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Alle api poco ne cala

Interviste impossibili: dopo il bando europeo di imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, AgroNotizie ha intervistato proprio loro, le api

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Interviste impossibili: api e neonicotinoidi. Qual è la verità?

Venerdì 27 aprile verrà ricordato come la data in cui è stata posta la parola fine a tre insetticidi di ampio utilizzo, come imidacloprid, chlotianidin e thiamethoxam, neonicotinoidi accusati di essere dei veri e propri killer di api, quindi responsabili del loro calo a livello globale.

Il Paff, ovvero il comitato permanente della Ue per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi, ha votato il divieto proposto dalla Commissione europea su tutte le loro applicazioni di pieno campo. Ciò ha concluso un processo di valutazione durato quattro anni che ha visto contrapposte lobby fra loro incompatibili, come le industrie produttrici e le associazioni ambientaliste.
 
Ma davvero il voto è stato il successo della scienza, come affermato dal commissario europeo per la salute, Vytenis Adriukaitis?
Per averne conferma, AgroNotizie ha intervistato loro, le api. Cioè le dirette interessate.
 
Come saprete hanno bandito i tre insetticidi neonicotinoidi accusati di fare strage di voi impollinatori. Iniziamo dalla domanda più semplice: è vero quanto asserito da Einstein sulle api, cioè che "se le api dovessero scomparire anche l'Umanità scomparirebbe entro cinque anni"?
"Guardi, in primis Einstein era un genio e come tale mai avrebbe detto una simile stupidaggine. Temere che noi api ci si possa estinguere nelle attuali condizioni è infatti lontano da ogni logica. Se ciò dovesse accadere, vorrebbe dire che le condizioni del Pianeta sono divenute così inospitali che voi umani vi sareste estinti ben prima di noi. E se anche fosse vero ciò che si dice da anni, cioè che le vostre attività agricole ci starebbero decimando, va ricordato che vi saranno sempre delle ampie aree rifugio ove tali pratiche non vengono svolte. Tutte le aree boschive e pedemontane, per esempio. In più, nell'ultimo secolo avete dimezzato le vostre superfici agricole, per lo meno in Italia. Mi spiega come può essere l'agricoltura la causa principale della nostra sofferenza?"
 
Infatti lo sto chiedendo a voi: lo è?
"Solo in minima parte, mi creda. Noi api abbiamo ben altri problemi: patogeni, parassiti, cattive condizioni delle colonie dovute a pratiche deprecabili, clima avverso… Insomma, prima di gettare la croce sugli agricoltori crediamo ci sia almeno una mezza dozzina di punti su cui lavorare. Ma di certo vanno smentite due bufale. La prima è che se sparissimo noi sparirebbe l'Umanità e la vita sulla Terra. La seconda è proprio su di noi: non stiamo affatto scomparendo, nonostante molti insistano a descrivere continui armageddon di stampo biblico".
 
Quindi che voi stiate scomparendo è notizia non vera?
"Assolutamente. Le nostre colonie stanno aumentando a livello globale, in modo diverso a seconda dei luoghi e incostante nel tempo, ma stanno aumentando. Per esempio, negli Stati Uniti le colonie produttrici di miele sono ritornate nettamente sopra i due milioni e mezzo, in linea con il passato e anche più, dopo i tre anni fatidici in cui si sono scatenati gli allarmi, ovvero il 2007, il 2008 e il 2009. In Canada a metà degli anni '90 contavamo poco più di 500 mila colonie, ora siamo arrivate a superare le 700 mila dopo il triennio orribile di cui sopra, in cui eravamo ridiscese sotto le 600 mila. Anche in Europa siamo risalite sopra i 12 milioni di alveari, cioè il valore pre-crisi. Complessivamente, a livello globale siamo cresciute dai 50 milioni di colonie del 1961 alle oltre 80 milioni del 2012, pur segnando qualche decremento temporaneo ogni tanto. A Lei pare che stiamo scomparendo?".
 
