Due novità, una buona l'altra cattiva. Iniziamo dalla prima, quella buona. Dal prossimo anno non si correrà più il rischio di perdere i sostegni comunitari qualora non vengano utilizzati nei tempi definiti. I soldi non torneranno a Bruxelles, come può accadere oggi, ma andranno a Roma che li destinerà alle regioni “virtuose”, quelle che hanno utilizzato le risorse sino all'ultimo centesimo. La notizia brutta viene dalla presidenza cipriota della Ue (siamo nel semestre guidato da Cipro) che ha anticipato un ulteriore taglio per 8,8 miliardi del budget destinato alla Pac. Lo ha confermato Paolo De Castro, presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, intervenendo in occasione di Eima all'incontro promosso da FederUnacoma. Un ulteriore taglio del budget, ha detto De Castro, che rimette in discussione tutto l'impianto della riforma della Pac, comprese le controproposte che il Parlamento europeo ha avanzato verso il progetto del Commissario Dacian Ciolos. Dunque i tempi della riforma della Pac si stanno allungando al 2014 e forse anche oltre. Nel frattempo nessun rischio che quanto previsto dalla attuale Pac possa fermarsi. Si continuerà seguendo le attuali norme e se i tagli al budget arriveranno prima della riforma, ha precisato De Castro rispondendo alle domande dei presenti, saranno lineari, uguali cioè per tutti i Paesi membri.

 

Fondi salvi

Qualche problema in più si può ravvisare per i Psr. Il loro proseguimento “automatico” non è previsto e si renderà forse necessario predisporre uno strumento ad hoc per consentirne il prolungamento. A proposito dei Psr, De Castro ha anticipato l'importante innovazione introdotta dal Parlamento europeo che modifica radicalmente il tema del disimpegno dei fondi per gli Stati che, come l'Italia, hanno optato per il regime regionale. A partire dalla prossima programmazione, come già detto, le risorse inutilizzate non verrano perse, ma rientreranno nelle disponibilità dello Stato. Intanto resta il problema di chiudere la partita in corso che vede ancora inutilizzati da alcune regioni fondi per complessivi 450 milioni. C'è tempo sino al 31 dicembre, poi questi soldi torneranno nelle casse di Bruxelles. E sarebbe la prima volta che l'Italia non utilizza tutte le risorse dei Psr. Meglio darsi una mossa.

 

Meno macchine

Un rischio, questo del disimpegno dei fondi Psr, che preoccupa anche il mondo della meccanizzazione agricola, che dall'Eima ha lanciato un appello affinché ci sia un più efficiente utilizzo delle risorse comunitarie. I costruttori di macchine, per voce del presidente di FederUnacoma, Massimo Goldoni, hanno dato la loro disponibilità a condividere con tutta la filiera un piano di attività che consenta di superare le difficoltà delle aziende. I numeri della meccanizzazione agricola parlano di un calo delle immatricolazioni che nei primi nove mesi dell'anno sono scese, nel caso dei trattori, del 17,4%. Una flessione che fa peraltro seguito ad un 2011 già recessivo. E che non ha riscontro in altri Paesi, come Francia e Germania. Il perché lo ha presto spiegato lo stesso De Castro. Mentre in Italia il reddito degli agricoltori è diminuito, in altri Paesi membri si è avuto un aumento. Altrove si è potuto investire per aggiornare il parco macchine ed ottenere così più efficienza e minori costi, mentre in Italia abbiamo un parco macchine vecchio, in media, di 25 anni.

 

Le nostre colpe

Le responsabilità di questa distanza dagli altri Paesi è però da cercare in casa nostra. “E' la fotografia dell'inefficienza organizzativa del sistema agricolo italiano.” E' questa l'impietosa diagnosi emessa da De Castro e se i redditi degli agricoltori non aumentano, mancano le risorse necessarie ad aggiornare macchine e ad introdurre innovazioni. Sono necessarie nuove macchine, ma serve pure una nuova agricoltura, capace di organizzarsi, concentrare l'offerta, rafforzarsi sui mercati. Fosse facile. Eppure basterebbe copiare quello che già altri hanno fatto. Magari migliorandolo.