Milano lancia la sfida del dopo Expo: diventare la capitale mondiale dell'alimentazione

Continuano i lavori del Milan Center for food and law policy. Intervita alla presidente del Centro Livia Pomodoro: "Gli agricoltori e l'innovazione hanno un ruolo centrale”

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Livia Pomodoro, magistrato dal 1965, é stata presidente del Tribunale di Milano fino al 2015
Fonte foto: Women for Expo

Nel settembre 2004 la Camera di commercio di Milano, la Regione Lombardia e il Comune di Milano fondano il Milan Center for food and law policy, un centro studi sul diritto al cibo, ma soprattutto una rete che unisce università, centri di ricerca e istituzioni. L'obiettivo? Raccogliere l'eredità di Expo 2015 e lavorare per assicurare cibo adeguato a tutti.
In quest'ottica gli agricoltori e l'innovazione hanno un ruolo centrale”, racconta ad Agronotizie Livia Pomodoro, già presidente del Tribunale di Milano e oggi a capo del Centro.

Presidente Pomodoro, lei guida il Milan Center for food and law policy. Di che cosa si occupa questa struttura?
“Il Milan Center nasce con l'ambizione di raccogliere e portare avanti l'eredità immateriale di Expo 2015, esemplificata nel suo motto: nutrire il pianeta, energia per la vita. Al centro del nostro lavoro c'è il principio che l'accesso al cibo è il diritto più importante tra tutti i diritti fondamentali”.

Come perseguite questo obiettivo?
“Attraverso la raccolta e lo studio di dati e alla creazione di una rete internazionale che metta assieme università, centri di ricerca, istituzioni internazionali, governi, associazioni e coltivatori. La cabina di regia del Milan center è appunto Milano che in questo modo si candida ad essere capitale mondiale dell'alimentazione”.

Ci può fare l'esempio di alcuni partner con cui lavorate?
“Con le maggiori università italiane e del mondo, da Los Angeles a Pechino. Ma anche con l'Onu e la Commissione europea. Lavoriamo a stretto contatto anche con le associazioni degli agricoltori, come Coldiretti e Confagricoltura”.

Qual è il ruolo degli agricoltori in questo progetto?
“E' un ruolo fondamentale perché sono i milioni di piccoli contadini quelli che producono il cibo che sfama l'umanità. E' giusto essere al loro fianco, specialmente nel caso in cui siano donne, aiutandoli a fare innovazione e proteggendoli dalle minacce globali”.

Ad esempio?
“Mi viene in mente la speculazione, che gioca sui prezzi dei prodotti alimentari, ma anche il land grabbing. Ci sono Stati che vendono le proprie terre arabili a società straniere mettendo in pericolo le produzioni locali. Ma dobbiamo tutelare anche le terre fino ad oggi rimaste incontaminate. Mi viene in mente la Groenlandia: il ritiro dei ghiacci potrebbe far partire una corsa ad accaparrarsi le ricchezze che nasconde”.

Nel 2012, durante la Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20, l'Onu ha lanciato l'Obiettivo fame zero. è raggiungibile?
“L'eradicazione della fame nel mondo è il tema centrale del nostro lavoro e oggi è un obiettivo più facilmente raggiungibile. Si sono fatti grandi passi in avanti, ma non bisogna abbassare la guardia. Stiamo tuttavia andando verso un mondo che sarà sempre più diviso tra malnutriti per eccesso, gli obesi, e per difetto, i denutriti”.

Durante l'incontro degli stakeholder che si è tenuto lunedì scorso a Milano lei ha parlato di un obiettivo ambizioso da perseguire, di che cosa si tratta?
“Noi vorremmo che a livello di Nazioni unite venisse firmata una convenzione internazionale sul diritto di tutti gli esseri umani ad avere accesso al cibo e che sia un cibo adeguato. Ci vorranno anni e un lungo sforzo diplomatico, ma è un lavoro necessario”.

Lei ha parlato di Nazioni Unite, governi, università, ma anche gli agricoltori hanno un ruolo nel Milan Center?
“Hanno un ruolo importantissimo. Con noi lavorano Confagricoltura, Coldiretti e le realtà che lottano contro le agromafie. Il lavoro con gli agricoltori è fondamentale per arrivare a produrre un cibo che sia sano e sufficiente per tutti. Ci sono questioni cruciali sul tavolo, come l'esclusiva sulle sementi, la gestione della filiera, l'accesso alla tecnologia e all'innovazione”.

Ecco, appunto, l'innovazione. La sicurezza alimentare del Pianeta passa anche dalla ricerca?
“L'innovazione tecnologica e scientifica è fondamentale. Lavoriamo con centri di ricerca che stanno sperimentando nuove tecniche colturali, come quelle idroponiche. Ma andiamo oltre: uno dei nostri progetti è il 'cielo per l'agricoltura' che riguarda l'utilizzo dei droni per il controllo delle colture, soprattutto delle zone desertiche”.


Le nuove tecnologie per l'agroalimentare saranno oggetto di approfondimento nel corso di Seeds And Chips 2016 (Milano, 11-14 maggio), che nella sua prima edizione dell'anno scorso ha avuto il patrocinio - fra gli altri - di Expo Milano 2015.

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