No, direi di no. L'Umanità può quindi tirare un sospiro di sollievo?
"Ma certo. Al di là del fatto che in larga parte ci allevate voi, quindi siamo animali da reddito al pari di galline, bovini e suini, non penserete mica che senza di noi finirebbe il mondo eh? Certo, vi sarebbero profonde modifiche nei rapporti fra specie vegetali e animali, dovute al fatto che molte piante a impollinazione entomofila andrebbero a scomparire. Ma si soffermi un poco a pensare a cosa mangiate voi umani. Di noi api non hanno alcun bisogno le colture che generano la gran parte delle calorie consumate a livello mondiale, ovvero i cereali come mais, frumento, orzo, riso, segale e avena, ma anche colture come l'olivo e la vite. Quindi non vi mancherebbero nemmeno olio, vino e uva da tavola. In più, ci sono leguminose come la soia e altre foraggere a impollinazione spesso autogama, le quali per produrre semi non hanno cioè bisogno di noi. Non mancherebbero quindi nemmeno gli alimenti per gli animali da allevamento, i quali potrebbero continuare a fornire latte, uova e carni esattamente come prima. Carboidrati, proteine, grassi, vitamine e sali minerali continuerebbero a sostenere l'alimentazione umana anche in assenza di api. Pure una gran parte delle colture orticole sopravvivrebbe. I nostri cugini bombi, da voi allevati allo scopo, continuerebbero infatti ad assicurare l'impollinazione delle varie colture in serra di cui oggi vi cibate. Sicuramente, dovreste trovare un modo per far produrre pomacee, drupacce e agrumi anche in assenza di impollinatori, ma da qui a dire che l'Umanità si estinguerebbe, per giunta in soli cinque anni, ce ne corre".
 
Appurato che da mangiare non ci mancherebbe, il Regno vegetale non è però rappresentato solo dalle colture agrarie…
"Certo. Infatti, come dicevamo, verrebbero ridisegnati gli equilibri fra vegetali. Alcune specie si ritirerebbero, altre si espanderebbero. Chi per esempio avesse davanti casa qualche albero di pino, saprà che i suoi balconi vengono ricoperti una volta all'anno da una polvere appiccicosa giallastra. Questa altro non è che il polline tipico delle conifere, le quali sono perciò indipendenti anch'esse dall'azione degli impollinatori. E come le conifere, cioè pini, abeti, larici, ginepri, cipressi e sequoie, esistono anche diverse angiosperme che si basano sul vento per riprodursi, come betulle, castagni, pioppi, querce e salici. Sarebbe quindi una vera rivoluzione, con gravi perdite, ma non la fine di tutto come certi allarmisti di professione continuano a urlare".
 
E dei tre insetticidi accusati di fare strage fra le vostre colonie, cosa ne pensate?
"Onestamente, siamo contente che li abbiano eliminati. Mai stati simpatici a noi api, in effetti. Per dirla tutta, però, non siamo mica sicure che ciò verrà a nostro vantaggio e che la decisione sia stata razionale. Intanto, iniziamo ad analizzare i problemi che noi abbiamo davvero. Patiamo di invasioni di Varroa, l'acaro parassita nemico numero uno di noi api. C'è almeno una dozzina di differenti virus che ci assillano, un paio dei quali simulano pure gli effetti di un'intossicazione acuta e di una cronica di insetticidi. Poi funghi come la Nosema, o batteri come quello della peste americana. Ci sono pure altri insetti che ci minacciano, come Galleria mellonella e la Braula caeca. Tutte avversità che causano la quasi totalità dei nostri problemi. E la cosa è per giunta risaputa a livello europeo, visto il report 'Risk management for bee health' del 2013. Lì si vede benissimo che i pesticidi in generale su di noi hanno ben poco impatto, a meno di intossicazioni accidentali, quando non addirittura dolose".
 
Eppure l'Efsa ha stabilito che quei tre insetticidi andavano banditi sulla base di studi scientifici. Non è che l'Efsa va bene quando dice le cose che piacciono e non va più bene quando dice cosa diverse…
"Certo, Efsa è autorevole e va rispettata. Parafrasando infatti un famoso allenatore di calcio del passato, 'rigore è quando Efsa fischia'. Ma va comunque ricordato come l'Efsa operi in base agli studi che le vengono affidati da valutare. Mica se ne inventa di nuovi. E gli studi sui tre neonicotinoidi erano praticamente quasi tutti di laboratorio, con noi api ingabbiate a subire esposizioni che con la realtà avevano poco a che vedere. Eppure di studi in campo aperto che dimostravano lo scarso impatto di quegli insetticidi su di noi ce ne sono parecchi, ma il problema è che le linee guida che stabilivano la tipologia di studi da valutare sono state realizzate in modo da escluderli dal computo. Per esempio sono state richieste superfici enormi, irraggiungibili. Mica puoi realizzare una prova di campo su superfici come quella di Parigi. Ovvio quindi che le ricerche di questo tipo fossero praticamente zero fra le molte sottoposte ad Efsa per la sua valutazione. L'asticella è stata cioè posta così in alto che nessuna di quelle prove rispondeva ai requisiti fissati. Quindi, più che ragionare di Efsa, dovreste chiedervi quale sia l'approccio scelto dal gruppo che ha prodotto quelle linee guida, ovvero le Draft Bee Guidance…"
 
