La Coldiretti Sardegna torna sul prezzo del latte ovino, pagato attualmente ai pastori dell'isola non più di 85 centesimi al litro per la campagna lattiero casearia 2017-2018.
"Se il prezzo del latte seguisse il trend di crescita del Pecorino romano Dop dovrebbe essere pagato a 1,21 euro al litro. Ma nessuno ne parla. A qualcuno conviene osservare in silenzio e far passare tutto sottotraccia", è scritto in una nota dell'organizzazione agricola diramata ieri, 16 gennaio 2018.
La Coldiretti Sardegna calcola che con il prezzo del Romano lievitato fino a 8 euro e 50 centesimi al chilogrammo, vengono sottratte alla tasche dei pastori non meno di 100 milioni di euro, perché il prezzo del latte è sostanzialmente non proporzionato al prezzo del prodotto finito.
 
Il prezzo del Pecorino romano, prodotto con il latte pagato a 60 centesimi di euro al litro nella campagna lattiero casearia 2016-2017, sale repentinamente: "tocca gli 8,50 euro al chilogrammo, prezzo di piazza, (Clal lo dà a 7,45 euro/chilogrammo)" è scritto nella nota della Coldiretti Sardegna.
Invece, il prezzo del latte ovino sardo cresce a rilento: "raggiunti 85 centesimi al litro, come preventivato dal dossier Coldiretti, si è fermato" aggiunge la nota.
 
Un film già visto, secondo la Coldiretti, in cui a guadagnare è sempre e solo una parte della filiera, quella della trasformazione: "un atteggiamento palese" evidenzia il presidente della Coldiretti dell'isola Battista Cualbu. "Basta scorrere la rassegna stampa degli ultimi anni. Dall'agosto 2015, quando il prezzo del Romano sfiorava i dieci euro, erano all'ordine del giorno le dichiarazioni di catastrofe dei trasformatori, che di lì a poco avrebbero cominciato a contrattare il latte con i pastori per la nuova annata. Una litania arrivata fino a minacciare la chiusura dei caseifici per evitare - scrivevano - il 'collasso del sistema produttivo lattiero caseario ovino'".
 
La Coldiretti Sardegna esprime preoccupazione per il silenzio che attualmente circonda la rapida ripresa del prezzo del Pecorino romano. Unica concessione ai pastori: 10 centesimi in più "dopo aver, non si capisce in base a quali calcoli, stabilito prima il prezzo del latte a 75 centesimi ed ora, dicono, a 85".
 
Il prezzo del Pecorino romano è passato dai 4 euro e 20 centesimi della primavera 2017 agli 8 euro e 50 centesimi di gennaio 2018, mentre il prezzo del latte ovino sardo, pagato nella campagna casearia 2016-2017 al massimo 60 centesimi, viene ora pagato 85.
 
"La realtà - sostiene il direttore della Coldiretti Sardegna Luca Saba - parla di una differenza abissale tra il trend di crescita del Pecorino romano e quello del latte. Uno più che raddoppiato (+102,4%), l'altro fermo al +41,7%. Insomma il prezzo del latte rispetto a quello del Pecorino romano è cresciuto meno della metà, se la matematica non è un'opinione". 
 
Non solo, facendo le debite proporzioni tra prezzo del latte e del formaggio nella passata stagione, con il prezzo del Romano di oggi il latte ai pastori dovrebbe essere pagato almeno 1 euro e 21 centesimi al litro.
 
Invece, il prezzo del latte è cresciuto del 36% in meno del Romano. La differenza tradotta in euro è di circa 100 milioni di euro. Denari che ancora una volta mancano dalle tasche dei pastori. Gli stessi che, con il latte crollato a 0,60 centesimi, la scorsa annata hanno pagato 130 milioni dei 150 persi con il crollo del prezzo del Pecorino romano.
 
"Con una crescita così repentina, del 102% del prezzo del Romano in cinque mesi, si rischia che qualcuno ci speculi - sottolinea Luca Saba -, scaricando i costi sui pastori. E' urgente programmare immediatamente, perché il rischio è che si assista a breve ad un nuovo crollo del Pecorino, anche peggiore di quello vissuto nel 2016".
 
"In questa situazione ci preoccupa il silenzio non solo dei trasformatori ma anche di chi ha la competenza di programmare  - denuncia Battista Cualbu -, come l'Organismo interprofessionale latte ovino sardo, l'organismo al quale ci si è affidati per poter meglio programmare e gestire un futuro diverso del comparto, ma che al momento continua a tacere. Il prezzo del latte continua a dettarlo una parte della filiera e non il mercato, non si mettono in condizione i pastori di poter conoscere i dati e avere gli stessi strumenti della controparte per poter sedersi ad un tavolo e contrattare".