L'ignoranza è colpevole, la disinformazione di più

Roberto Defez, del Cnr di Napoli, ha presentato a Settimo Milanese il suo ultimo libro, "Il caso ogm". Ospite d'eccezione la ricercatrice e Senatrice a vita Elena Cattaneo

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Il libro di Roberto Defez:

Titolo: "Il caso Ogm". Lapidario, incisivo. Sottotitolo: "Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati".
Ma su questo vi sarebbe, appunto, da dibattere a fondo, perché il dibattito sugli Ogm ha di fatto saltato a piè pari le sedi scientifiche per approdare senza vergogna a quelle mediatiche e ideologiche, ove ne è stato fatto letteralmente scempio. Uno scempio operato per mezzo d'invenzioni che il più delle volte si sono mostrate semplicemente risibili, altre sono scadute invece nel campo della scorrettezza comunicativa e della disonestà intellettuale.

La scienza è stata così costretta a inseguire, cercando di raddrizzare i danni fatti dai molteplici demagoghi che nel tempo hanno diffuso ogni possibile forma di orrorifica fantasia sulle biotecnologie.
Vittima di tale massacro, prima ancora degli Ogm, il popolo.
Già, proprio quello che oggi viene sbandierato quale barriera da rispettare presentandolo contrario agli Ogm in larga maggioranza. Peccato, o per fortuna, che il valore del 75% di "spacciati come contrari" non rispecchi affatto la realtà. Una realtà profondamente umana, la quale pare sia o disinteressata alla materia, ed è la maggior parte, oppure palesemente disinformata e manipolata. Ed è proprio quest'ultima che spesso si esprime a sproposito nei social, magari ripetendo a pappagallo le molte bufale raccattate su internet. Bufale funzionali ovviamente ai lucrosi business del bio, del tipico e del "naturale". Dimostrazione che la comunicazione ha purtroppo soppiantato la sostanza dei fatti e i danni sono ormai sotto il naso di chiunque abbia gli occhi e l'onestà intellettuale per vedere.
 

Roberto Defez, del Cnr di Napoli, alla conferenza di Settimo Milanese

A lottare contro tale muraglia di preconcetti, per fortuna, vi sono persone come Roberto Defez, dell'Institute of Biosciences and Bioresources  del Cnr, oppure come Elena Cattaneo, accademica italiana e direttrice del laboratorio di Stem Cell Biology and Pharmacology of Neurodegenerative Disease. Entrambi sono convenuti a un incontro sugli Ogm tenutosi a Settimo Milanese, in provincia d Milano, organizzato dal locale Gruppo di Lettura in collaborazione con la biblioteca e l’assessorato alla cultura del paese dell'hinteland meneghino.
 

Siamo tutti Ogm…

… e li mangiamo da millenni. Come ricorda Roberto Defez, non v'è alimento che l'uomo oggi mangi che non sia derivato da manipolazioni operate dall'uomo stesso. Frutta e verdura che oggi riempiono i banconi dei supermercati poco o nulla hanno infatti a che vedere con gli ancestrali naturali, le cui caratteristiche morfologiche e organolettiche erano lontane dalle attuali quanto la Terra sta alla costellazione di Andromeda. Poi, per fortuna delle nostre pance e palati, vennero la Natura e in seguito l'uomo a modificarne il genoma al fine di renderle commestibili e salubri.

L'agricoltura, ricorda Defez, ha quindi avuto un ruolo potente nella modifica dei territori e della società. Basti pensare alla vite: una meraviglia di storia e di cultura. In realtà è una delle più inquinanti monocolture che esistano e per coltivarla sono stati espiantati chilometri quadrati di boschi solo in Italia. Per assurdo, però, mentre l'ipotesi di modificare geneticamente le viti provoca fastidiose inquietudini, l'innesto di una varietà produttiva su un piede resistente alla Fillossera viene considerato atto "naturale", sebbene questo ricordi molto più da vicino il mostro di Frankenstein di quanto possa fare un Ogm ottenuto in laboratorio.
Tagliare e cucire parti diverse di piante diverse, infatti e stranamente, non viene visto come un atto contro Natura operato dall'Uomo. Se invece si "tagliano" i geni di una qualche resistenza dalle varietà che li possiedono e li si "cuce" poi nel Dna di quelle sensibili, scatta l'usuale levata di scudi da parte dei sobillatori di fobie anti-biotech.

Il tutto, mentre milioni di persone al mondo s'iniettano insulina derivata da batteri geneticamente modificati. E ciò pare cosa del tutto normale "E per fortuna che c'è...". Del resto, anche una buona parte degli aromi naturali aggiunti a molti cibi sono in realtà derivati da analoghi batteri, modificati geneticamente per produrne in gran copia. Eppure, gli strilli pare si alzino solo per il mais resistente alla Piralide o per la soia resistente a glifosate.

