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Riso biologico, con il trapianto produttività simili al convenzionale

Tra Lombardia e Piemonte continua la sperimentazione della tecnica. Risultati più che soddisfacenti, con l'obiettivo di lavorare su un marchio di sistema per il prossimo anno

Barbara Righini di Barbara Righini

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E i costi? 'Per il biologico la convenienza è evidente', ha affermato Marco Zafferoni dell'azienda agricola La Bertolina
Fonte foto: © Tim UR - Fotolia

Va avanti, fra Lombardia e Piemonte, la sperimentazione della tecnica di coltivazione del riso con trapianto meccanico.
I risultati del 2018, benché ancora non definitivi, sono incoraggianti. I primi dati sulla raccolta 2018 indicano che, con questa tecnica, le produzioni del biologico possono avvicinarsi a quelle del convenzionale.
Il progetto, partito nel 2016, vede il coinvolgimento dell'Università di Torino (Disafa), di una riseria e di diverse aziende agricole, una ventina in totale per il 2018, per circa 100 ettari coltivati fra Pavia, Novara e Vercelli.

Con i prezzi del riso che sono soggetti a grandi sbalzi e che risentono della concorrenza dell'Estremo Oriente, per un'azienda agricola passare al biologico può essere un'opzione da prendere seriamente in considerazione, ma a giocare contro questa opzione ci sono le malerbe che abbassano notevolmente la produttività. La scommessa è lavorare in regime di biologico ottenendo però livelli di produttività simili al convenzionale. Trapiantando il riso, che in una prima fase sarà stato coltivato in vivaio, le piantine arrivano in campo più forti delle infestanti. Il trapianto avviene fra metà maggio e fine giugno, si ha quindi anche la possibilità, a seconda delle varietà, di avere un primo raccolto di qualche altra coltura, per esempio orzo o colza.

Nel 2018 sono state messe alla prova undici varietà. Nel campo prova si è arrivati a produrre anche novanta quintali a ettaro, per l'ibrido e il Lungo B. In pieno campo, secondo i primi risultati, si è prodotto fino a 75/80 quintali a ettaro, sempre per l'ibrido e il Lungo B. "Con i Lunghi A è andata meno bene" ci ha raccontato Marco Zafferoni dell'azienda agricola 'La Bertolina', capofila del progetto. "Siamo su una produzione di 40/50 quintali all'ettaro ma, in questo caso, si tratta di problematiche di accestimento che riguardano alcune varietà".

Gli interventi di sarchiatura sono stati effettuali con un macchinario progettato da un artigiano pavese, la Erea Srl: "Si tratta di una macchina che lavora sul bagnato, molto leggera e poco costosa. Stiamo parlando di 4mila-5mila euro al massimo. E' ancora da perfezionare, ma si tratta di dettagli. Siamo entrati in campo due volte, a quindici giorni dal trapianto e a trenta giorni. Con un elemento più stretto, si sarebbe dovuti intervenire ancora, dopo altri venti giorni, ma quest'anno non è stato possibile. Ritengo - ha detto ancora Zafferoni - che la problematica sarchiatura sia risolta al 100% e che i risultati, soprattutto sull'ibrido e sui Lunghi B, siano più che soddisfacenti".

Per il trapianto, ancora nel 2018, sono state utilizzate macchine arrivate dall'India ma Zafferoni e le aziende agricole che partecipano al progetto, ancora in fase sperimentale, credono che la tecnica possa affermarsi: "Per l'anno prossimo vogliamo una macchina di fabbricazione italiana. I finanziamenti per svilupparla ci sono e stiamo già dialogando con alcune aziende. Credo sarà pronta per marzo", ha anticipato Zafferoni ad AgroNotizie.
Per quanto riguarda invece il progetto di creazione di un marchio e di commercializzazione del riso prodotto con questa tecnica, Zafferoni ha detto: "Su quell'idea, per il 2018, ci siamo fermati. Volevo prima essere sicuro di poter produrre a sufficienza ma, per il prossimo anno, vorremmo lavorare su un marchio di sistema. Potremmo quindi commercializzare il riso anche con marchi già esistenti ed affermati ma vorremmo che fosse esplicitato il metodo di coltivazione che ha molti vantaggi anche per la biodiversità".

E i costi? E' realmente vantaggioso trapiantare invece di seminare direttamente in campo? Su questo punto Zafferoni non ha dubbi, i calcoli, con le produttività del 2018, sono stati fatti: "Per il biologico la convenienza è evidente. Il costo del sistema si aggira sui mille euro, comprensivo di tutto, anche del trapianto e del vivaio. Si ripagano ampiamente. Per il convenzionale i margini sono più risicati ma si deve calcolare che si risparmia molto in seme e che il risparmio in diserbanti è compreso fra i 200 e i 300 euro. C'è poi da considerare la problematica del riso crodo, con questa tecnica ci si avvantaggia molto sull'infestante. Certo, per il convenzionale, ci sarà da lavorare sui costi del vivaio".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: riso biologico azienda agricola intervista trapianto

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