Xylella, come valutare la convenienza degli innesti

Ricostruire la chioma di un olivo con marze di cultivar resilienti è consentito e nel caso degli olivi monumentali è incentivato, ma non sempre conviene. Si tratta di un tentativo da esperire su piante bimembri adulte e sane

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Abbattimenti di olivi infetti: la tecnica del sovrainnesto è stata pensata per salvare gli esemplari di pregio paesaggistico ed è soggetta ad autorizzazione
Fonte foto: © Coldiretti Puglia

La Xylella fastidiosa può essere arginata utilizzando la pratica degli innesti di marze resilienti (Fs-17 o Leccino) su tronchi di olivi di cultivar sensibili al batterio? E se la risposta è affermativa, come orientarsi per massimizzare il successo dell'operazione? Domande legittime, dato che - come si leggerà più avanti - non esistono prove scientifiche consolidate dell'utilità di questa pratica che, sostituendo la chioma di olivo con marze di cultivar resilienti, dovrebbe nel tempo rendere tutta la pianta resistente. Allo stato, infatti, esistono solo prove empiriche che avvalorano tale tesi, per lo più su piante adulte bimebri e ancora sane al momento dell'innesto.

Intanto, sulla Gazzetta ufficiale n 289 del 20 novembre 2020, è stato anche pubblicato il Decreto 16 settembre 2020 del ministro delle Politiche agricole recante "Criteri e modalità di concessione dei contributi in favore dei proprietari, detentori o possessori di terreni in cui ricadono olivi monumentali censiti, per interventi contro Xylella fastidiosa in applicazione del Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia". È il provvedimento che affida alla Regione Puglia il compito di gestire e finanziare gli innesti di resilienti su alberi monumentali, aiutando gli olivicoltori con 5 milioni di euro.
 

Finanziabili solo gli innesti di "resilienti" su olivi monumentali

Il decreto è stato già diffusamente illustrato da AgroNotizie all'atto della sua firma da parte della ministra Teresa Bellanova. E riguarda la possibilità per i possessori a vario titolo di olivi monumentali di vedersi riconosciuto l'80% della spesa derivante dagli innesti con cultivar resilienti di Fs-17 o Leccino, intensità di aiuto che sale al 100% se l'intervento è effettuato in forma aggregata. In futuro potrebbero essere utilizzate anche altre varietà, ove mai venissero dichiarate resistenti o tolleranti all'organismo specificato dal Comitato fitosanitario nazionale. Inoltre, la pratica degli innesti per la salvaguardia degli olivi monumentali verrà finanziata su tutto il territorio della Regione Puglia.

Un primo elemento di valutazione che bisogna tenere presente è che l'adesione a questo programma di aiuto, esclude la possibilità di richiedere forme alternative di aiuto per la perdita di raccolto. Non solo, gli interventi di sovrainnesto su piante monumentali - in caso esemplari infetti in zona di contenimento - sono soggetti ad autorizzazione. E vanno incontro a molteplici prescrizioni.
 

Innesti di Fs-17 e Leccino, sempre su piante adulte bimembri

Al di là dei possibili aiuti economici per eseguirla sulle piante monumentali e delle autorizzazioni necessarie, si può ben immaginare che trattasi di pratica agronomica ammessa su tutto il territorio della Regione Puglia, ancorché non finanziabile, nel caso di innesti effettuati su piante non inserite nell'elenco degli ulivi monumentali della Regione Puglia previsto dall'articolo 5 della legge regionale n 14/2007 mediante innesti con varietà resistenti/tolleranti, quali il Leccino e la Fs-17.

A questo punto - intervento finanziabile o meno - occorre capire se e quando ne valga veramente la pena. In particolare, sull'efficacia della pratica dell'innesto di cultivar resilienti su alberi, l'articolo 1 del Decreto 16 settembre 2020 al secondo comma recita: "In considerazione delle svariate osservazioni empiriche sul territorio di piante bimembri sovrainnestate da adulte e capaci di mantenere un accettabile stato vegetativo in aree infette a fortissima pressione d'inoculo, l'aiuto è diretto ad interventi, anche sperimentali, di innesto e sovra innesto realizzati con marze provenienti da ecotipi resistenti". Osservazioni empiriche su piante adulte bimembri quindi - che non bastano a costruire una verità scientifica - ma possono dare l'avvio ad una sperimentazione per tentare di attuare politiche di convivenza con la malattia, soprattutto nell'area infetta.
 

