La debacle dell'olio

È un grido di allarme per l'olio italiano quello lanciato da Michelangelo Borrillo sulle pagine del Corriere della Sera dedicate all'economia in edicola il 12 settembre.

A preoccupare è il crollo della produzione, che si è dimezzata negli ultimi 15 anni.

Una situazione particolarmente grave in Puglia e non solo per colpa della Xylella.

Lo evidenzia una recente analisi regionale della Banca d'Italia che segnala una riduzione del 43% dal biennio 2006-2007 al biennio 2020-2021, con dinamiche accentuate nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto.

 

Dito puntato contro la totale mancanza di adeguate politiche che non hanno favorito la crescita del settore, che ora paga il costo della ridotta dimensione delle imprese e della scarsa efficienza, cui si aggiungono i vincoli legati alla diffusa presenza di ulivi monumentali.

Insufficiente poi la presenza di prodotti certificati (Igp e Dop) e secondo Nicola Ruggiero, presidente di Oliveti d'Italia, sarebbe necessario promuovere contratti di filiera che siano di stimolo a investimenti per rendere l'olivicoltura moderna e al passo coi tempi.

Troppe volte la maggior parte delle risorse è andata all'olivicoltura "hobbistica".

Con il risultato, conclude l'articolo, che ora ci attende un calo del 50% rispetto allo scorso anno.


Fertilizzante, ma quanto mi costi

Già il periodo acuto della pandemia aveva interrotto la catena degli approvvigionamenti, favorendo una crescita del prezzo dei concimi, ora le tensioni geopolitiche e il rallentamento dei commerci spingono i prezzi ancora più in alto.

Una situazione destinata a proseguire secondo gli analisti di S&P Global Ratings, le cui risultanze sono riportate in sintesi il 13 settembre da "Libero".

I prezzi di fosfati, urea e potassio sono saliti rispettivamente del 190%, 170% e 280% negli ultimi due anni.

 

Una situazione che penalizza gli agricoltori invogliandoli a ridurre l'uso di fertilizzanti, a scapito della produzione.

Gli analisti prevedono che la situazione di prezzi elevati andrà riducendosi lentamente anche se rimarranno su livelli elevati e nemmeno un possibile aumento dell'offerta di fertilizzanti potrà colmare completamente il vuoto creato dai volumi mancanti di fertilizzanti russi.


I soldi per le api

Sono 7,75 i milioni di euro messi a disposizione del comparto apistico della Legge di Bilancio 2022.

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale con il quale viene disciplinata questa materia indica che i sostegni destinati al settore saranno gestiti da Agea, che entro l'8 ottobre dovrà predisporre la modulistica necessaria per le domande.

Sono queste in sintesi le informazioni che Francesco Giuseppe Carucci affida alle pagine de Il Sole 24 Ore del 14 settembre per illustrare i contenuti di questa normativa.

 

Come spiegato nell'articolo, i beneficiari di questi incentivi sono gli apicoltori in regola con gli obblighi di identificazione degli alveari e che producono per la commercializzazione.

In altre parole, sono esclusi coloro che svolgono questa attività in forma hobbistica.

Sono tre le finalità della normativa, che prevede il sostegno alle forme associative, l'incentivazione delle pratiche di impollinazione, e l'incentivazione dell'allevamento apistico.

Per ogni azienda è previsto un tetto massimo di 25mila euro nell'arco di tre esercizi finanziari.


Il vino che verrà

Le prime anticipazioni sull'andamento della vendemmia già avevano detto che la produzione di quest'anno sarebbe stata tutto sommato in linea con quella degli anni precedenti, a dispetto dello sfavorevole andamento climatico.

Previsioni che Osservatorio di Assoenologi, insieme ad Ismea e Unione Italiana Vini, hanno confermato presentando al ministero per le Politiche agricole le loro anticipazioni vendemmiali.

 

Il resoconto di questo incontro è affidato a una breve nota pubblicata su Verità e Affari del 15 settembre, dove si apprende che nonostante la siccità e il caldo record le produzioni italiane non sono state compromesse.

