato, presidente del Crea - costituisce un fondamentale strumento di conoscenza che, grazie anche alla presenza dell'Istat, consente di avere un'approfondita lettura di insieme, che ci restituisce un quadro dell'agricoltura italiana come di un settore vivace e vitale non ancorato alle sole componenti tradizionali. L'affermarsi delle attività produttive legate alle risorse rinnovabili, in grado di favorire una crescita più sostenibile del nostro sistema economico, o la multifunzionalità che continua a caratterizzare sempre più la nostra agricoltura, con uno stretto interscambio con la società civile e una crescente offerta di servizi aggiuntivi rivolti alla collettività, delineano sempre più un percorso evolutivo di carattere innovativo per la nostra agricoltura".

Nel 2017, la produzione del comparto agricoltura ha superato i 54,6 miliardi di euro con un aumento del 3,1% a valori correnti, trainato dalla crescita dei prezzi dei prodotti venduti. Le produzioni vegetali rappresentano circa il 50% del valore totale, seguite per importanza dal comparto delle produzioni animali (30%). La componente più dinamica, tuttavia, si conferma quella costituita dall'insieme delle attività secondarie e di supporto all'agricoltura, che spiegano il rimanente 20%, con una crescita pari rispettivamente a 4,9% e 1,2%. Da segnalare anche la sempre maggiore diffusione di queste attività, che coinvolgono circa l'8% delle aziende agricole italiane, con uno sviluppo maggiore di quelle legate alla trasformazione dei prodotti agricoli, all'agriturismo e alla produzione di energie rinnovabili.

Notevoli i dati relativi al tessuto strutturale del settore, che da diversi anni segue un percorso di evoluzione che ha portato nell'ultimo triennio a una diminuzione del numero di aziende agricole, il cui numero si attesta ora a 1.145mila unità, del 22,1%. Il dato delle aziende, apparentemente negativo, deve essere tuttavia interpretato alla luce dell'aumento, in controtendenza rispetto ai periodi precedenti, della Sau (+1,4%), che sfiora i 12,6 milioni di ettari, contribuendo ad un accrescimento della dimensione media aziendale, che raggiunge così gli 11 ettari.
Il numero degli occupati segna una tendenziale riduzione, ma al contempo si evidenzia una maggiore professionalizzazione e specializzazione, caratterizzate dalla contrazione dell'apporto di lavoro familiare e dall'incremento (+8,2%) del numero dei conduttori con laurea o diploma universitario a indirizzo agrario.

Che il settore sia considerato "un buon affare" è testimoniato dalla ripresa degli investimenti (+3,9%) e da un rinato interesse per i beni fondiari, che vedono un aumento in valori correnti medi dell'indice del prezzo della terra che si attesta poco oltre i 20mila euro/ettaro. Rimane comunque ampia la forbice dei valori tra Nord (40mila euro/ettaro) e Mezzogiorno (8mila-13mila euro/ettaro).
Migliorano i principali indicatori del commercio con l'estero di prodotti agroalimentari, grazie anche ad un aumento delle esportazioni pari al 5,7% che si associa al sempre più evidente riconoscimento della centralità del made in Italy, il cui peso supera il 73% dell'export totale del settore.

Il fatturato della bioeconomia ammonta in Italia a oltre 300 miliardi di euro, confermando la posizione di leadership del nostro paese in Europa. Si segnala, inoltre, il primato del nostro paese per numero di impianti di produzione di biomateriali, prodotti chimici e farmaceutici di origine biologica.

Per quanto riguarda il settore della pesca, nonostante il progressivo ridimensionamento della flotta, si registra un incremento del valore del pescato. Cresce anche la qualità della produzione, testimoniata dall'incremento delle aziende con certificazione ISO, dalla crescita dell'acquacoltura biologica, la presenza di due Dop e tre Igp, a cui si uniscono in ambito nazionale oltre 150 prodotti agroalimentari tradizionali (3% del totale).

Il patrimonio forestale nazionale registra un importante aumento dell'area boscata, che raggiunge 11,7 milioni di ettari (il 39% della superficie totale nazionale), con un incremento di oltre 3 milioni in trenta anni.

Non tutti i dati comunque sono positivi: alcuni comparti, tra cui quelli olivicolo e agrumicolo, hanno subito pesanti battute d'arresto ed è sensibilmente peggiorata la ragione di scambio, con i costi sostenuti dagli agricoltori aumentati del 4,4% a fronte di un aumento dei prezzi dei prodotti agricoli solo dell'1,4%.