Secondo Defez, tale discrepanza di percezione e di reazione emotiva ha un'origine ben precisa: il malato che si inietta una molecola ad effetto curativo, come l'insulina appunto, non si pone il problema di quale sia la sua origine. Deve curarsi, ha il mezzo e lo utilizza senza battere ciglio, né mai rifiuterebbe il prodotto per motivi squisitamente ideologici. Per il "popolo" non vi è peraltro alcun problema percepito come tale, visto che quella molecola se la iniettano solo dei malati, quindi pare cosa che non riguardi il resto della nazione. Magari, seguendo questa logica, il punto degli aromi potrebbe stimolare discussioni più interessanti, ma qui si teme che i consumatori manco lo sappiano di mangiare e bere continuamente alimenti che in modo diretto o indiretto contengono qualcosa di manipolato geneticamente. [E se non si sa, non si protesta e si vive felici, nda].
 
La ricercatrice e senatrice Elena Cattaneo, durante il suo intervento

A parere del ricercatore napoletano, parere decisamente condivisibile sul piano scientifico e del buon senso, è del tutto irrazionale mettere una categoria di alimenti sotto il vaglio della cosiddetta "tolleranza zero" e del "rischio zero", mentre vi sono altre tipologie di prodotti agricoli che vengono invece sdoganati come sani, sicuri, buoni e perfino giusti a prescindere, nonostante vi siano continuamente casi che dimostrano che la sicurezza e la "giustizia" siano solo delle pie illusioni. Infatti, si può scoprire che la seconda epidemia in Europa dopo quella della mucca pazza è riconducibile a dei vegetali biologici contaminati da Escherichia coli. E i morti in Germania per questa epidemia furono una cinquantina. Una tragedia quindi, non un semplice "incidente".

A conferma di quanto detto dal ricercatore partenopeo, va in effetti osservato come in quel caso la tolleranza zero e il rischio zero non vennero estratti dalle fondine dei soliti pistoleri, come invece accade quando si tratti di Ogm, "pesticidi" o agricoltura intensiva in genere.

Sempre secondo Defez, inoltre, gioverebbe rivoluzionare l'etichettatura dei prodotti, al fine di rendere più trasparente il processo d'acquisto, come pure sarebbe interessante chiedere il consenso informato negli ospedali per l'uso di cotone idrofilo, che per la maggior parte è notoriamente Ogm. Forse, così operando, la popolazione capirebbe quanti Ogm fanno già parte della sua vita e come sia di fatto impossibile eliminarli. Soprattutto, capirebbe che alla fin fine di eliminarli non ve ne sarebbe assolutamente bisogno, anzi.

Sulla diatriba delle importazioni di materie prime dall'estero, Defez è poi tagliente e lapidario: "Stiamo diventando dei grafici che creano le etichette sui prodotti degli altri", riferendosi specialmente alle importazioni di materie prime per la zootecnia nostrana. Materie prime composte in gran parte di Ogm. In effetti, potrebbe essere divertente se ogni prodotto "tipico" italiano fosse obbligato a riportare in etichetta la dicitura "Contiene prodotti derivati da Ogm". [E poi magari, come diceva Jannacci, nascondersi per vedere l'effetto che fa… Soprattutto sui volti di coloro che sul "tipico", sul "naturale & antico" e sul "kmzero" basano i propri vantaggi commerciali, associativi o politici, nda].

Da parte sua, nemmeno Elena Cattaneo lesina denunce: "Da 15 anni siamo fermi nella ricerca, come per esempio quella sulle mele valdostane o sui pomodori San Marzano. Si può lavorare in laboratorio, ma non in campo. Quindi si stanno tagliando le ali proprio a quella ricerca che potrebbe salvare alcune varietà tipiche che vengono considerate eccellenze dai detrattori stessi degli Ogm".
In effetti - piccolo inciso personale che ben s'incastona nel discorso della ricercatrice/senatrice - ben lo sanno i coltivatori di papaia, i quali senza le varietà Ogm resistenti ai virus oggi forse avrebbero dovuto cambiare mestiere.

"Non siamo macchine pensanti con risvolti emotivi - prosegue Elena Cattaneo - Forse siamo più macchine emotive che a volte pensano. Dobbiamo quindi sforzarci di produrre le prove. Non possiamo prendere le nostre decisioni in base ai calendari lunari o ai talismani. Se ci sono prove contro gli Ogm si trovino. Come pure non è corretto parlare di Ogm in senso generale perché ogni Ogm è un entità a sé".

Infatti: che la ricerca venga quindi usata, per trovare prove pro oppure contro, riportando finalmente il tema Ogm sul piano del dibattito scientifico. Con buona pace di chi abbatte mais, alberi e vigneti gm per puro integralismo para-religioso, salvo poi vivere immerso in un mondo iper tecnologico e zeppo di Ogm a sua più o meno colpevole "insaputa".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: ogm libri biotecnologie

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