Alimentazione, le ricerche presentate a Cernobbio

Soprattutto se giovani, gli italiani preferiscono sempre più andare a mangiare fuori, ma simpatizzano anche per le nuove tendenze dell'home restaurant, del food sharing e della ristorazione digitale. E le multinazionali che ruolo hanno?

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

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Il Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione di Cernobbio è stato organizzato da Coldiretti in collaborazione con lo Studio Ambrosetti
Fonte foto: © emde71 - Fotolia

Al Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione di Cernobbio, organizzato da Coldiretti in collaborazione con lo Studio Ambrosetti venerdì 20 e sabato 21 ottobre 2017, va in scena il passaggio epocale del cambio di paradigma, che consegna Coldiretti da un sindacato "di categoria" a un "sindacato di filiera", come annuncia il suo presidente Roberto Moncalvo.

Incontro ecumenico, con la presenza di ministri (Martina e Galletti), assessori all'Agricoltura (Gianni Fava), istituzioni e rappresentanti della finanza e dell'hi-tech.
L'obiettivo è quello di fare un salto di qualità verso l'innovazione, in grado di migliorare la competitività delle imprese agricole e delle filiere. Perché il passaggio fondamentale è quello del dialogo costruttivo. Tanto che Federico Vecchioni, amministratore delegato di Bonifiche Ferraresi, la più grande azienda agricola italiana con oltre 6.500 ettari coltivati, benedice la nuova rotta: "Il sindacato di filiera delineato da Coldiretti è un progetto straordinario, utile al paese".

E si inserisce in questa logica di cooperazione nell'ottica di innovare anche sul piano della meccanizzazione agricola, l'accordo siglato da Coldiretti e Cai, la Confederazione degli agromeccanici e agricoltori italiani guidata da Gianni Dalla Bernardina. Logica di filiera anche in chiave di big data e precision farming, strumento poliedrico in grado di ridurre i costi di produzione, tutelare l'ambiente e permettere una mappatura dei suoli e delle colture anche in chiave di gestione del rischio.
 

Le ricerche presentate a Cernobbio/1. La spesa alimentare

Quanto hanno speso gli italiani per mangiare fuori casa nel 2016? E quali sono le nuove tendenze? Le risposte sono state illustrate venerdì a Cernobbio dal primo rapporto Coldiretti/Censis sulla ristorazione in Italia.
Al mangiare fuori casa è destinato ormai oltre un terzo del totale dei consumi alimentari delle famiglie, con la spesa per la ristorazione che ha superato i 78 miliardi nel 2016, per un aumento reale dell'8% rispetto a prima della crisi.

Nell'ultimo anno sono 50,3 milioni gli italiani che hanno mangiato fuori casa almeno una volta, di cui 24,5 milioni regolarmente. I campioni del pranzo o cena al ristorante sono i cosiddetti millennials (i nati tra il 1980 e il 2000), che in 11 milioni hanno mangiato fuori casa, di cui 6,9 milioni regolarmente, a conferma del fatto che si tratta di un fenomeno destinato a crescere nel futuro.

Tra i locali scelti, spiega la Coldiretti, 48,6 milioni di italiani hanno frequentato ristoranti, osterie, trattorie di cucina italiana o regionale, mentre 28,7 milioni si sono recati in ristoranti etnici (cinese, indiano, giapponese, ecc.), 36,1 milioni hanno mangiato negli agriturismi, 30,8 milioni in pub e paninoteche, 26,7 milioni in wine bar ed eno pub, 37,9 milioni in bar, caffè, pasticcerie per pranzo o cena, 31,5 milioni di italiani nei fast food, 16,5 milioni nei ristoranti vegetariani/vegani.

Ineludibile per il successo è comunque la capacità di far mangiare bene il cliente. Per il 74% degli italiani - rileva la Coldiretti - la buona riuscita di un piatto dipende dalla qualità delle materie prime, mentre per il 17% è legata alla capacità dello chef.
In particolare, l'eccellenza nella ristorazione deriva per i cittadini dalla qualità delle materie prime usate per preparare le pietanze (84,2%), dalla loro origine italiana (72,4%), dall'indicazione sul menù della provenienza delle materie prime e degli ingredienti (66,4%). Sono questi i tre elementi fondamentali per una cucina di eccellenza per la ristorazione - spiega la Coldiretti - che evidenziano il ruolo decisivo della filiera agroalimentare italiana, con i prodotti dell'agricoltura italiana considerati la base del buon mangiare, garantendo agli occhi dei clienti cibo di qualità, genuino e sicuro. Non a caso, l'utilizzo di materie prime al 100% italiane viene giudicato un moltiplicatore di attrattività per un locale dal 93,5% degli intervistati.

"La capacità di saper valorizzare a tavola i prodotti made in Italy rappresenta un fattore di successo importante anche in chiave futura, con sempre più giovani che hanno deciso di scommettere sul cibo come risposta alle difficoltà occupazionali", ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel ricordare che gli iscritti agli istituti professionali per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera sono ben il 7,4% nell'anno scolastico 2017-18.
 