E chi sarebbero?
"Fossimo stati in voi, per esempio, mica ci saremmo fidate tanto di affidare un tale processo a un apicoltore amatoriale con vive simpatie ecologiste come Eric Poudelet, ex direttore della Commissione, ora in pensione. Se ti fai fotografare raggiante, mentre ostenti un cartellone con i risultati di una petizione su Avaaz.org, in cui un milione e passa di cittadini europei chiede il bando degli insetticidi per salvare le api, una domanda sulla tua reale neutralità noi magari ce la saremmo posta…".
 
Quindi la decisione di bandire questi tre insetticidi sarebbe stata presa con motivazioni ufficiali lontane da quelle reali?
"Parrebbe proprio di sì. Non a caso, Michael Flüh, capo della Pesticides Unit di DG Sanco, dotato di ottimo background scientifico, pare abbia ammesso in camera caritatis come il divieto precauzionale dei tre neonicotinoidi non avrebbe riguardato affatto il salvataggio delle api, servendo piuttosto a mostrare all'opinione pubblica che la Commissione stava facendo qualcosa per risolvere il problema. In altre parole, noi api continueremo ad avere le medesime ambasce e solo il cielo sa quali altre vittime sacrificali verranno sbattute nel tribunale dell'inquisizione ecologista pur di non ammettere ciò che andrebbe ammesso".
 
E cioè?
"Cioè che sarebbe bene che ci lasciaste più aree rifugio e più corridoi ecologici, tanto per iniziare. Date tanti di quei contributi agli agricoltori per seguire disciplinari opinabili, ma non investite abbastanza nella differenziazione botanica del territorio? Roba da non credere. E poi sarebbe indispensabile che noi api venissimo finalmente sfruttate meno, invece di strizzarci come fanno certi allevatori di lattifere con le loro bovine. Volete più miele? Tenete più colonie invece di spremere fino al midollo quelle che avete. Sarebbe ora di smetterla anche con le Regine importate dall'estero, perché madri di progenie più produttive, ma proprio per tale motivo anche molto più stressabili e quindi esposte a ogni tipo di parassita e patologia. Senza contare che a ogni passaggio di individui da una colonia all'altra aumentano le probabilità che passino anche parassiti e patogeni. In Nord Dakota i problemi li hanno risolti lavorando con gli apicoltori, migliorandone la professionalità e la conoscenza di Leggi e regolamenti. Certo, così è un lavoro duro e che richiede professionalità anche da parte degli organismi preposti. Molto più facile gettare la colpa su qualche supposto nemico esterno, cioè quello che è stato fatto in Europa".
 
Appunto, ma fuori dalla Ue che dicono?
"Per esempio in Australia si è più volte espressa la Apvma, l'Autorità australiana di medicina veterinaria e per i pesticidi. Laggiù i neonicotinoidi li adoperano, ma noi api stiamo benone. Quindi c'è qualcosa che non va. Ma non in Australia: qui da voi. La salute delle api australiane è infatti dovuta più che altro all'eccellente stato sanitario delle colonie, con l'assenza di parassiti e patogeni che invece in Europa impazzano come se non ci fosse un domani. Ma voi continuate pure a correre dietro alle campagne di demonizzazione agricola, talvolta supportate da persone cui avete inopinatamente dato ruoli di peso nelle vostre agenzie di valutazione. Poi vi accorgerete delle conseguenze per voi e per noi. Per voi, ci saranno impatti seri su alcune colture, come per esempio certe oleaginose, mentre per noi potrebbero arrivare tempi anche più difficili di questi, perché al posto dei tre neonicotinoidi potreste utilizzare altri insetticidi che comunque per noi sono mica acqua fresca. Ecco perché siamo molto preoccupate all'idea di essere fra le vostre mani: avete dimostrato di avere poche idee, per giunta confuse e spesso manco trasparenti. Ma ora mi scusi, la primavera impazza, fra caldi estivi e ritorni di piogge. L'ideale per prendersi un malanno e non trovare nei campi nettare e polline. Dobbiamo tornare a lavorare. A casa ci aspetta un apicoltore ansioso di prelevare il bottino. Nostro. E meno male che i nemici delle api sarebbero gli agricoltori…".
 
Già. L'eterna lotta fra produttori di beni diversi. E come si suole dire in tali casi, la colpa morì fanciulla perché nessuno la volle.