Xylella fastidiosa, le richieste del comparto vivaistico italiano

Anve, Associazione vivaisti viticoli Friuli Venezia Giulia, Civi-Italia e Miva hanno avviato una serie di incontri tra i propri rappresentanti e le autorità ministeriali per condividere le più efficaci iniziative da intraprendere

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Il settore vivaistico nazionale interessa 4.350 aziende
Fonte foto: © Oleg Znamenskiy - Fotolia

Il comparto vivaistico italiano esprime le proprie preoccupazioni per la presenza del batterio da quarantena Xylella fastidiosa in una limitata e ben definita area del Salento. Le associazioni di rappresentanza dei vivaisti frutticoli, viticoli ed ornamentali: Anve, Associazione nazionale vivaisti esportatori, Associazione vivaisti viticoli Friuli Venezia GiuliaCivi-Italia – Centro interprofessionale per le attività vivaistiche, Miva – Moltiplicatori italiani viticoli associati hanno avviato una serie di incontri tra i propri rappresentanti con le autorità ministeriali per condividere le più efficaci iniziative da intraprendere.
Il settore vivaistico nazionale interessa 4.350 aziende, che operano su 27 mila ettari, impiegando annualmente 114 mila addetti e sviluppando un valore della produzione di 1,74 miliardi di euro, di cui il 40% destinato all’export. Benché le norme emanate da Regione Puglia, Mipaaf e Commissione Ue prescrivano il blocco della movimentazione dei materiali di propagazione dalla sola provincia di Lecce, preoccupano gli embarghi generalizzati adottati dall’Albania (per gli ulivi da tutta la Puglia) e da Algeria e Marocco per i materiali vivaistici di tutto il territorio nazionale. In ultimo anche il discusso comportamento della Francia che vietò unilateralmente l’importazione di una lunga lista di specie vegetali, provvedimento poi di fatto superato dalla nuova decisione comunitaria emanata in data odierna.

Le forti preoccupazioni, che fanno seguito a perdite quantificabili già in decine di milioni di euro, riguardano il possibile effetto domino da parte di altri Paesi e la perdita di importanti mercati esteri a favore di altri competitor. Nel corso delle riunioni è unanimemente prevalsa la necessità di affiancare le istituzioni preposte ad affrontare l’emergenza, dando contestualmente la piena disponibilità delle proprie strutture tecniche per una piena collaborazione.
Nel presentare al Mipaaf la consistenza del vivaismo nazionale, sono altresì state avanzate istanze che, se attuate, permetterebbero di far chiarezza e di dare una seria risposta a quell’inerzia denunciata dalle autorità comunitarie.

Ribadendo il più incondizionato appoggio al piano del commissario straordinario per gli interventi in Puglia, tra le richieste avanzate:
• rafforzare immediatamente il settore della ricerca attraverso il reclutamento di ricercatori di esperienza tramite bando internazionale (su fondi Ue/Italia) sotto il coordinamento del Comitato tecnico-scientifico ministeriale;
• rafforzare l’ufficio Disr V con personale esclusivamente dedicato all’emergenza Xylella;
• inserire l’argomento Xylella tra le priorità da affrontare nell’agenda politica del Governo per i rapporti internazionali, in missioni estere ed incoming, per avviare forti azioni politico – diplomatiche a difesa e sostegno dell’export delle produzioni vivaistiche nazionali verso i Paesi comunitari e terzi;
intervenire presso la Commissione Ue sulle responsabilità di altri Paesi membri (Olanda come nel caso Xylella fastidiosa) sull’efficacia dei controlli posti in atto per contrastare l’introduzione di organismi nocivi da quarantena in Europa, e la loro successiva diffusione a tutto il territorio comunitario.
ribadire con forza che le numerose specie inserite nella lista di quelle per cui è vietata la movimentazione (vite, agrumi, piante del genere Quercus), fino a che prove scientifiche ne dimostrino il contrario, non sono ospiti di Xylella fastidiosa subsp .“Pauca” ceppo Codiro. Pertanto, le restrizioni attuate, fanno sorgere il dubbio di un’azione denigratoria dei nostri prodotti sui mercati strategici, sia all’interno dell’Unione che fuori da essa, arrivando a configurare comportamenti di concorrenza sleale, che potrebbero essere oggetto di indagini anche dagli organismi internazionali preposti;
• avviare una comunicazione efficace del ministero sia a livello nazionale che internazionale, che aggiorni in maniera ufficiale e tempestiva sulla problematica;
• produrre dichiarazione ufficiale del Servizio fitosanitario nazionale, da inviare a tutti i Servizi fitosanitari regionali, sulle aree indenni sulla base dei monitoraggi realmente eseguiti in tutte le regioni come prescritto dal Dm 26/09/2014. Si sta infatti assistendo a dichiarazioni di parte, in cui le singole regioni si dichiarano “Xylella free area”, che creano tanta confusione;
• organizzare missioni incoming di delegazioni ufficiali dei Paesi di maggior interesse per l’export vivaistico per la visita ai distretti e alle realtà vivaistiche più coinvolte nell’export. Gli operatori sono disposti a sostenere le spese (tra l’altro potrebbero anche essere reperiti fondi tra quelli stanziati per l’Expo)
• esplorare la possibilità di attuare veri e propri “blocchi stradali fitosanitari” per verificare che il divieto di movimentazione dalla zona infetta sia realmente rispettato. E’ una procedura in vigore in molti Paesi per la mosca mediterranea, che risulterebbe di grande impatto ed eco mediatica e potrebbe dare i suoi effetti.
Altro aspetto da affrontare è quello relativo agli indennizzi per i quali, pur convenendo che non saranno risolutivi della situazione venutasi a creare, vengano comunque presi in considerazione dall'Amministrazione pubblica a sostegno dei produttori situati sia all'interno sia all'esterno della zona infetta, anche in considerazione di dover allocare la produzione in altri areali.

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