I mali della frutta

Gelate, siccità e cimice hanno messo in ginocchio il settore. A caccia di manodopera per i campi. Crescono i biodistretti. Riapre al pubblico il Cibus di Parma. Bene il fotovoltaico, purché non consumi terreno agricolo

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Una selezione degli argomenti pubblicati nella settimana dal 23 al 29 agosto

Un progetto per l'acqua

E' una brevissima notizia quella che "La Stampa" del 23 agosto dedica ai problemi che la siccità comporta per l'agricoltura, dove si lamentano danni per almeno un miliardo di euro a causa del lungo perdurare di giornate con temperature oltre la media stagionale.
Un tema che "La Nuova Ferrara" nello stesso giorno approfondisce analizzandone le conseguenze su frutta e verdure, come pure su mais e soia.
In sofferenza anche le stalle, in particolare quelle da latte, con le bovine che riducono la produzione a causa dello stress da eccessivo calore.
Si attendono allora con ansia le piogge, ma non saranno sufficienti i brevi acquazzoni e i temporali estivi, che al contrario possono provocare danni quando troppo intensi.

Quello della siccità, prosegue l'articolo, è un problema che non dovrebbe riguardare l'Italia, paese che con i suoi 300 miliardi di metri cubi annuali di acqua piovana può essere compreso fra quelli piovosi.
Colpa semmai della scarsa capacità di trattenere questa massa di acqua, sprecata per circa il 90%.
Si ricordano allora le proposte di Coldiretti per l'utilizzo delle risorse del Recovery Plan per la realizzazione di una rete di piccoli invasi, a basso impatto ambientale, per raccogliere l'acqua e distribuirla in modo razionale.
 

Il biodistretto

Fra il 2019 e il 2020 in Italia sono sorti 19 nuovi distretti biologici.
Partendo da questo dato Paolo Riva affronta sulle pagine del "Corriere della Sera" del 24 agosto l'evoluzione di questo settore, prendendo spunto da una recente indagine del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura).
Per spiegare cosa sono i biodistretti, l'articolo dà la parola ad Alberto Sturla, dello stesso Crea, che li descrive come "laboratori di sostenibilità ambientale, sociale ed economica".
In Italia se ne contano circa 50 e il maggior numero è concentrato in Toscana.

Sull'argomento interviene Alessandro Triantafyllidis di Aiab, l'associazione italiana di agricoltura biologica, ricordando che il biodistretto favorisce la collaborazione fra pubblico e privato, integrando al contempo la filiera agricola con quella artigianale e turistica.
L'articolo prosegue citando le esperienze realizzate nella ligure Val di Vara e in Sardegna.
Ci sono poi le iniziative in via di sviluppo come quella del biodistretto sociale delle Murge, in Puglia.
Ora si spera nelle nuove politiche comunitarie per un'ulteriore spinta alla crescita del settore.
L'articolo si conclude citando l'ottimismo di Sturla, che si dice convinto che i biodistretti rappresentino straordinari strumenti di sviluppo e sostenibilità, in particolare per molte aree marginali.
 

Il vuoto a perdere

Un emendamento al decreto "Semplificazioni" intende introdurre un sistema di cauzioni per i contenitori in vetro, oltre che per quelli in plastica e metallo, al fine di favorire il recupero e il riciclo degli stessi.
Ne scrive Enrico Netti sulle pagine de "Il Sole 24 Ore" del 25 agosto, puntando l'attenzione in particolare sul mondo della distribuzione, che si troverà ad affrontare cauzioni e rimborsi.
Pur se nell'articolo non se ne fa cenno, l'argomento potrebbe interessare da vicino numerosi prodotti agricoli, in particolare il vino, ma anche le conserve (contenitori in metallo) e l'ortofrutta (imballaggi in plastica).
Al momento a sollevare perplessità è FederDistribuzione, preoccupata che il nuovo sistema comporti maggiori costi, rimodulazione degli spazi di vendita e persino aumento della CO2 per la movimentazione dei resi.
L'articolo si conclude invocando la realizzazione di un progetto ben articolato nei modi e nei tempi, che non riconduca alla vecchia pratica del vuoto a rendere.

