Il Governo italiano ha formulato riserve sulla direttiva europea che dovrà rendere operative le decisioni prese dal Consiglio europeo del marzo 2007 per 'Una politica integrata del clima e dell’energia', in quanto i costi per il Paese richiesti dall’attuazione di tale politica sarebbero eccessivi e comunque insostenibili.
La Commissione europea, pur contestando le conclusioni italiane, ha aperto un tavolo di verifica.
In attesa delle conclusioni di questo confronto, le associazioni firmatarie del presente documento ritengono necessario fare chiarezza su alcuni punti incontrovertibili. Innanzi tutto l’iniziativa del Governo non può, ovviamente, rimettere in discussione gli impegni derivanti dal protocollo di Kyoto, a suo tempo ratificati dall’Italia, nonché gli obiettivi della Direttiva Comunitaria 2001/77/CE in tema di fonti rinnovabili. Visti i ritardi rispetto agli obiettivi sottoscritti che, se non rispettati, comporteranno per il nostro Paese penali che potrebbero arrivare fino a quasi venti miliardi di euro, è comunque scelta obbligata adoperarsi per una cospicua accelerazione dello sforzo in atto per lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
In secondo luogo le valutazioni presentate dal governo italiano si limitano ai costi che il Paese sopporterebbe: non contengono cioè alcuna stima dei conseguenti ritorni economici. Gli impegni per realizzare gli obiettivi del pacchetto vengono quindi visti come vincoli e non come opportunità di sviluppo, in particolare per il sistema produttivo e dei servizi.
Le associazioni firmatarie del presente documento ritengono invece che i costi connessi al perseguimento degli obiettivi europei in materia di clima ed energia saranno compensati nei prossimi dodici anni dai vantaggi conseguibili in materia di efficienza,occupazione, innovazione e crescita economica di filiere industriali, nonché dal raggiungimento di significativi risultati nella salvaguardia e nella promozione dell’ambiente.
Nel merito alcune valutazioni sono già state inviate in via informale al governo da parte di organizzazioni firmatarie del presente documento, che nella loro totalità si dichiarano disponibili a collaborare per un’obiettiva valutazione delle ricadute socioeconomiche e ambientali di una politica in sintonia con gli obiettivi europei.
Mettere infatti un freno al programma di sviluppo delle fonti rinnovabili proprio in una fase in cui si stava finalmente assistendo al suo decollo e con questo al moltiplicarsi di nuova imprenditorialità, comprometterebbe uno dei comparti, oltre tutto high tech, ancora in espansione: questo, proprio quando il Governo italiano, in sintonia con i partner europei,sta predisponendo forme di intervento finanziario diretto e indiretto per sostenere le aziende finanziarie e industriali che ne avessero bisogno.
L’impulso al settore delle rinnovabili è strettamente connesso alla promozione dell’efficienza energetica negli usi finali. Le associazioni firmatarie hanno accolto con grande soddisfazione il Decreto Edifici dell’11 Marzo 2008 e la decisione di delegare all’Enea (Ente nazionale energia e ambiente) la gestione di tale misura. E’ necessario continuare su questa strada e rendere attuativi provvedimenti che premino le tecnologie più performanti in termini di rendimenti nella produzione di energia elettrica e termica.
Il comparto ha quindi necessità non di minor supporto allo sviluppo delle fonti rinnovabili, bensì di politiche qualitativamente e quantitativamente più avanzate, che garantiscano al settore la stabilità e la continuità necessarie a consentirgli di contribuire nell’interesse del Paese a una crescita economica e sociale compatibile con l’ambiente.
 
Le associazioni firmatarie del documento, sono: