Crisi del pecorino, la difficile ricerca di una soluzione

Una risposta potrebbe giungere dal pagamento anticipato dei sostegni comunitari. Ma quel che serve è una buona organizzazione della filiera

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 9 anni fa

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Il Consorzio del Pecorino Romano chiede strumenti per governare la produzione allineandola al mercato

Proteste, tafferugli, contusi e feriti, arresti e denunce, occupazione degli uffici regionali. Ecco le parole, inusuali, che hanno accompagnato in questi giorni la crisi della pastorizia. Un ulteriore prova, ma non ce n’era bisogno, della gravità della crisi che ha colpito l’allevamento ovino, argomento al quale anche Agronotizie ha dedicato, giustamente, ampio spazio nelle ultime settimane. I motivi della crisi sono noti. Sono crollate le esportazioni di pecorino (specie negli Usa) e il prezzo del latte è precipitato sotto quota 60 centesimi al litro e da lì non accenna a risalire. Ma produrlo costa assai di più, circa un euro e gli allevatori sono con l’acqua alla gola. Da tempo vanno urlando la loro disperazione, alla quale le istituzioni hanno tentato di dare una risposta attraverso il tavolo di crisi istituito presso il ministero dell'Agricoltura. Molte le proposte, dagli interventi sulle scorte di pecorino invendute da destinare agli indigenti, ai programmi di promozione del consumo, magari cercando nuovi sbocchi sul fronte dell’export. Iniziative lodevoli, ma inevitabilmente lente nel prendere forma e nel riflettersi sulle quotazioni di mercato. Che non accennano a risalire.

 

Speranze deluse

Le speranze degli allevatori si erano così riposte negli “aiuti de minimis”, sostegni che la Ue può autorizzare in caso di forti difficoltà. Al massimo si possono erogare 15mila euro ad azienda e gli allevatori già avevano fatto conto su questi denari per fronteggiare le difficoltà, saldare le fatture dei mangimifici, pagare le spese veterinarie. Gli aiuti “de minimis” non arrivano dalla Ue, ma dallo Stato che decide di farne uso e si fa presto a fare i conti, 15mila euro per 70mila aziende (tanti sono gli allevamento di pecore) supera quota un miliardo di euro. Un impegno economico insostenibile. Anche riducendo l’intervento ai soli allevamenti della Sardegna (ma è solo un ipotesi di scuola) l’impegno economico è comunque improponibile. La Regione ha fatto una sua proposta, che vede un impegno di 110 milioni per i prossimi tre anni, i dettagli sono stati anticipati la scorsa settimana da Agronotizie. Interventi che forse non sono risolutivi, ma almeno si tratta di ipotesi che hanno qualche speranza di tradursi in fatti concreti. Altro potrà scaturire dal confronto fra Regione e organizzazioni dei pastori che finalmente hanno trovato lo spazio per un confronto dopo la cessata occupazione degli uffici regionali

 

La proposta del Consorzio

Fra le proposte per uscire dalla crisi merita una sottolineatura l’intervento del presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Romano, Toto Meloni, la cui voce si è levata sopra alle polemiche di questi giorni per cercare soluzioni che vadano oltre questo difficile momento, ma che diano al settore prospettive per il futuro. Già un anno fa il presidente del Consorzio aveva proposto una riduzione del 15% della produzione di Pecorino Romano, proposta che venne però rigettata dalle organizzazioni professionali e dallo stesso Movimento dei pastori sardi. Con la  conseguneza che le eccedenze di formaggio hanno finito per ingolfare il mercato. Serve dunque, sostiene Meloni, un accordo serio e leale fra produttori e trasformatori per superare la crisi ed evitarne altre. Lo strumento per raggiungere questo obiettivo, secondo Meloni, è la “Stanza di Compensazione”. Di cosa si tratta lo spiega lo stesso presidente del Consorzio affermando che “sarà un soggetto neutro, unitario e rappresentativo di tutte le componenti della filiera ovi-caprina isolana che avrà come primo obiettivo programmare la produzione di latte e governare le eccedenze. Con questo meccanismo – aggiunge Meloni - si saprà quanto latte si produce, come e dove si produce e quindi sarà più semplice definire una programmazione adeguata.” Un progetto destinato a rimanere però sulla carta se non ci sarà lo strumento normativo che ne consenta l'attuazione.

 

Gli interventi immediati

Nel frattempo occorre dare una risposta ai problemi che gli allevatori hanno gridato dai cortei e dalle finestre degli uffici regionali sotto assedio. in una parola servono subito i soldi per fronteggiare scadenze e debiti. Nella trattativa è intervenuto il Governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, e la nuova piattaforma alla quale si sta lavorando vede un aumento a 138 milioni degli aiuti messi in campo dalla Regione. Gli aiuti de minimis, per i quali mancano le risorse, sarebbero accantonati e al loro posto potrebbe giungere il pagamento del premio unico (e questi sono soldi della Ue) entro dicembre. Poi bisognerà pensare al prezzo del latte, per il quale manca ancora un accordo fra allevatori e Assolatte. E' presto per dire come e quando si concluderà questa difficile crisi. L'importante è che dopo, quando la crisi sarà solo un ricordo, non ci si dimentichi dei progetti per governare in futuro la filiera. Altrimenti, presto o tardi, sarà di nuovo crisi.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento latte organizzazioni agricole prezzi formaggi politica agricola

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