Vino made in Italy, 2018 al top ma preoccupa la Brexit

Il Belpaese si conferma leader produttivo, accresce l'export a 6,2 miliardi, ma sulle prospettive future pesa l'incertezza per la Brexit. Senza accordi, potrebbero esserci effetti sostitutivi con il vino extra Ue

Lorenzo Pelliconi di Lorenzo Pelliconi

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Il vino italiano cresce nel 2018 ma teme una Brexit senza deal
Fonte foto: © Igor Klimov - Fotolia

L'Italia conferma la sua posizione di leader mondiale nella produzione di vino nel 2018, con 55 milioni di ettolitri grazie a una vendemmia abbondante (+31% su base annua), consolidando a livello di mercati esteri il secondo posto per valore dell'export (record di 6,2 miliardi) dietro solo alla Francia.

Nell'ultimo decennio, dal 2008 al 2018, l'incremento delle esportazioni si è attestato nell'ordine del 70%, consolidandosi pure nell'ultimo anno, con un +3,3%. A trainare l'export made in Italy sono stati i vini Dop, che hanno registrato un netto +13% in volume e un +12% a valore, mentre scendono gli Igp (-23% in quantità, -15% in giro d'affari).

Anche i consumi interni mettono in evidenza un trend positivo per gli acquisti di vino da parte delle famiglie italiane, trainato dal +5,4% degli spumanti e dal +4,6% dei vini fermi. Ciò che preoccupa sono le prospettive future. Secondo uno studio dell'Ismea, a pesare sul prossimo andamento dell'export potrebbe essere un'eventuale Brexit senza accordo.

Prosecco e spumante, con 336 milioni a valore e un'elevata quota di mercato del 47%, sono al primo posto sul mercato del Regno Unito, scavalcando lo champagne francese. Inoltre, per quanto riguarda i vini fermi, l'Italia è al secondo posto fra i principali paesi fornitori e la sua quota di mercato potrebbe subire un effetto di sostituzione con vini di produttori extra europei come Nuova Zelanda, Cile e Australia. Ecco che quindi la prospettiva di un "no deal" potrebbe incidere negativamente sul comparto vitivinicolo italiano sul ricco mercato britannico.

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