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Biostimolanti: universo in espansione

Una tipologia di prodotti in continua crescita, sia dal punto di vista commerciale, sia scientifico. AgroNotizie fa il punto su questo segmento tecnico

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E' in crescita la sperimentazione in campo per avere informazioni sia sull'efficacia dei biostimolanti, sia sui loro meccanismi d'azione
Fonte foto: © ivan kmit - Fotolia

È un settore tecnico e commerciale in continua espansione.
Si parla di biostimolanti, una nuova categoria di prodotti afferenti al grande universo della nutrizione vegetale che però include sostanze e microrganismi in grado di modificare la risposta agronomica delle colture attraverso un aumento dell'efficienza d'uso dei nutrienti stessi. Ciò implica una migliore tolleranza agli stress abiotici e quindi anche un incremento delle rese in campo e della qualità finale dei raccolti.
La quasi totalità delle aziende che si occupano di nutrizione vegetale hanno perciò sviluppato prodotti o gamme di soluzioni quanto mai diversificate per composizione e origine delle matrici utilizzate. I prodotti a oggi disponibili possono essere applicati alle piante o direttamente nel suolo, spesso tramite gli impianti di fertirrigazione

Alquanto intensa l'attività di ricerca, pubblica e privata, come pure in crescita appare la sperimentazione in campo, la quale sta fornendo sempre più informazioni sia sull'efficacia dei biostimolanti, sia sui loro meccanismi d'azione, sebbene siano stati ormai appurati gli effetti positivi di alcune sostanze come laminarina, alginati e carragenani, acidi umici e fulvici e altre sostanze a effetto ormonale.

Punto di riferimento scientifico in tema di biostimolanti, il professor Patrick Du Jardin, colui che ha curato per la Commissione europea la redazione di report finalizzati alla definizione delle sostanze ad azione biostimolante. Fervida appare l'attività di ricerca sul tema, visto che la bibliografia è andata crescendo esponenzialmente dal 1997 al 2017, passando da una ventina di pubblicazioni nel 1997 alle oltre 130 del 2017. Ancor più esponenziale, però, è stata la crescita del mercato, passato da 100 milioni di dollari americani dei primi anni '90 agli oltre due miliardi del 2017 con previsioni di superare i tre entro il 2020.
 
Fra i temi trattati nel convegno, anche la sinergia fra biostimolanti e agricoltura di precisione (Fonte foto: Patrick Du Jardin)
Fra i temi trattati nel convegno, anche la sinergia fra biostimolanti e agricoltura di precisione
(fonte: © Patrick Du Jardin)

Anche i protagonisti di questo segmento sono alquanto diversificati, figurandovi composti inorganici sostanze umiche, microrganismi, batteri, funghi estratti algali o da matrici vegetali, idrolizzati proteici e amminoacidi, chitosano e altri polisaccaridi.
Numerosi quindi i target metabolici di questi prodotti, generando risposte complesse da parte delle piante soggette a trattamenti. Non a caso, la definizione di prodotto biostimolante è quella di sostanza o microrganismo che viene applicato alle piante con l'obiettivo di aumentare l'efficienza d'uso dei nutrienti, migliorare la tolleranza a stress abiotici e/o incrementare le caratteristiche qualitative del prodotto indipendentemente dal contenuto di nutrienti che apporta.
Da tale definizione si è indotti a pensare che tali prodotti paiono forse avviati, in un futuro ancora ipotetico, a prendere vita propria all'esterno della grande galassia dei fertilizzanti tal quali, sebbene al momento i biostimolanti rientrino ancora in tale segmento tecnico e commerciale anche nella bozza di regolamento "Prodotti fertilizzanti CE". Infatti, al suo interno sono ancora definiti come prodotti che rientrano nella categoria dei fertilizzanti CE, che stimolano i processi di nutrizione delle piante, della rizosfera o della fillosfera, indipendentemente dal loro contenuto in nutrienti con l'unico obiettivo di migliorare una o più delle seguenti caratteristiche della pianta: efficienza d'uso dei nutrienti, tolleranza a stress abiotici, disponibilità dei nutrienti nel suolo e nella rizosfera, umificazione, degradazione di composti organici nel suolo e qualità del prodotto.


Ipotesi per il futuro

Come sempre avviene per dei business in crescita tumultuosa, la richiesta di regole e inquadramenti normativi diventa ancor più pressante. Per esempio, serve la necessaria validazione degli effetti dichiarati dai produttori, armonizzando gli standard e le procedure per dimostrare tali effetti, compreso il campionamento e i metodi di analisi.

Altro tema di estrema importanza è l'etichettatura (CLP) per una chiara informazione all'utilizzatore. Irrinunciabile anche la netta separazione netta biocontrollo e biostimolazione, dato che al momento alcune comunicazioni di marketing giocano un po' troppo disinvoltamente in quella zona grigia fra i messaggi di tipo nutrizionale o di tipo fitoiatrico. Sarà quindi necessario un fitto dialogo fra produttori, mondo tecnico e agricoltori.

Il ruolo dei biostimolanti può essere di primaria rilevanza anche nella miglior efficienza di sfruttamento degli elementi nutrizionali somministrati. Se negli anni '60 era ben il 68% dell'azoto somministrato che finiva nei raccolti, oggi tale percentuale è scesa al 47%, dimostrando che sebbene le rese in tonnellate siano aumentate qualcosa è pur successo nell'efficienza delle piante di sfruttare appieno l'azoto.
Proprio in tal senso i biostimolanti possono rappresentare una vera e propria chiave di volta anche su questi aspetti, al pari delle tecniche di precisione e all'utilizzo di formulati a lento rilascio e con inibitori della nitrificazione. I biostimolanti possono stimolare lo sviluppo e l'efficienza radicale, via di assorbimento dell'azoto, ma anche facilitare e amplificare i processi metabolici che ne sfruttano la presenza, uno su tutti la fotosintesi, mantenuta a buoni livelli anche a fronte di condizioni esterne capaci di indurre stress metabolici nelle colture. Tali benefici vanno anche a favore dell'ambiente, minimizzando la lisciviazione dell'azoto attualmente eccedente.