Le nuove tendenze

Fenomeno che già da alcuni anni ha fatto capolino nella società italiana, trainato da quanto avviene con maggiore frequenza all'estero, in particolare nelle grandi capitali (da New York a Londra, da Parigi a Berlino), è in crescita il cosiddetto home restaurant, la preparazione cioè di cene nel salotto di casa da parte di cuochi amatoriali, organizzate e promosse attraverso piattaforme social. Ne sono stati conquistati, nel 2016, 3,3 milioni gli italiani, come riportato dal primo rapporto Coldiretti/Censis sulla ristorazione in Italia.

Il food sharing, il fenomeno della condivisione del cibo, si sta evolvendo e modifica velocemente le abitudini alimentari degli italiani, anche per gli aspetti relativi al mangiare fuori casa. La potenza del digitale, poi, moltiplica le nuove modalità di offerta e fruizione del cibo.
Se l'home restaurant "cattura" regolarmente 3,3 milioni di persone - spiega la Coldiretti - e altre 8,8 occasionalmente, il social eating (privati che organizzano in casa propria pranzi o cene come fossero ristoranti) viene praticato abitualmente da 3,1 milioni di italiani, mentre ulteriori 6 milioni lo fanno di tanto in tanto. Novità che hanno ampliato la gamma delle opportunità senza entrare in conflitto diretto, almeno per ora, con le forme più tradizionali del mangiare fuori casa.

Altro fenomeno in crescita è quello della ristorazione digitale, con 4,1 milioni di italiani che ordinano regolarmente cibo a domicilio online, tramite sito web oppure app (più altri 8,8 che lo praticano saltuariamente), mentre sono 11 milioni quelli che usano il telefono in maniera costante per farsi portare a casa piatti e pietanze direttamente da ristorante e/o pizzeria (17,5 milioni quelli che lo fanno occasionalmente).
Nuove modalità di consumo che - spiega la Coldiretti - fanno saltare anche il tradizionale divario tra mangiare in casa e mangiare fuori casa. "La centralità assunta negli ultimi anni dal cibo spinge una rinnovata voglia di convivialità che si traduce anche in forme alternative e 'social' di ristorazione di cui occorre tenere conto", ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare che "se la parte più visibile e modaiola di questo fenomeno è rappresentata dalla mania dei food selfie che ha contagiato un italiano su tre, la volontà di stupire il palato di amici e convitati sta portando verso una sempre più attenta ricerca di prodotti tipici, di qualità e a km zero che ha trovato soprattutto nei mercati degli agricoltori un naturale sbocco".
 

Le ricerche presentate a Cernobbio/2. I signori del cibo

Se a Coldiretti e Censis non sfuggono le dinamiche dei nuovi consumi "sociali" del cibo, l'attenzione del sindacato di Palazzo Rospigliosi, in parallelo, si concentra anche sui padroni del cibo, le multinazionali che controllano la filiera alimentare mondiale, dalle sementi agli agrofarmaci, dalla trasformazione industriale alla distribuzione commerciale.

E così, l'analisi di Coldiretti sul rapporto Ipes-Food evidenzia che un miliardo e mezzo di produttori agricoli mondiali sono stretti in una tenaglia da pochi grandi gruppi multinazionali, che dettano le regole di mercato nella vendita dei mezzi tecnici necessari alla coltivazione e all'allevamento nelle aziende agricole, a partire dalle sementi, ma anche nell'acquisto e nella commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentare.
Lo scenario, in sintesi, è il seguente. Nel comparto di sementi e agrofarmaci, dopo le fusioni di Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta, tre aziende potrebbero controllare più del 70% dei prodotti fitosanitari per l'agricoltura e più del 60% delle sementi a livello globale.
Quanto al commercio dei cereali, il 90% del mercato globale dei cereali è controllato da soli quattro gruppi mondiali. Tre sono statunitensi: ADM-Archer Daniels Midland, Bunge e Cargill; uno è francese: Louis Dreyfus Commodities.

Nel segmento dell'industria alimentare, le dieci più grandi aziende di cibo e bevande possiedono il 37,5% della quota di mercato mondiale delle prime 100. E nella distribuzione organizzata, i dieci più grandi rivenditori di generi alimentari coprono il 29,3% delle vendite mondiali.
La perdita di potere contrattuale - afferma la Coldiretti - si traduce in difficoltà economiche e occupazionali per gli agricoltori a livello globale, ma l'elevata concentrazione mette a rischio anche la libertà di scelta dei consumatori e gli standard di qualità e sicurezza alimentare, oltre che la stessa sovranità alimentare dei vari paesi. Non a caso la Fao ha lanciato l'allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell'ultimo secolo ad una perdita del 75% della biodiversità vegetale e ha stimato il rischio da qui al 2050 della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare ricerca giovani accordo filiera cibo e alimentazione

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