Restiamo sulle pagine de "Il Sole 24 Ore" del 25 agosto con l'intervento del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che reduce dal Meeting di Rimini disegna un quadro della situazione economica generale e in particolare del segmento agroalimentare.
Fra i temi toccati, quello della carenza di manodopera, proprio ora che si avvicina la stagione dei raccolti e della vendemmia.
Da qui la richiesta di una proroga dei permessi scaduti a fine luglio ai lavoratori stranieri già presenti in Italia.
E poi l'appello a realizzare le riforme, dalla pubblica amministrazione alla fiscalità, per far fronte alle richieste dell'Unione europea, nel quadro del Piano di ripresa e resilienza.
"I ritardi e i rinvii - conclude - sarebbero inaccettabili e incomprensibili."
 

C'è poca frutta

Momento difficile per la frutta estiva. Lo mette in evidenza "Il Resto del Carlino" del 26 agosto, dove Marco Principini ricorda i fattori negativi che ne condizionano i risultati, dalle gelate agli attacchi della cimice asiatica.
Ma come spiega nello stesso articolo Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese di Emilia Romagna, c'è stato un calo produttivo importante, ma i prezzi hanno tenuto.
La situazione più preoccupante è quella delle pere, con una produzione scarsa e una qualità disomogenea.
Il taglio produttivo più pesante riguarda la varierà Abate, con cali fra il 70 e l'80%.
Produzione scarsa anche per il kiwi, inferiore a quella dello scorso anno.

Gelate e cimice asiatica hanno condizionato anche la produzione frutticola di vaste aree del mantovano, come riferisce Sabrina Pinardi sulle pagine della "Gazzetta di Mantova" del 26 agosto.
Consistenti i danni, che nel caso delle pere arrivano a cali produttivi intorno all'80%.
Se per le gelate è possibile affidarsi alle assicurazioni, per i danni causati dalla cimice asiatica non resta che sperare negli aiuti pubblici.

Che quella della cimice asiatica sia stata una vera e propria invasione lo conferma sempre il 26 agosto "La Voce di Mantova" con l'articolo a firma di Nicola Antonietti.
In compenso per i danni delle gelate si spera nel dicastero agricolo, che ha reso note le modalità per richiedere gli indennizzi per le gelate della primavera 2021.
In questi giorni è atteso il relativo decreto, a seguito del quale ci saranno 45 giorni di tempo per presentare le domande.
 

Manodopera cercasi

Le fabbriche del cibo made in Italy hanno bisogno di almeno 14mila addetti fra panificatori, casari e pastai.
Se lo sguardo si allarga ai quattro anni che ci separano al 2025, l'industria alimentare dovrà cercare circa 70mila nuove figure da inserire nel suo organico.
A questi si aggiungono poi i 40mila lavoratori per la vendemmia e la raccolta delle frutta.
Una richiesta di manodopera che scaturisce dalla crescita del settore agroalimentare e che stando alle stime del presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio, aumenterà nel secondo semestre del 2021 del 15%.

E' questa una sintesi dei numeri raccontati da Micaela Cappellini sulle pagine de "Il Sole 24 Ore" del 27 agosto nel prendere in esame la "fame" di manodopera di questo settore.
A rendere difficile il reclutamento nei campi, si legge nell'articolo, è la mancata proroga dei permessi di soggiorno ai lavoratori extracomunitari già presenti in Italia e scaduti il 31 luglio.
Una recente indagine di mercato, si legge ancora, ha evidenziato che al settore della trasformazione alimentare mancano alcune figure, come i tecnici dell'organizzazione e della gestione dei processi produttivi, come pure meccanici e altre figure tecniche.
Per superare queste difficoltà Federalimentare conta sulle risorse del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), con un preciso riferimento al capitolo dedicato alle politiche del lavoro.


