Il futuro della lotta alla psilla sta nel miglioramento genetico: da qui parte una delle dieci linee di ricerca condotte all’interno del progetto Ager Innovapero, i cui risultati saranno presentati il prossimo 18 ottobre a Ferrara. L’Università di Firenze ha condotto uno studio per la ricerca di nuove risorse genetiche di pero resistenti o meno suscettibili all’attacco della psilla ed in grado di soddisfare le principali esigenze agro/bio-pomologiche della filiera. Sotto la lente di ingrandimento dei ricercatori ci sono state diverse selezioni di cultivar di pero situate in campi prova che vanno dalla Toscana all’Afghanistan.
Edgardo Giordani, del Dipartimento di Scienze delle produzioni vegetali, del suolo e dell’ambiente  agroforestale dell'Università di Firenze, anticipa una parte dei risultati che presenterà a Ferrara.

Dott. Giordani,  cosa si sa oggi della resistenza genetica che hanno le piante di pero alla psilla?
Sappiamo che può dipendere da due fenomeni: l’antixenosi, cioè la non preferenza alla colonizzazione/ovideposizione, oppure l’antibiosi, che si manifesta attraverso l’inibizione nutrizionale, la perturbazione dello sviluppo dell’insetto soprattutto negli stadi giovanili, la riduzione della capacità riproduttiva e la forte mortalità ninfale. Si è visto che questi fenomeni spesso si trovano associati nei genotipi resistenti e risultano influenzati dallo stato fisiologico e dallo stadio fenologico della pianta; ad esempio, differenze nella morfologia delle foglie possono fortemente influenzare l’ovideposizione. Esistono diversi studi in materia ed una recente ed accurata ricerca bibliografica che ho condotto assieme al mio staff ci ha consentito di ottimizzare le metodologie di rilievo delle infestazioni e delle tecniche impiegate per le infestazioni indotte artificialmente.

Una ricerca  fondata su solide basi…
Sì, in quanto è proprio nel nostro Dipartimento che grazie all’analisi molecolare sono stati individuati negli anni scorsi numerosi geni che probabilmente sono coinvolti nella risposta di resistenza del pero alla psilla. Questo risultato è stato molto importante in quanto si è presentata alla comunità scientifica la possibilità di sviluppare marcatori molecolari che permettono la selezione precoce di piante portatrici di determinanti caratteri, accelerando quindi i processi di miglioramento genetico. Peraltro vantiamo una lunga tradizione nello studio del germoplasma dei fruttiferi in generale, pero incluso.
 
Maschio e femmina di psilla

In particolare la vostra ricerca che cosa ha riguardato?
Abbiamo avuto sotto osservazione numerosi campi con diverse varietà di pero. A Follonica, in provincia di Grosseto, seguiamo un campo collezione dell’Istituto Ivalsa - Cnr dove ci sono centosessanta genotipi di pero conservati ex situ, cioè al di fuori dal loro habitat di origine, e per ogni genotipo ci sono dalle tre alle quattro repliche; poi abbiamo altre trentasei cultivar toscane, iscritte al Repertorio regionale Arsia, conservate in situ presso i cosiddetti “Coltivatori Custodi”. Infine, grazie all’opportunità fornita dal progetto “EuropeAid” già in corso è stato possibile includere nella ricerca anche venticinque cultivar di origine afgana, allevate ex situ presso i campi sperimentali di Kunduz e Kabul (Afghanistan), allargando quindi la possibilità di individuare nuove fonti genetiche di resistenza.

I risultati quali sono stati?
Abbiamo definito una scala di suscettibilità nell’ambito del germoplasma saggiato in collezioni ex situ ed in situ. Nelle altre ventiquattro cultivar toscane che abbiamo tenuto sotto osservazione in quanto di interesse pomologico per pezzatura, qualità organolettica ed epoca di maturazione, ci hanno permesso di redigere una scala di resistenza di queste cultivar alla psilla. E all’incontro del 18 ottobre a Ferrara, questi dati verranno resi pubblici.

A cura dello Staff Comunicazione Terra&Acqua Tech - Università di Ferrara

Progetto AGER innovapero

Progetto AGER InnovaperoIl progetto AGER Innovapero - "Innovazioni di processo e di prodotto per una pericoltura di qualità", ha l'obiettivo di aumentare la sostenibilità economica della filiera del pero attraverso una forte attività di ricerca che si articola in diverse fasi: l'individuazione dimateriale resistente alle principali malattie, l'ottimizzazione delle pratiche colturali, il miglioramento della qualità attraverso un accurato studio della maturazione dei frutti in funzione delle tecniche colturali,  lo studio di nuove tecnologie di conservazione in post-raccolta.
Per saperne di più, visita il sito www.ager.innovapero.it