Mais, il 2019 l'anno delle fumonisine

Il 77% dei campioni analizzati ha mostrato un valore superiore ai 4mila microgrammi/chilogrammi, il livello limite per il consumo alimentare umano stabilito dall'Ue. L'intervista a Sabrina Locatelli del Crea durante la Giornata del mais 2020

Barbara Righini di Barbara Righini

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Focus anche sull'aflatossina B1, Don (Deossinivalenolo) e Zea (Zearalenone)
Fonte foto: © lovelyday12 - Adobe Stock

Un anno molto particolare il 2019, per il mais. Dal punto di vista della qualità, con particolare attenzione alla questione micotossine, l'anno appena concluso sarà ricordato per le fumonisine sopra la media. A rendere noti i dati, anche se solo preliminari, durante la 'Giornata del mais 2020', organizzata dal Crea di Bergamo, è stata la ricercatrice Sabrina Locatelli.

Come ogni anno, i campioni di granella da 43 centri di stoccaggio del Nord Italia sono stati inviati al Crea di Bergamo per le analisi, nell'ambito del progetto 'Osservatorio territoriale qualità cereali', voluto dal Mipaaf con lo scopo di migliorare gli standard qualitativi dei cereali sia nel loro aspetto merceologico sia per quanto riguarda quello sanitario.
Dei 302 campioni arrivati, ne sono stati analizzati 242, in particolare è l'area Ovest del paese quella meno rappresentata, purtroppo gli ultimi campioni sono arrivati al Crea solo pochi giorni fa. In generale però, i dati raccolti hanno una buona rappresentatività.

Il problema principale del 2019, per il mais, sono state appunto le fumonisine, micotossine prodotte da funghi Fusarium: il 77% dei campioni ha mostrato un valore superiore ai 4mila microgrammi/chilogrammi, il livello limite per il consumo alimentare umano stabilito dall'Ue. Se si guarda ai dati dal 2011, non era mai successo.

"A influire sull'andamento delle fumonisine - ha detto proprio Sabrina Locatelli del Crea - è stato il periodo piovoso di aprile-maggio 2019, subito dopo la semina. Ciò ha aiutato lo sviluppo del fungo che, alla prima occasione possibile, ha prodotto le fumonisine. A incidere anche la grande diffusione, nel 2019, della piralide. Purtroppo è stata molto difficile da contrastare per l'impossibilità di intervenire in tempi utili".
Dal punto di vista meteo, il 2019 ha avuto un andamento diverso dal 2018: si è avuto un marzo caldo e asciutto, tanto che molti agricoltori hanno seminato già a fine mese, aprile e maggio sono invece stati due mesi molto piovosi, con temperature basse, tanto da portare all'interruzione delle semine, al rallentamento dello sviluppo del mais, a casi di asfissia radicale e marciumi. Giugno è stato fra i più caldi degli ultimi anni mentre i successivi luglio e agosto, nonostante punte di temperature molto elevate, sono stati nella media meno caldi rispetto al 2018, ma anche molto più asciutti. Proprio il meteo ha un ruolo di primo piano nello sviluppo o meno di funghi e conseguentemente di micotossine.
 

Per quanto riguarda le altre micotossine monitorate, è andata meglio. Guardia sempre molto alta sull'aflatossina B1, prodotta dall'Aspergillus flavus. In questo caso il livello tenuto presente è di 20 microgrammi/chilogrammi, il massimo possibile per l'Ue in caso di utilizzo del mais nei mangimi. "Ci aspettavamo un livello alto - ha detto ancora Sabrina Locatelli - lo è stato ma non è andato oltre la media degli ultimi anni". Nel 10% dei casi è stato superato il livello di guardia, nel 2018 si era fatto molto meglio, con il 3%. Guardando però più indietro, il risultato 2019 non stupisce.

In riferimento a Don (Deossinivalenolo) e Zea (Zearalenone), il primo si è mantenuto nel 95% dei casi entro il limite stabilito dall'Ue di 1.750 microgrammi/chilogrammi, che consente l'utilizzo del mais come alimento umano; la seconda si è mantenuta al 100% entro il limite di 350 microgrammi/chilogrammi, quello per il consumo umano.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: cerealicoltura ricerca difesa video micotossine

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