Quando Bruxelles sbaglia

E' un errore considerare l'agricoltura come una nemica dell'ambiente. Un "tavolo" per il latte e una "commissione" per il grano, ma i problemi restano. Più boschi e meno agricoltura. Crescono i giovani. Pomodori, meglio del previsto

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Una selezione degli argomenti pubblicati nella settimana dal 27 settembre al 3 ottobre

L'agricoltura vista da Bruxelles

È una dura critica alle politiche ambientali dell'Europa quella che Gian Marco Centinaio affida alle pagine de "La Verità" del 27 settembre, nell'intervista raccolta da Carlo Cambi.
Oggi sottosegretario all'Agricoltura, con un passato da ministro nello stesso dicastero, Centinaio ricorda che il precedente commissario all'Agricoltura europea, Phil Hogan, era un irlandese che aveva perfettamente capito il valore della nostra biodiversità.
L'attuale commissario è un polacco, Janusz Wojciechowski, che non conosce la nostra agricoltura, così come non la conoscono la presidente Ursula von der Leyen o il suo vice Franz Timmermans.
Lo dimostra il programma Farm to Fork, come pure la proposta delle etichette a semaforo, che rappresentano entrambi una sciagura per la nostra agricoltura.
Loro pensano, continua Centinaio, che l'agricoltura e l'ambiente siano fra loro nemici, mentre se c'è qualcuno che ha a cuore gli interessi dell'ambiente sono proprio gli agricoltori.

L'intervista continua chiedendo a Centinaio qual è il suo pensiero in merito agli attacchi che vengono fatti nei confronti della dieta mediterranea dall'Onu o dall'Oms.
Più di questi, è la risposta, preoccupano gli attacchi economici che le multinazionali stanno mettendo in atto.
A questo proposito si ricorda come importanti personaggi dell'economia mondiale abbiano investito rilevanti risorse nello sviluppo di prodotti sostitutivi della carne.
Attorno al cibo, conclude l'articolo, si sta sviluppando una gigantesca guerra economica e l'obiettivo che occorre porsi è quello di difendere l'agricoltura e i territori che la esprimono.
 

Agricoltura e ambiente

C'è un settore dove la transizione ecologica è iniziata da tempo, raggiungendo importanti risultati, ed è l'agricoltura.
Lo si legge sulle pagine di "Avvenire" del 28 settembre, nell'intervista che Paolo Viana ha raccolto da Stefano Masini, docente di diritto agrario all'università di Roma Tor Vergata.
Mentre è stato ridotto l'utilizzo dei prodotti chimici, ora il settore sta avviando una svolta importante grazie alla filiera del biogas e del digestato.

Sono già 1.400 gli impianti attivi e altri e ne nasceranno non appena si sbloccherà il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sulle energie rinnovabili.
Tecnologie, si ricorda, che utilizzano le deiezioni e gli scarti degli allevamenti per produrre biocarburanti, elettricità e fertilizzanti naturali.
Importanti i vantaggi anche sul piano ambientale, in quanto verrebbe risolto il problema dei nitrati nel suolo agricolo.
Sarebbe bello, conclude l'articolo, se l'opinione pubblica prendesse atto di questo processo, ricordando che l'agricoltura assolve ad interessi collettivi producendo cibo e tutelando al contempo l'ambiente.
 

Una "Commissione" per il grano

Alla borsa merci di Matera il prezzo del grano duro è salito sino a 480 euro alla tonnellata.
Quotazioni in continua crescita, scrive Arturo Centofanti sulle pagine di "Italia Oggi" del 29 settembre, che si registrano anche sulle altre piazze di commercializzazione, come Alessandria o Milano.
A innescare queste turbolenze del mercato è la situazione produttiva mondiale, in calo del 2,1%, come denunciano le stime dell'International Grain Council.

Il raccolto Usa, si legge ancora nell'articolo, è quasi dimezzato e quello canadese segna un calo del 27%.
Un violento aumento delle quotazioni, denuncia il presidente di Italmopa, Silvio Grassi, che si somma all'aumento dei costi energetici e logistici, motivo di crescente preoccupazione per l'industria molitoria.
Il tema del caro prezzi dei cereali è ora al centro della Commissione sperimentale nazionale del grano duro appena istituita.
Fra i suoi compiti anche quello di evidenziare eventuali manovre speculative che andranno contrastate.
 

Più boschi e foreste

In 10 anni la superficie boschiva nazionale è aumentata di circa 587mila ettari e ha portato la quota complessiva di boschi e foreste a 11 milioni di ettari.
Un dato che emerge dall'ultimo inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio presentato in occasione dell'appuntamento preparatorio all'incontro Cop26 di Glasgow.
Una notizia decisamente positiva se si tiene conto della sottrazione e immagazzinamento dei gas ad effetto serra che viene attuato dalle foreste, strumenti naturali e indispensabili per mitigare i cambiamenti climatici.
Grazie a questa crescita, scrive Gaia Cesare sulle pagine de "Il Giornale" del 30 settembre, l'anidride carbonica sottratta all'atmosfera è passata da 1798 milioni di tonnellate agli attuali 2088 milioni di tonnellate.