Nell'anno il sostegno pubblico agli agricoltori è di circa 11 miliardi di euro con una riduzione del -6,4%, legata alla diminuzione sia della componente dei trasferimenti di politica agraria (-26%) che delle agevolazioni fiscali (-8%). Resta cruciale il ruolo della Politica agricola comune (Pac), al centro di un importante processo di revisione ancora in corso, che vede a rischio l'11% dei finanziamenti per il Primo pilastro e il 28% per lo Sviluppo rurale. "È un'ipotesi da scongiurare assolutamente" ha detto Paolo De Castro, in collegamento da Bruxelles. "L'ipotesi peggiore post-Brexit è quella di una fusione dei due pilastri, con la corresponsione solo di cofinanziamenti, l'Europarlamento si batte invece per l'invarianza del budget e dei contributi. E' altresì assolutamente da evitare la nazionalizzazione della Pac - ha concluso - e per farlo ci sono altri due anni di tempo, visto che siamo in attesa di una proroga di due anni dell'attuale Pac".


La situazione internazionale

A livello internazionale i mercati agricoli hanno registrato negli ultimi dieci anni un forte aumento della domanda per un'ampia gamma di prodotti di base. Gran parte di tale crescita è attribuibile ad usi non alimentari dei prodotti agricoli, mangimi e biocombustibili.
La domanda alimentare è rallentata nei paesi sviluppati mentre, parallelamente, in Cina e in altre economie emergenti il miglioramento del livello di vita ha fatto innalzare la domanda di carne, che ha a sua volta determinato un'intensificazione degli allevamenti, che ha stimolato la domanda di mangimi sui mercati mondiali.
Insieme, questi fattori di crescita della domanda hanno contribuito a mantenere i prezzi agricoli reali al di sopra dei livelli registrati all'inizio degli anni 2000, favorendo la crescita della produzione a livello mondiale, che ha raggiunto livelli record per gran parte dei cereali, dei diversi tipi di carne, dei prodotti lattiero-caseari e per il pesce, mentre le scorte dei prodotti cerealicoli sono aumentate, registrando livelli massimi mai raggiunti in passato.

Ipotizzando che le politiche ora in vigore continuino ad essere applicate nel futuro, nel prossimo decennio si prevede una crescita economica dell'1,8% all'anno per i paesi Ocse, sostanzialmente allo stesso ritmo dell'ultimo decennio (1,7% all'anno), con un rallentamento della crescita in Cina, ma un'accelerazione in India, dove le ipotesi macroeconomiche indicano una forte crescita del Pil pro capite (6,3% all'anno in India e 5,9% in Cina). Per l'Africa subsahariana è prevista una crescita pro capite del 2,9% nel prossimo decennio, ma con variazioni da un paese all'altro.

Per quanto riguarda i consumi, l'aumento della popolazione mondiale sarà il principale fattore di crescita della domanda alimentare, malgrado si preveda una crescita demografica molto più lenta nel prossimo decennio. Buona parte dell'aumento del consumo alimentare nel prossimo decennio proverrà da Africa subsahariana, India, Medio Oriente e Nord Africa e sarà influenzata dalla crescita del reddito pro capite e dall'evoluzione delle preferenze alimentari. La domanda di mangimi continuerà a superare la domanda di prodotti alimentari a causa dell'intensificarsi della produzione zootecnica. Come nel decennio precedente, gran parte dell'aumento della domanda di mangimi proverrà dalla Cina.

Le previsioni per il decennio 2018-2027 registrano un dimezzamento dei tassi di crescita per i cereali, la carne, il pesce e l'olio vegetale. Il rallentamento è particolarmente pronunciato per gli oli vegetali, che finora avevano registrato la crescita più sostenuta. Nonostante tale rallentamento gli oli vegetali rimangono, insieme ai prodotti lattiero-caseari freschi e allo zucchero, uno dei prodotti in più rapida crescita.

Mentre l'ultimo decennio è stato segnato da una forte domanda e da prezzi agricoli elevati, il prossimo sarà caratterizzato da una crescita più lenta della produzione agricola mondiale. In base alle attuali ipotesi, la produzione agricola e ittica dovrebbe aumentare dell'1,5% all'anno, ovvero del 16% nel periodo preso in esame. La maggior parte di questa crescita sarà trainata dall'aumento della produttività, e non dovrebbe comportare un incremento significativo dell'uso dei terreni agricoli. Tale espansione si concentrerà nei paesi in via di sviluppo, mentre si prevede che nell'Ue la produzione crescerà solo del 3% circa nel decennio. Nonostante la forte crescita prevista, la sicurezza alimentare dell'Africa subsahariana continuerà a dipendere dai mercati mondiali, poiché la capacità di produzione interna non sarà sufficiente per soddisfare il crescente fabbisogno di consumo della regione.

