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Alla ricerca della resa perduta

Grazie all'uso di biostimolanti è possibile incrementare le rese delle colture, migliorando al contempo la loro qualità e anche gli equilibri che intercorrono fra loro e il terreno

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I biostimolanti al servizio dell'agricoltura
Fonte foto: Fritegotto

Non è un mistero che gli agricoltori colgano meno di quanto le loro colture potrebbero fornire loro.
Secondo Youssef Rouphael, dell'Università di Napoli, la resa colturale media si attesterebbe al 50% di quanto potenzialmente si potrebbe estrarre dai campi coltivati, a patto di mettere le colture in grado di rendere al massimo.

Anche gli stress abiotici giocano un ruolo importante nella riduzione delle rese, quindi combatterli permette di scongiurare tali perdite. Per esempio attivando i sistemi antiossidanti che li contrastano, applicando opportuni biostimolanti alle colture.

I biostimolanti sono infatti sostanze o microrganismi che quando applicati alle colture ne stimolano i processi naturali, migliorando l'efficienza di assorbimento dei nutrienti e dell'acqua, innalzando la loro tolleranza verso gli stress. Il tutto, a vantaggio delle produzioni finali.

Fra i biostimolanti microbici si trovano per esempio alcuni funghi micorrizici, ma anche batteri come l'Azotobacter, l'Azospirillum e i Rizobi, tutti capaci di interagire positivamente con le piante instaurando un rapporto virtuoso con esse, rendendole anche più tolleranti verso la salinità del suolo. Oltre ai microrganismi anche gli idrolizzati proteici possono mettere letteralmente il turbo alle colture.

Per esempio, in alcune prove svolte dal Crea a Pontecagnano (Sa) su pomodoro, con prodotti a base di estratti vegetali (idrolizzati proteici) a base di peptidi e aminoacidi, sono stati ottenuti incrementi produttivi in termini di solidi solubili totali, con aumenti significativi in licopene e vitamine [Fonte: Mariateresa Cardarelli del Crea]. Anche alcuni elettroliti fondamentali per la salute umana, come il potassio, sono risultati maggiori. Allo stesso modo, analoghi risultati sono stati osservati su lattuga, con un incremento spiccato di acido clorogenico, con forte effetto rinverdente.

In sostanza, dalle prove effettuate dal Crea si evince che i biostimolanti a base di peptidi e aminoacidi possono migliorare le qualità nutrizionali dei raccolti, esaltandone al contempo la sapidità. Ciò perché tali preparati forniscono importanti precursori di aromi, come alanina, isoleucina, leucoma e valina, ma anche del colore, fenilalanina, e infine del sapore, come arginina, alanina, glicina e prolina.
 

Estratti algali e vegetali

Dal mondo vegetale al… mondo vegetale. Per aumentare le rese metaboliche delle colture è possibile attingere ad altri organismi del medesimo Regno vegetale, ovvero alghe e altre piante [Fonte: Luigi Lucini, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza].

Da esse possono essere infatti ottenuti degli estratti contenenti carboidrati di vario genere, come laminarina, capace di stimolare le difese delle piante contro i patogeni, ma anche fucoidan, fucosio solforato, andalginato e carragenani e di seguito fitormoni e regolatori di crescita come le citochinine e le auxine e altri prodotti auxino simili.

Giocano un ruolo attivo anche betaine, steroli, chitosano e idrolizzati proteici. Infine, da matrici organiche come la Leonardite è possibile estrarre dei preziosi acidi umici e fulvici.
 

Microbioma: universo da comprendere

Per microbioma si intende il "patrimonio genetico e delle interazioni ambientali della totalità dei microrganismi di un ambiente definito. Un ambiente definito potrebbe essere un intero organismo o parti di esso".
Quindi, la composizione del microbioma è fondamentale per la salute di un organismo vegetale. I biostimolanti possono influire positivamente sulla composizione e sulla ricchezza del microbioma della fillosfera [Fonte: Maurizio Ruzzi, Dibaf - Università della Tuscia], esercitando anche profonde influenze sulla biodiversità e sul generico benessere delle piante.
Ad esempio, il loro utilizzo permette una maggiore radicazione e un più elevato tasso di sopravvivenza delle plantule.

Un capitolo a parte lo meritano i cosiddetti Pgpr, acronimo di Plant growth promoting rhizobacteria, ovvero rizobatteri promotori della crescita delle piante. Essi stimolano infatti la crescita dell'apparato radicale, così come della parte epigea delle piante attraverso meccanismi d'azione diretti e  indiretti.

Nei primi ricade per esempio la fissazione dell'azoto atmosferico, o la produzione di siderofori chelanti il ferro, elemento che viene in tal modo reso maggiormente disponibile per il metabolismo delle piante. I batteri contribuiscono inoltre a solubilizzare il fosforo e a stimolare lo sviluppo vegetale tramite l'emissione di fitormoni.

A questi effetti, di tipo appunto diretto, si aggiungono anche quelli di tipo indiretto, come la secrezione di metaboliti antagonisti dei microrganismi patogeni, verso i quali i Pgpr esercitano anche una marcata competizione e stimolando le difese stesse della pianta.

Per esempio, il ceppo 3RII di Bacillus subtilis promuove lo sviluppo di tuberi in piante di patata e controlla al contempo Rhizoctonia solani [Fonte: Massimo Zaccardelli del Crea].

Il corretto e puntuale impiego di biostimolanti, estratti o microrganismi che siano, permette quindi di creare le migliori condizioni affinché le colture rendano molto di più di quanto si sia investito per innalzarne le rese.
Un ragionamento che l'agricoltura moderna non può non fare proprio in tempi brevi.

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