A guidare la graduatoria delle regioni con la maggiore superficie boschiva troviamo la Toscana con il 10,4%, seguita dal Piemonte e dalla Lombardia.
Agli ultimi posti invece Puglia Val d'Aosta e Molise.
Nota negativa giunge dall'aumento degli incendi, che hanno distrutto circa 160mila ettari di bosco dall'inizio dell'anno.
L'articolo non ne fa cenno, ma va ricordato che la crescita di queste aree boschive a volte è conseguente all'abbandono delle attività agricole e di allevamento nelle zone marginali.
Un abbandono che sovente coincide con l'incuria e il degrado.
 

Giovani agricoltori crescono

In Italia nell'ultimo anno sono nate ogni giorno 17 aziende agricole guidate da giovani.
Lo scrive Annamaria Capparelli sulle pagine de "Il Quotidiano del Sud" del primo ottobre citando i dati emersi da una recente indagine.
Non solo giovani, ma anche bravi imprenditori agricoli, visto che la produzione standard per ettaro sfiora i cinquemila euro, mentre in Francia gli under 35 alla guida di una azienda agricola faticano a superare i duemila euro per ettaro.

A favorire l'interesse dei giovani per l'agricoltura è stata la pandemia, ma per consolidare questo risultato è necessario eliminare i troppi orpelli burocratici che frenano il settore.
Emblematico è quanto accade nell'erogazione dei finanziamenti per i piani di sviluppo rurale. Solo il 30% risulta infatti liquidato.
In compenso l'aumentata presenza di giovani nell'imprenditoria agricola, con punte significative nel Sud, favorisce la spinta all'innovazione, in particolare nelle tecniche per l'agricoltura di precisione, che fa risparmiare acqua carburanti e agrofarmaci.
L'articolo si conclude ricordando la proposta del presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, che invoca l'adozione di un sistema sul modello del bonus 110% per i progetti di agricoltura innovativa.
 

Pomodori, meglio del previsto

Condizioni favorevoli come l'assenza di piogge e le alte temperature hanno accelerato la maturazione del pomodoro da industria e agevolato le attività di raccolta.
Così, mentre le previsioni indicavano la produzione in 5,6 milioni di tonnellate, i consuntivi confermano una produzione di 6 milioni di tonnellate.
Lo si apprende da "Il Sole 24 Ore" del 2 ottobre, dove Silvia Marzialetti, che firma l'articolo, ricorda che con questi livelli produttivi l'Italia conquista la seconda posizione nella classifica dei produttori mondiali, alle spalle della California.

Giovanni De Angelis, direttore di Anicav, l'associazione che rappresenta oltre il 90% dell'industria privata e tre quarti della produzione totale, puntualizza che si registra un incremento di produzione di circa il 15% rispetto allo scorso anno.
Merito del maggiore investimento in ettari, ma anche della migliore resa agricola e dell'ottima qualità della materia prima.
Oltre il 60% della produzione nazionale, prosegue l'articolo, è destinata all'estero con una quota di mercato del 13% sulla produzione mondiale e del 53% su quella europea.
Con questi numeri il valore dell'industria del pomodoro in Italia potrebbe continuare a crescere superando gli attuali 3,7 miliardi di fatturato.
Dal presidente di Conserve Italia, Maurizio Gardini, la conferma di questi buoni risultati anche da parte del mondo della cooperazione.
Ora l'attenzione si sposta sull'amento dei costi di produzione, conseguenti al rincaro dell'energia, delle materie prime e dell'aumento dei prezzi dei noli marittimi.
 

Latte, che ne sarà del prezzo

Prezzi troppo bassi e costi troppo alti.
Ecco sintetizzata in queste poche parole la crisi del settore lattiero nell'articolo a firma di Andrea Zaghi sulle pagine di "Avvenire" del 3 ottobre.
Una situazione che potrebbe portare alla chiusura di molte stalle, con gravi ripercussioni anche per l'indotto.
Un pericolo che ha indotto il ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli, a riunire attorno a un tavolo i rappresentanti dell'intera filiera.

Un primo incontro al momento solo interlocutorio, valso a tratteggiare il profilo di questa crisi.
Alla sua origine l'aumento dei costi dell'energia e dell'alimentazione che hanno registrato un rialzo fra il 30 e il 50% solo negli ultimi mesi.
E poiché l'aumento di questi costi non è comprimibile, l'unica strada da perseguire può essere solo quella dell'aumento del prezzo del latte alla stalla.
Un percorso irto di ostacoli, sebbene si possa contare sulla disponibilità del mondo della cooperazione.
In ballo, conclude l'articolo, ci sono non solo i 12 milioni di tonnellate di latte prodotti, ma una fetta importante dell'agroalimentare.
"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"
Ogni lunedì uno sguardo agli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare e dell'agricoltura, letti e commentati nell'Edicola di AgroNotizie.

Nel rispetto del Diritto d'Autore, a partire dal 23 novembre 2020 non è più presente il link all'articolo recensito.

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