In Asia è probabile che emergano nuove sfide nel prossimo decennio, come la necessità di conciliare livelli elevati di produzione con norme sempre più restrittive a favore della produzione sostenibile. In generale si stima che la regione aumenterà la produzione agricola e ittica del 17%. A trascinare l'incremento della produzione vegetale sarà soprattutto il miglioramento delle rese.
La produzione lattiero-casearia è destinata ad aumentare del 41% nel periodo di riferimento, mentre la produzione di carne crescerà del 18%. 
L'Indonesia e la Malesia rimarranno i principali fornitori mondiali di olio di palma, mentre la produzione mondiale di soia resterà dominata dagli Stati Uniti e dal Brasile. Quest'ultimo manterrà la sua posizione intensificando la coltura, praticata in secondo raccolto su terreni coltivati a mais. Questo incremento stimolerà la produzione lattiero-casearia regionale e l'offerta globale di farine proteiche e oli vegetali.
Stati Uniti e Brasile rimarranno i maggiori produttori mondiali di carne, grazie ad un'espansione del loro patrimonio zootecnico. La produzione dovrebbe aumentare del 17% per le carni bovine e suine, del 16% per il pollame e del 9% per gli ovini. I prodotti di origine animale come il latte e le uova registreranno livelli di crescita simili. La produzione ittica dovrebbe aumentare del 9% nel periodo di riferimento, con una forte espansione dell'acquacoltura (+35%), in particolare in Brasile e Cile.

Nel vecchio continente, i paesi dell'Europa occidentale detengono quote significative della produzione mondiale di cereali secondari (orzo, avena, segale, 31%), altri semi oleosi (colza, girasole, 20%), grano (20%), latte (21%) e carne (15%). La produzione agricola e ittica totale della regione crescerà solo del 3% entro il 2027. Nonostante la contrazione della superficie coltivata per diversi tipi di colture (semi oleosi, barbabietola da zucchero, le radici e i tuberi) l'alto livello della produttività fa sì che l'Ue rimanga uno dei principali fornitori mondiali di numerosi prodotti agricoli.
L'Europa orientale manterrà la sua posizione di secondo produttore di grano, portando la sua quota di produzione mondiale a quasi il 22% entro il 2027, mentre la quota nella produzione mondiale di girasole e colza passerà dal 22% al 25%.

Le esportazioni nette tenderanno ad aumentare in particolare nel continente americano, mentre i paesi ad alta densità di popolazione o con una forte crescita demografica registreranno un aumento delle importazioni nette. Un cambiamento degno di nota è costituito dalla presenza emergente della Federazione russa e dell'Ucraina nei mercati cerealicoli mondiali.
L'elevata concentrazione delle esportazioni potrebbe aumentare la predisposizione dei mercati mondiali agli shock dell'offerta dovuti a fattori naturali e alle misure di politica agricola. Alcune delle attuali questioni commerciali relative ai prodotti agricoli potrebbero avere importanti effetti bilaterali per alcuni prodotti, ma non dovrebbero avere effetti di rilievo a livello mondiale e sull'insieme dei prodotti.
I prezzi dei diversi gruppi di prodotti come cereali, semi oleosi, prodotti lattiero-caseari e carne sono strettamente correlati. Nel prossimo decennio i prezzi di questi importanti gruppi di prodotti dovrebbero scendere in termini reali. Ciò significa che i prezzi reali dovrebbero essere inferiori ai picchi registrati nel 2006-2008 per i cereali e i semi oleosi e nel 2013-2014 per la carne e i prodotti lattiero-caseari, ma superiori ai livelli dell'inizio degli anni 2000.

Tutte le previsioni rimangono comunque inevitabilmente soggette a una serie di variabili, quali l'aumento dei prezzi del petrolio e la crescente tendenza a implementare politiche sui biocombustibili, così come l'incisività e tipologie di politiche di controllo del cambiamento climatico, eventuale crescita di politiche protezionistiche e sviluppo di nuove tecnologie digitali e di selezione vegetale.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare import/export latte pac mercati consumi zootecnia politica agricola

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