Servizio fitosanitario "evidenze scientifiche limitate"

Dal canto suo, Regione Puglia-Servizio osservatorio fitosanitario nell'atto relativo alla predisposizione del protocollo innesti del 15 novembre 2019, relativo all'attuazione della Legge regionale della Puglia n 4/2017, articolo 8, comma 7, contenente le misure a tutela degli olivi monumentali, afferma che vi sono "limitate evidenze scientifiche" che ne dimostrano l'efficacia e che non risponde degli eventuali fallimenti.

Nello specifico evidenzia che "l'operazione presenta margini di rischio non quantificabili, dovuti - tra l'altro - alla mancanza di osservazioni di lungo periodo sulla tenuta della resistenza e sulla tenuta del germoplasma delle due varietà Leccino ed FS17, attualmente individuate come resistenti (non immuni) della Xylella fastidiosa".
Affermazioni che lasciano più di qualche dubbio sulla reale efficacia della pratica, che si accompagnano ad alcune esperienze fallite in area infetta, per altro molto note.
 

Cnr-Ipsp di Bari, evidenze per piante sane e adulte

A sostegno - se pur con le dovute cautele - della pratica dell'innesto c'è il Consiglio nazionale delle ricerche - Istituto per la protezione sostenibile delle piante, sezione di Bari.

Da un parere a firma dei ricercatori dell'Ipsp-Cnr di Bari Donato Boscia e Pierfederico La Notte, inviato al dirigente generale dell'assessorato all'Agricoltura della Regione Puglia, Gianluca Nardone il 22 maggio 2019, acquisito proprio in vista della redazione del protocollo per effettuare gli innesti, si ricava che le ricerche sono ancora in corso, e che i risultati disponibili lasciano pensare che per il momento "la probabilità di riuscita dell'operazione di sostituzione della chioma mediante sovrainnesto è maggiore nel caso di piante ancora sane".

Non solo, i due esperti non esitano a dire che "per le piante infette ancora allo stato latente o al massimo con i primi sintomi iniziali la probabilità di riuscita è più bassa ma, in attesa di avere risultanze sperimentali più solide, potrebbe essere meritevole di una sperimentazione anche su larga scala". Dal parere si evince chiaramente che solo il tempo dirà se e quanto gli innesti di Leccino o Favolosa funzionino nel rigenerare le piante locali che vengono colpite o sono già infette da Xylella fastidiosa.

La Notte e Boscia erano stati richiesti del parere perché Regione Puglia con propria deliberazione del 29 novembre 2017 ha finanziato il progetto di "Ricerca e studio di germoplasma resistente per la salvaguardia del patrimonio olivicolo salentino - ResiXO" per un importo complessivo di 1,2 milioni di euro proprio al Consiglio nazionale delle ricerche-Istituto per la protezione sostenibile delle piante, sezione di Bari.

In tempi relativamente più recenti, La Notte, in un'intervista rilasciata ad AgroNotizie ha più ampiamente spiegato quali siano le reali possibilità di successo degli innesti e a quali condizioni.
 

Qualche considerazione sugli innesti

Vale la pena qui ricordare che, a patto di trovarsi di fronte ad olivi adulti, bimembri e ancora sani, gli innesti vanno effettuati - secondo il parere reso dal Cnr alla Regione Puglia - non sbrancando completamente le piante, predisponendole anche per una serie di più interventi di innesto per singolo esemplare, in modo da aumentare la velocità di ricrescita della chioma. E possono essere utilizzate le tecniche di innesto tradizionali "a pezza" e "a corona".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

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Tag: ricerca ambiente aiuti di stato Xylella fastidiosa paesaggio

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