Chitosano, un possibile cicatrizzante per le api

Una sperimentazione turca ha mostrato la capacità di un gel a base di chitosano di accelerare la rimarginazione di ferite sulla cuticola, aprendo la prospettiva di un possibile utilizzo per migliorare lo stato di salute delle api da miele

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Un'ape operaia con un acaro di varroa sul torace. L'acaro causa anche ferite sul corpo dell'ape
Fonte foto: Piscisgate - Wikipedia

E' possibile curare le ferite che la varroa fa sulla cuticola delle api? Si devono essere posti questa domanda i ricercatori dell'Hacettepe University di Ankara, in Turchia, che hanno valutato gli effetti del chitosano per cicatrizzare le lesioni provocate dagli acari sulle api da miele e ne hanno pubblicato i risultati su un articolo apparso recentemente sulla rivista scientifica  Journal of Apicultural Resaerch.

Gli acari di Varroa destructor quando si nutrono su api adulte creano un foro sulla cuticola, la parte più esterna dell'esoscheletro dell'ape. Una ferita aperta che può essere anche una via di accesso per infezioni batteriche che va a sommarsi agli altri effetti negativi causati dal parassita, come la sottrazione di sostanze dal corpo dell'ape e la trasmissione di virus.

Ferite che tendono a rimarginarsi naturalmente, nel giorno di alcuni giorni, ma una rimarginazione più rapida sarebbe comunque vantaggiosa.

Così i ricercatori hanno provato a valutare gli effetti di un gel di chitosano, una molecola che deriva dalla chitina, la sostanza di cui è composta la cuticola delle api e degli artropodi (insetti, aracnidi e crostacei) in generale.

A livello industriale infatti, il chitosano viene generalmente prodotto a partire dall'esoscheletro dei crostacei e viene giù usato per diversi impieghi, anche in agricoltura.

Per provare l'effetto del chitosano sulle api, i ricercatori turchi hanno allevato delle api operaie in gabbiette da laboratorio dopo aver simulato le ferite da varroa con delle punture fatte con uno spillo entomologico.

Poi le api di alcune gabbiette sono state trattate con un un gel di acido lattico e chitosano al 3%, applicato con uno spruzzatore o due volte o quattro volte. Le api di altre gabbiette invece sono state ferite ma non trattate e sono state usate come campioni di controllo positivo, mentre altre non sono state ferite e sono state usate come controllo negativo.

Il risultato è stato che le api trattate tendevano a rimarginare le ferite in 1-3 giorni, con quattro applicazioni di gel, e in 3-6 giorni con due applicazioni, mentre nelle api ferite e non trattate la rimarginazione impiegava fino a 9 giorni.

Inoltre le api ferite e non trattate avevano una longevità significativamente più bassa rispetto a quelle non ferite, mentre le api trattate mostravano una longevità variabile, ma comunque sempre superiore a quelle ferite e non trattate e non riportavano effetti negativi attribuibili al gel di chitosano.

Una serie di effetti positivi che hanno portato i ricercatori turchi a considerare l'uso del chitosano come un possibile strumento in grado di migliorare lo stato di salute delle api da miele.

Ovviamente si tratta di uno studio preliminare e in vitro, ma che potrebbe portare anche a sviluppi interessanti visto che il ritardo nella rimarginazione delle lesioni da varroa è stato già dimostrato essere un fattore di stress importante per le api.

Uno stress a volte aggravato anche dall'esposizione a principi insetticidi, come riportato in uno studio italiano condotto nell'ambito del progetto europeo PoshBee.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: ricerca api salute animale varroa

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