Benvenuto fra campi e stalle, ministro Galan

Si è abilmente sottratto alle prime scaramucce sugli Ogm, ma il vero confronto sarà con la crisi e con le decisioni in tema di politica agricola comunitaria

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 9 anni fa

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Il passaggio delle consegne fra Luca Zaia (a sinistra) e Giancarlo Galan (a destra)

Giancarlo Galan, finalmente. E’ così finito il balletto di candidati alla poltrona di ministro dell’Agricoltura che si era scatenato all’indomani della nomina di Luca Zaia alla presidenza della Regione Veneto e della sua conseguente rinuncia al ruolo di ministro. Alle 10 del mattino del 16 aprile Giancarlo Galan ha prestato il rituale giuramento nelle mani del capo dello Stato per recarsi subito dopo nella sede del ministero per il passaggio di consegne e poi al suo primo Consiglio dei Ministri, nel primo pomeriggio. Messe in disparte le iniziali ritrosie a occuparsi di agricoltura, Galan ha poi accettato, con entusiasmo e persino con un po’ di emozione, ha tenuto a precisare, il nuovo ruolo.

 

Molte attese

Benvenuto in agricoltura allora, ministro Galan, e si prepari a essere tirato per la giacca da chi le chiede di rimanere sulla strada già tracciata da Zaia, e chi invece vorrebbe un radicale cambiamento di rotta. Qualcuno, inevitabilmente, non potrà essere accontentato. Intanto, abilmente, si è smarcato dalla contrapposizione fra fautori e antagonisti degli Ogm, dichiarando che si rimetteva alle decisioni prese dal Governo, prendendo atto che già era stato firmato un decreto che blocca la coltivazione del mais Ogm. Sono così naufragate sul nascere le speranze di chi sperava che l’avvento del nuovo ministro avrebbe cambiato le carte in tavola. Speranze fondate, perché Galan nei confronti degli Ogm ha più volte dichiarato la sua apertura. Basta leggere le sue dichiarazioni affidate a un articolo pubblicato nel 2003 su “Il Riformista” per averne conferma. Intanto il neo ministro incassa il plauso di Coldiretti, che del no agli Ogm ha fatto una sua bandiera e consensi arrivano anche da Cia che al neo ministro fa arrivare la  richiesta di una “conferenza nazionale dell’agricoltura” dalla quale tracciare una nuova politica agricola per l’Italia. A parere di Confagricoltura agli agricoltori italiani deve essere data possibilità di "competere efficacemente sui mercati internazionali" (tradotto dal politichese, qui servono gli Ogm…) e Galan saprà dare risposte di “sostanza, ponderate e autorevoli”.  L'esperienza politica e manageriale dell'ex Governatore del Veneto potrà essere determinate per il settore agricolo, questa almeno è la convinzione dei vertici di Copagri.
Nel lungo elenco di messaggi di benvenuto e di auspici di buon lavoro che da ogni angolo dell'agricoltura sono stati indirizzati al nuovo ministro, c'è anche quello di Paolo De Castro, che già occupò lo scranno di via XX Settembre e che ora siede sulla poltrona di presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo. E De Castro si è detto convinto che con Galan si possa aprire una proficua stagione di collaborazione istituzionale nell'interesse delle imprese agroalimentari italiane. Venendo da un profondo conoscitore delle “cose” agricole, qual'è De Castro, c'è da credere che questa apertura possa essere il tratto distintivo del ministero a guida Galan.

 

I nodi da affrontare

Di apertura e disponibilità al dialogo ce ne sarà bisogno per dirimere le questioni ancora in sospeso, con al primo posto la crisi di mercato che ha colpito in modo trasversale un po' tutti i comparti agricoli. Quale via si imboccherà? Il neo ministro potrebbe puntare a una più efficace gestione dei fondi destinati ai piani di sviluppo rurale, ma questa materia, si sa, è nelle mani delle Regioni piuttosto che in quelle del ministro. Oppure potrà favorire un riequilibrio della catena del valore nelle filiere agricole, oggi squilibrate a vantaggio della distribuzione. Facile a dirsi, ma assai complicato da realizzare. L'alternativa è favorire l'ingresso dei produttori in nuove strutture di distribuzione. Ma c'è da giurare che non mancheranno gli ostacoli. Più facile la partita della difesa del “Made in Italy”, già avviata dal suo predecessore, ma sulla promozione all'estero dei nostri prodotti c'è molto da fare e i soldi sono pochi. Servirà volontà, determinazione e fantasia e le esperienze maturate in passato da Galan come dirigente di Publitalia potranno forse tornare utili. Intanto il ministro può già avvantaggiarsi del miglioramento del mercato del latte e dei formaggi. Non ne ha alcun merito, se non quello di essere arrivato al momento giusto. Ma un po' di fortuna, e non solo in politica, serve eccome. E allora buona fortuna e non solo buon lavoro, ministro Galan.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: pac organizzazioni agricole politica agricola

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