Trasparenza e tracciabilità. Sono le parole chiave dell’olio extravergine di oliva italiano di Cno - Consorzio nazionale degli olivicoltori) e Unaprol.

Dopo i risultati, invero modesti, del regolamento comunitario 182/2009 e dopo aver incassato la cosiddetta legge salva-olio - al secolo ‘Legge Mongiello’, pubblicata in Gazzetta il 31 gennaio scorso, le due sigle che unite rappresentano circa il 90% dell’olivicoltura nazionale, hanno rilanciato.
E lo hanno fatto chiedendo l'istituzione del Sistema di qualità nazionale (Sqn) - attualmente in via di definizione da parte del Mipaaf e al vaglio della Conferenza Stato-Regioni - nell'ambito del convegno “Alta qualità tracciata: se affiora l’Italia migliora che si è tenuto a Roma nei giorni scorsi.




I numeri dell'olio

I numeri dell’olio sono importanti. Nel 2012, secondo i dati del Coi, il Consiglio oleicolo internazionale, il consumo mondiale dell’olio di oliva ha superato 3 milioni di tonnellate. Tra le nuove aree di mercato di sbocco si segnalano Australia, Russia e Cina. Gli Usa in un decennio hanno portato il loro consumo interno da 170 a 275 mila tonnellate, confermandosi il maggior mercato al consumo non tradizionale.
L’aumento che si registra è lento, mediamente pari all’1% annuo, ma costante.
Nello stesso anno, in Italia, sono stati venduti complessivamente circa 218 milioni di litri di olio per un valore di 850 milioni di euro; per le Dop si evidenzia una leggera crescita per i volumi (+1%) e una stabilità per il valore; per il bio la tendenza positiva riguarda sia i volumi, sia i valori (rispettivamente +1% e +3%).

“I numeri dicono che c’è spazio per un aumento dei consumi dell’olio extra vergine di oliva di qualità in Italia e nel mondo” sottolinea Massimo Gargano, presidente di Unaprol, che sottolinea come la quota dell’extra vergine, sul totale dell’olio di oliva confezionato nel 2011, sia arrivata al 77% dopo tre anni in cui era ferma al 76%.




Roma, Pietro Sandali, direttore generale di Unaprol

 


La battaglia per la trasparenza

"Ormai da tempo stiamo combattendo una battaglia a favore della trasparenza, della qualità e della tutela del reddito degli agricoltori. - ha dichiarato Gennaro Sicolo, presidente del Cno -. In questo modo le aziende potranno distinguere la loro offerta sullo scaffale con un prodotto che sia certificato con l'alta qualità italiana".
A conti fatti, si tratta sostanzialmente di posizionarsi in maniera coerente nella la fascia di prezzo tra i prodotti extravergine di base e i Dop e Igp; una fascia in cui il differenziale si aggira intorno al 120%.

Alla base del Cqn dovrebbero esserci rigidi parametri scientifici atti a valutare la qualità del prodotto e la certificazione stessa dovrebbe rappresentare, per dirla con le parole di Gargano: “Una corsia preferenziale che in aggiunta alla legge salva made in Italy dell'olio extra vergine di oliva recentemente entrata in vigore, potrà far affiorare quella qualità diversa e distintiva del nostro olio rispetto agli standard stabiliti dalla regolamentazione comunitaria vigente sulla denominazione di origine obbligatoria in etichetta e sui claims salutistici".



La "Legge Mongiello" diventa un caso

Proprio la Legge Mongiello, tanto osannata da Unaprol, Cno e Coldiretti, ha però generato all’interno della filiera una querelle difficilmente risolvibile, al punto che i rappresentanti dell’industria olearia ne hanno richiesto e ottenuto la sospensione da parte della Commissione europea.

Non la pensa così Gargano che, a margine del convegno, ha dichiarato che la legge si limita a interpretare in senso più restrittivo la normativa europea.
Secondo il presidente di Unaprol, promulgando la legge nonostante la Commissione avesse già dichiarato sospeso per un anno il relativo disegno, il nostro governo non ha fatto altro che esercitare una delle prerogative concesse a ogni Stato membro.
I tanto osteggiati elementi dei nuovi vincoli sul contenuto di alchil esteri e sul ruolo dei Comitati di assaggio (panel test), vero casus belli, non sarebbero infine neanche da inserire nella discussione, in quanto riferibili non alla Legge Mongiello ma al “Decreto Sviluppo”.






Massimo Gargano, presidente Unaprol

 

In ogni caso, comunque, la sospensione del disegno di legge che, lo ricordiamo, era stato considerato in contrasto con la normativa comunitaria, non si trasferirebbe automaticamente alla legge promulgata ancorché questa si componga integralmente di un testo identico a quello già sospeso.

Per ottenere una sospensione della norma, dunque, servirebbe quantomeno un nuovo ricorso, che molto probabilmente sarà presentato da quegli stessi rappresentanti dell’industria che il presidente del Cno, Gennaro Sicolo, non ha esitato a definire “retrograda e parassitaria” e in cui, come rimarcato da Gargano, ci sarebbero “industriali serissimi che tentano di fare il loro mestiere e altri personaggi che rappresentano un piccolo mondo antico che vive su rendite, per difendere le quali si oppongono all’evoluzione naturale. Facendo danni”.

La questione è intricata e la battaglia interna viene combattuta, oltre che con un linguaggio da gentiluomini, a colpi di tecnicismi legali nei quali preferiamo non addentrarci.
Non possiamo tuttavia fare a meno di chiederci come ci si possa aspettare di ottenere qualcosa dall’Europa quando ci si presenta come un Paese in cui non si riesce a trovare un accordo neanche nell’ambito di una singola filiera del panorama agricolo e in cui l’unica legge di iniziativa parlamentare varata in un anno di attività del governo viene bocciata dalla Commissione europea.  


Ma Catania è soddisfatto

Sul tema specifico di ricorsi, controricorsi, appelli e via di seguito non si è addentrato neanche il ministro Mario Catania nel suo breve intervento, durante il quale si è dichiarato tuttavia “particolarmente soddisfatto” per quanto nel settore dell’olio è stato fatto nel corso dell’ultimo anno.
Motivo di tanta soddisfazione è da attribuire alla “sterzata a una situazione cristallizzata” che il governo avrebbe dato, combattendo ferocemente le frodi e riducendo lo strapotere dell’industria nei confronti dei produttori italiani.
“Siamo pronti a un nuovo salto culturale e comunicativo che dovrà portare l’olio a percorrere la stesso sentiero di qualificazione e differenziazione già seguito dal vino”, ha concluso Catania.