L'avvio della vendemmia, si legge, promette uve di qualità con una quantità in linea con la media delle ultime annate.

La produzione di quest'anno dovrebbe così attestarsi intorno ai 50 milioni di ettolitri di vino, la stessa quantità dello scorso anno. Rispetto ai cinque anni che vanno dal 2017 al 2021 la media produttiva è aumentata del 3%.


Latte ovino, nuove incombenze

Cambiano le regole per i produttori di latte ovino.

Entro il 20 settembre i primi acquirenti di questo latte dovranno fornire i dati degli acquisti avvenuti nel mese di luglio, analogamente a quanto accade da tempo per il latte bovino.

È questa la novità introdotta dal decreto del Ministero per le Politiche Agricole della quale riferisce Gianni Allegretti sulle pagine de Il Sole 24 Ore del 16 settembre.

I dati dovranno essere forniti in formato digitale accedendo al sistema informativo agricolo nazionale.

Si tratta di obblighi che devono essere assolti dagli acquirenti o dai singoli produttori nel caso siano anche trasformatori.

Come per il latte bovino, è necessario un fattore di correzione in base al contenuto in grasso del latte.

 

L'indice di conversione non è però ancora fissato, cosa che porterà ad una notevole difformità nei dati forniti nella prima fase, considerata transitoria.

È anche necessario indicare il prezzo pagato mensilmente, e già sono previste alcune difficoltà nel caso il latte sia conferito ad una cooperativa.

In questi casi si procede infatti con pagamenti in acconto e conguagli a fine campagna. Ciò potrebbe rappresentare una difficoltà, per cui l'articolo suggerisce di utilizzare come prezzo alla stalla quello desumibile dall'osservatorio prezzi di Ismea oppure dalle Camere di Commercio.


Biometano, la svolta

C'è la firma del Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, sul decreto per incentivare la produzione di biogas e biometano.

Come previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) si tratta di 1,7 miliardi di euro da destinare alla produzione di biometano sostenibile.

Giorgio dell'Orefice su Il Sole 24 Ore del 17 settembre spiega che si tratta di una produzione connessa alle attività zootecniche, che con la produzione di biogas riducono il proprio impatto ambientale, ottenendo al tempo stesso una fonte di energia a costi ridotti.

 

Ora, commenta il presidente del Consorzio italiano biogas, Piero Gattoni, è necessario accelerare i tempi con l'adozione delle procedure applicative per l'apertura delle prime aste.

La prospettiva è quella di arrivare a coprire tra il 15 e il 20% del fabbisogno italiano di gas.

Un ulteriore impulso al settore potrebbe giungere dal Decreto Fer 2, che prevede incentivi dedicati alla produzione di elettricità da impianti innovativi, fra i quali rientra il biogas.

Tra i vantaggi della produzione di biometano c'è infatti la flessibilità, potendo essere utilizzato sia per la produzione di calore che di elettricità.

Restano tuttavia alcuni nodi da sciogliere, come sottolinea Gattoni, ricordando il paradosso che spinge a immettere energia elettrica in rete a un prezzo inferiore al prezzo di mercato.

Sarebbe necessario, si legge in conclusione, che il produttore possa avere una riduzione del costo della bolletta incrementando la parte di energia autoconsumata.

 

Credito d'imposta

Il Messaggero del 18 settembre concentra in poche righe quanto c'è da sapere in merito alle provvidenze che il decreto "Aiuti-Ter", recentemente approvato, destina al mondo agricolo.

L'obiettivo è quello di contrastare il caro energia, rafforzando le misure già adottate in precedenza a sostegno delle imprese.

 

In particolare per le imprese agricole e per quelle agromeccaniche è prevista l'estensione al quarto trimestre 2022 del credito d'imposta pari al 20% per l'acquisto di carburante, comprovato dalle relative fatture d'acquisto.

Il credito d'imposta riguarda anche i consumi per il riscaldamento delle serre e dei fabbricati destinati all'allevamento.


"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"
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