Riecco Cibus

Sarà l'occasione per rimodulare le produzioni alimentari, dare un aiuto all'aumento dell'export, ridurre la piaga delle imitazioni.
E' quanto promette il Cibus di Parma, che torna a dare appuntamento in presenza dal 31 agosto al 3 settembre, dopo la sospensione forzata della precedente edizione.
Ne scrive Carlo Valentini sulle pagine di "Italia Oggi" in edicola il 28 agosto.
Un'attenzione particolare sarà dedicata ai temi dell'export, dove gli operatori del settore chiedono un ruolo attivo del Governo nel contrastare le iniziative dei competitori internazionali e spegnere la miccia accesa sul fronte delle etichette a semaforo.

Altro tema al centro dei dibattiti sarà la transizione ecologica.
A questo proposito si ricordano gli effetti negativi che ha comportato la scelta statunitense nel puntare su bioetanolo e biodiesel.
Con la conseguenza di spingere alle stelle il prezzo delle materie prime.
Una scelta, ricorda Alessandro Volpi dell'Università di Pisa, che ha fatto crescere i prezzi del mais del 60% da settembre 2020 a giugno 2021.
Crescite analoghe si sono registrate per il grano, la soia, lo zucchero e persino per l'olio di palma.
I temi ambientali, conclude l'articolo, non devono penalizzare l'agricoltura, che al contrario va valorizzata.
Per questo c'è molta attesa per i summit che si terranno a Cibus, dai quali ci si augura giungano proposte concrete e condivise su indirizzi di sviluppo sostenibili.
 

Attenti a quel fotovoltaico

"Battono palmo a palmo le campagne più belle offrendo una montagna di soldi agli agricoltori sfiancati da un mercato che li mette sempre di più ai margini. Dal Veneto all'entroterra siciliano gli imprenditori vendono così la loro terra ai grandi intermediari delle aziende che vogliono realizzare mega impianti di fotovoltaico".
Inizia così l'ampio servizio firmato da Antonio Fraschilla pubblicato dal settimanale "L'Espresso" in edicola il 29 agosto per denunciare il consumo di terreno agricolo sottratto per l'installazione di impianti fotovoltaici.
Con il rischio di perdere una consistente quota delle produzioni agricole e di stravolgere il paesaggio con la concentrazione in alcune aree di pannelli fotovoltaici collocati a terra.
Complice l'Europa che chiede al nostro Paese di raddoppiare entro il 2033 la produzione elettrica da energia solare.
A disposizione ci sono anche i 4 miliardi di incentivi messi a disposizione dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, che porta ad aumentare le richieste di terreni sui quali fare le necessarie installazioni.
Un percorso favorito dalla possibilità di accelerare le procedure per autorizzare gli impianti superiori ai 10 megawatt.

Le regioni più coinvolte sono Veneto, Lazio, Sardegna, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, dove manca però una mappatura delle aree idonee.
Dovendo passare dagli attuali 21 gigawatt prodotti ai 50 gigawatt previsti per il 2033, si dovranno occupare circa 82mila ettari e sono già numerose le proposte e le domande delle aziende interessate, come viene puntualizzato nell'articolo, citando i casi specifici.
Senza consumare terreno, sarebbero disponibili circa 9mila chilometri quadrati di aree industriali dismesse, alle quali si aggiungono i tetti degli edifici non di pregio.
Il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, si legge in conclusione dell'articolo, si è detto disponibile a sostenere la realizzazione di questi impianti nelle aree industriali dismesse e per sviluppare l'agrofotovoltaico, puntando all'autosufficienza energetica delle aziende agricole, montando pannelli su stalle e capannoni, obiettivo sul quale sono stati investiti 2 miliardi di euro.
"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"
Ogni lunedì uno sguardo agli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare e dell'agricoltura, letti e commentati nell'Edicola di AgroNotizie.

Nel rispetto del Diritto d'Autore, a partire dal 23 novembre 2020 non è più presente il link all'articolo recensito.

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