L'acqua (minerale) spegne la guerra degli ormoni

Salvo l'export italiano in cambio dell'apertura alla carne bovina statunitense, prima vietata a causa degli estrogeni

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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E’ dimostrato scientificamente che il trattamento dei bovini con ormoni naturali non ha conseguenze negative sulla salute dell’uomo
Fonte foto: McPig

Noi ci prendiamo la carne bovina made in Usa e in cambio gli Stati Uniti rinunciano ad applicare il superdazio (pari al 100%) alle nostre acque minerali. Detta così sembra una cosa di poco conto, priva di importanza. Eppure per arrivarci ci sono voluti venti anni di trattative fra l'Europa e gli Usa.

Tutto nasce all'indomani, negli anni '80, della decisione della Ue di bandire l'impiego degli ormoni nella produzione di carne bovina (e non solo), mentre dall'altra parte dell'oceano si prendeva la decisione opposta, autorizzandone l'impiego. Con il risultato che le frontiere della Ue si sono inesorabilmente chiuse alle carni bovine targate Usa, colpevoli di essere ottenute con metodi illegali in Europa. Uno stop che ci è costato caro. Perché gli americani si sono rifatti boicottando a rotazione i prodotti del vecchio continente, compresi quelli italiani. Si è partiti con i dazi su pomodori, conserve e pelati, poi con lo stop ai prosciutti e oggi con le acque minerali italiane, assai apprezzate a quanto pare dai consumatori degli States. A nulla sono valse in questi anni le proteste delle nazioni coinvolte dal boicottaggio. La stessa Wto (organizzazione mondiale per il commercio) ha finito per dare ragione agli americani. Sarebbe infatti ingiustificato sotto il profilo scientifico il no europeo agli ormoni e sono dunque legittime, secondo la Wto, le ritorsioni statunitensi. Ma sono pazzi gli americani ad ammettere l'impiego degli ormoni o sono fuori di testa gli europei a vietarne l'uso? E' questo il dilemma che per tutti questi anni ha animato una guerra commerciale, spesso aspra, fra vecchio e nuovo continente.

 

Ormoni senza paura

Proviamo, anche se non è facile, a fare un po' di chiarezza. Gli ormoni sono normalmente presenti non solo negli organismi animali, ma anche in quelli vegetali (ad esempio i fitoestrogeni). I loro compiti sono innumerevoli e vanno dalla regolazione del metabolismo al governo del ciclo sessuale. Alcuni di essi, come gli estrogeni, sono in grado di migliorare le prestazioni produttive degli animali da carne. Altre sostanze, ad azione ormono-simile, sono in grado di esercitare le stesse funzioni, ma si tratta di prodotti di sintesi, come il dietilstilbestrolo (Des), ma che hanno il “difetto” di essere cancerogeni e di avere molti altri effetti negativi secondari. Furono usati molti anni fa, quando la produzione di ormoni naturali era difficile e costosa, ma il loro uso fu presto bandito in ogni parte del mondo. Non così gli ormoni naturali, che la ricerca ha confermato non essere dannosi e che dunque possono essere utilizzati in piena sicurezza. Fra questi si annoverano, ad esempio, estradiolo, testosterone, progesterone, presenti normalmente nelle carni anche non trattate. La loro presenza non costituisce pericolo perché gli ormoni naturali sono inattivati dalla cottura e in ogni caso non sono assorbiti (se non minimamente) a livello intestinale. Sulla base di queste conoscenze scientifiche gli Usa ne hanno consentito l'impiego, ma in Europa si è preferito accondiscendere ai timori che si erano ormai radicati nell'opinione pubblica, che dopo gli scandali delle carni trattate con il Des era incapace di distinguere fra ormoni naturali (non pericolosi) e ormoni di sintesi (molto pericolosi). Si decise dunque di vietare ogni ormone, con le conseguenze che abbiamo detto nei rapporti commerciali fra Usa e Europa.

 

La forza delle acque (e la debolezza dell’agricoltura)

Stupisce però (ma poi non troppo) che solo con il coinvolgimento delle acque minerali sia stato possibile giungere ad un compromesso, impresa nella quale non riuscirono invece i produttori di prosciutto e nemmeno gli industriali delle conserve di pomodoro, per citare i prodotti italiani più coinvolti dalle ritorsioni statunitensi. Bravi allora i produttori di acque e i ristoratori statunitensi che hanno alzato la voce per far valere le loro opinioni e le loro richieste, cosa che non è riuscita in passato al mondo agricolo e a chi lo rappresenta.

E' facile intanto prevedere che qualcuno strillerà per la concorrenza che le carni Usa faranno a quelle italiane e ancora una volta si invocherà la qualità dei nostri prodotti. Ma dagli Usa, così dice l'accordo raggiunto, non potranno arrivare carni trattate con gli ormoni. Evviva. Difficile sarà però controllare. Gli ormoni utilizzati per il trattamento sono identici a quelli naturali e dunque “naturalmente” presenti. Distinguerli è possibile, ma non facile. Meglio sarebbe stato, molti anni fa, consentire agli allevatori europei di utilizzare gli ormoni “sani”. Ora gli allevatori dovranno vedersela con una concorrenza impari. Una vicenda che vedremo ripetersi, fra non molto, anche per gli Ogm. Ma questa è un'altra storia...

 

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Fonte: Agronotizie

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