Giusto su queste colonne si parlava di come, in questi tempi grigi, non ci si può permettere di essere pessimisti.
Un refolo di ottimismo ci ha allora pervaso la scorsa settimana visitando il nuovo impianto produttivo di FieldRobotics, che è una start up innovativa e spin off dell'Università di Bologna. Due amici - entrambi docenti dell'Alma Mater - Riccardo Fini e Lorenzo Marconi stanno lavorando dal 2022 ad un progetto per la robotizzazione in agricoltura, con l'obiettivo di integrare sistematicamente robotica e Intelligenza Artificiale.
L'iniziativa interessa perché mette assieme ricercatori e aziende del territorio proprio nel bel mezzo della famosa motor valley. Qui le competenze non mancano e in nuce si può già intravedere un piccolo distretto che si occupa di robotizzazione in agricoltura.
La rivoluzione della robotica e dell'Ia in agricoltura è già iniziata e l'Italia, Paese leader nella meccanizzazione agricola, deve immediatamente mettere in campo e integrare quanto più possibile tutte le forze disponibili, sia della ricerca sia imprenditoriali.
In questo campo, vi sono già oggi in Europa diversi distretti in via di formazione: viene, per esempio, in mente la regione francese dell'Aquitania, che da anni si sta impegnando a sostenere la ricerca e il settore della robotica agricola, sfruttando le competenze incubate dall'industria aerospaziale.
Oggi è molto importante dare fiducia ai tanti valentissimi giovani agronomi, ingegneri ed informatici che l'Italia sforna a ripetizione, per poi, troppo spesso e tristemente, vederli emigrare in altri Paesi.
L'altra sera abbiamo visto una bella squadra di giovani entusiasti al lavoro: e siamo tornati per un attimo ottimisti.


