Un momento dell'intervento di apertura del convegno sui biostimolanti, realizzato grazie alla collaborazione fra Università della Tuscia - Dafne, CREA, Università di Napoli Federico II
Un momento dell'intervento di apertura del convegno sui biostimolanti, realizzato grazie alla collaborazione fra Università della Tuscia-Dafne, Crea, Università di Napoli Federico II


Business in espansione

Molte primarie aziende produttrici di fertilizzanti si sono orientate recentemente allo sviluppo di apposite gamme di biostimolanti, offrendo un ventaglio estremamente eterogeneo e variegato di prodotti.
A mero titolo di esempio, vi sono per gli estratti algali come quelli a base di Ascophyllum nodosum, della Linea Goemar di Arysta LifeScience, o del brand Abyss di Sipcam Italia, la quale ha affinato anche l'offerta di acidi umici e fulvici da Leonardite con il marchio Blackjak.


Italpollina ha come fiore all'occhiello una serie di formulati a base di consorzi di microrganismi benefici ad azione biostimolante per colture orticole e frutticole, nonché per impianti di vigneti o ornamentali
Green Has invece punta sulla molteplicità d'approccio seguendo la via inorganica alla biostimolazione, creando formulati minerali liquidi complessi, ma anche affinando la linea di estratti algali da Ecklonia maxima, nonché l'offerta di prodotti a base di aminoacidi.
 
Tutto ciò che poteva essere approfondito in tema di biostimolanti è stato ospitato ad aprile presso la sede del Crea di Pontecagnano (Sa) in forma di workshop dal titolo "Il ruolo dei biostimolanti nello sviluppo sostenibile dell'ortofrutticoltura", alla cui organizzazione ha collaborato oltre al Crea anche il Dipartimento Dafne dell'Università della Tuscia (Vt), nonché il Dipartimento di Agraria Università Federico II di Portici (Na).
Nel corso del workshop Cristiano Spadoni di AgroNotizie e Fertilgest ha moderato la tavola rotonda "Limiti e opportunità dei biostimolanti: il punto di vita del ricercatore, dell'industria e del produttore".

Suddiviso in due sessioni, il momento di confronto ha dato la parola in primis al mondo della ricerca, coinvolgendo Andrea Ertani dell'Università di Padova, Cinzia Bertea dell'Università di Torino; Giuseppe Colla dell'Università della Tuscia; Giovanni Matti dell'Università di Firenze.
Hanno testimoniato come l'argomento sia di grande attualità e abbia attivato numerose linee di ricerca sia verso questioni di base sia verso approfondimenti applicativi, con riferimento a colture orticole, frutticole, estensive, nonché la produzione viticola. Ambiti in cui il rapporto fra pubblico e privato, con il coinvolgimento anche dei centri di saggio, genera sinergie positive.
A rafforzare la necessità di investire in questo comparto, la voce dei tre agronomi intervenuti a commentare i risultati dell'attività sperimentale, i quali oltre a rammentare l'attenzione di aziende e docenti su colture minori - e con queste anche le floricole - hanno evidenziato come l'uso dei biostimolanti sia in crescita anche nel contesto del vivaismo orticolo.

Forte il richiamo ad un migliore trasferimento tecnologico dai laboratori al campo, messaggio condiviso da Luigi Pennuzzi, libero professionista esperto di orticole, Pietro Caggiano della Covimer e Luigi Vasarri, oltre 20 anni di esperienza nell'ambito florovivaistico, Silvio Fritegotto, consulente e formatore nel settore della fertirrigazione, delle colture protette e della microirrigazione.

Link per approfondire le linee di ricerca:
La seconda sessione delle tavola rotonda ha ospitato Giuseppe De Pinto, tecnico di sviluppo per il centro sud di Arysta LifeScience; il direttore commerciale Italia di Biolchim Antonio Di Nardo; Clizia Franceschi, responsabile del centro di ricerca aziendale di Ilsa; Agostino Giambelli, marketing director di Green Has Italia; Francesco Guastamacchia, development manager di Sipcam Italia e Roberto Longo, direttore tecnico-commerciale di Italpollina.

Le aziende italiane giocano infatti un ruolo di primaria importanza sul mercato mondiale dei biostimolanti e forte è l'impegno nei processi di innovazione. Ne sono un esempio le attività di ricerca di Sipcam, il laboratorio di Green Has Italia, il laboratorio Controllo Qualità Ilsa, accretidato presso l'ente italiano Accredia, e l'Italpollina Park.
Molto attivi, i percorsi di collaborazione e di creazione di network come l'iniziativa Win di Biolchim (da tempo impegnata nello sviluppo di biostimolanti quali Nov@ GR e Folicist) che pone fra l'altro particolare attenzione al concetto di biosicurezza. Parole chiave sono inoltre divulgazione e condivisione: oggi ad esempio, Arysta LifeScience è in tour per l'Italia con il Biosolution RoadShow.

Quattro link per saperne di più:
La presentazione del convegno è disponibile anche sul portale Fritegotto.it.

Leggi anche: "Alla ricerca della resa perduta"