Un accordo per il mais

I protagonisti della filiera maidicola al lavoro per ridare slancio alla coltivazione di questo cereale. Nuove formule contrattuali e aiuti de minimis gli strumenti ai quali fare ricorso

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Le superfici a mais si sono ridotte della metà nel volgere di pochi anni
Fonte foto: mnerual

La coltivazione di mais in Italia è da tempo in sofferenza.
Colpa dei prezzi di mercato, che hanno favorito il prodotto di importazione rispetto a quello di origine nazionale.

Una tendenza che continua ancora oggi, con prezzi che in media si collocano intorno ai 175 euro per tonnellata per il mais nazionale (mese di febbraio), oggi con qualche segnale di aumento (187 euro a fine marzo, sulla Borsa merci di Bologna).
Sul mercato statunitense, per fare un confronto, il prezzo oscilla sui 155 euro per tonnellata.

La concorrenza del prodotto di importazione ha così comportato un progressivo impoverimento della produzione interna, che ha visto via via ridursi il numero di ettari destinati alla coltivazione di questo cereale.


Import in aumento

Si è sollevato così un problema di carattere economico che pesa sulla bilancia commerciale.
Le importazioni hanno infatti raggiunto nello scorso anno il picco storico di 6,4 milioni di tonnellate, per un valore superiore al miliardo di euro.

La produzione di mais assume poi una valenza strategica per il comparto zootecnico e per le sue produzioni di eccellenza.
Questo cereale è infatti uno dei principali componenti della dieta degli animali, con ripercussioni importanti sulla tipicità e qualità del made in Italy dei prodotti di origine animale.


L'intesa

Per contrastare la progressiva riduzione degli ettari seminati a mais, che negli ultimi anni si sono ridotte della metà, già nel 2018 i principali "attori" di questa filiera si erano accordati per contrastare questa tendenza.

Oggi quell'accordo fa un passo avanti, coinvolgendo mangimisti (Assalzoo), organizzazioni professionali e cooperazione (Ami, Cia, Confagricoltura, Copagri e Aci), aziende sementiere (Assosementi) e consorzi di tutela (Origin Italia).
Sono loro le firme che compaiono sull' "Accordo quadro per il mais da granella di filiera italiana certificata", con il quale si vuole ridare slancio alla coltivazione di questo cereale.


Contratti di filiera

Con questo accordo sarà favorita la stipula di contratti di filiera per il mais da destinare all'alimentazione animale, utilizzando modelli contrattuali pensati per assorbire le oscillazioni di mercato, riducendone il rischio.

A questo fine sono previste diverse opzioni di prezzo alle quali fare riferimento, con opportunità che includono anche prezzi incentivanti, sino a 195 euro tonnellata.
 

Occorre un aiuto

Lo sforzo della filiera del mais è impegnativo e coinvolge un segmento che ha valore strategico per il comparto zootecnico.
Partendo da questo presupposto, gli operatori della filiera del mais chiedono che il ministero per le Politiche agricole metta in campo le risorse necessarie ad impedire l'ulteriore impoverimento della nostra produzione maidicola.

A questo fine è stato suggerito di seguire lo stesso percorso già utilizzato per la produzione del grano duro, incentivato ricorrendo agli aiuti "de minimis" previsti dalle normative comunitarie.

Lo stesso modello, questo l'auspicio dei firmatari dell'accordo quadro, potrebbe essere utilizzato per il mais, restituendo competitività al comparto che potrebbe così riportarsi verso l'autosufficienza.

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