Ricerca e agrofarmaci per la competitività dell'agricoltura italiana

Si è svolta a Roma l'assemblea di Agrofarma. Sicurezza alimentare, informazione e assistenza all'agricoltura i temi al centro della discussione

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Da sinistra: Alessandro Dal Piaz, direttore Assomela; Giuseppe Blasi, Dg Sviluppo rurale Mipaaf; Luigi Radaelli, presidente Agrofarma; Stefano Folli, Sole 24 Ore; Silvio Borrello, Dg Sicurezza degli Alimenti ministero della Salute; Diego Planeta, Azienda Planeta; Giorgio Mercuri, presidente Coop Giardinetto

Con lo slogan “Proteggiamo l’uomo, il raccolto e la natura” si è svolta a Roma l’Assemblea annuale degli associati Agrofarma, sul tema “Ricerca e agrofarmaci, fattore determinante per la competitività dell’agricoltura italiana”

L’occasione ideale per presentare la “Ricerca & Sviluppo” delle aziende associate, quale fattore determinante alla crescita del settore agricolo e dell’economia italiana in generale. Infatti gli investimenti nella “Ricerca & Sviluppo” del settore degli agrofarmaci rappresentano circa il 6% del suo fatturato complessivo delle aziende (45 milioni di € su circa 750 milioni di € di fatturato 2008) mentre gli addetti impegnati nell’attività di ricerca rappresentano circa il 14% del totale di quelli del settore, l’85% dei quali ricercatori a tempo pieno.
Si tratta di una vera e propria “Ricerca made in Italy” che produce ricchezza e conoscenza e che contribuisce a sostenere l’eccellenza dell'agricoltura riducendo la 'fuga di cervelli' che affligge molti settori della ricerca.
Luigi Radaelli, appena riconfermato presidente dell’Associazione, ha rilevato come l’agricoltura sia stata rimessa in primo piano a seguito della crisi dei mercati economici e finanziari, in particolare per la sua primaria funzione di sfamare una popolazione in costante crescita. Ma tra qualche anno, per potere soddisfare questo elementare fabbisogno agli attuali livelli produttivi, sarebbe necessario mettere a coltivazione una superficie pari all’intero territorio indiano: una vera utopia. Meglio investire nel miglioramento dell’efficienza e della produttività delle terre attualmente destinate alla produzione, con un uso responsabile e sostenibile dei mezzi tecnici a disposizione.

Sul fronte interno oggi l’Italia importa circa il 30% di mais e ben il 50% del grano; inoltre i prodotti tipici italiani sono di gran lunga quelli più contraffatti al mondo. Sarebbero sufficienti questi due aspetti per capire come l’agricoltura italiana abbia grosse opportunità di crescita, sia nell’ambito delle commodities alimentari, sia nel settore dei prodotti tipici, dei quali nel mondo esiste una contraffazione tale da poter potenzialmente consentire di sestuplicare le esportazioni nazionali unicamente per rimpiazzare i prodotti contraffatti.
Sicurezza alimentare, informazione e assistenza all’agricoltura e all’intera filiera sono stati gli argomenti maggiormente presi in esame dai relatori che hanno partecipato alla Tavola rotonda moderata da Stefano Folli, del Sole 24 Ore.
 
Secondo Silvio Borrello (Direttore generale Sicurezza degli alimenti e nutrizione del ministero della Salute) l’Italia è il paese con il maggior numero di controlli sui prodotti alimentari al consumo in tutta l’Europa e solo lo 0,9% presenta qualche livello di irregolarità. A ulteriore garanzia dei consumatori, l’anno scorso è terminato il processo di revisione europea degli agrofarmaci. Il recepimento della nuova Direttiva ha consentito l’introduzione di 85 nuove sostanze attive (con migliore profilo ecotossicologico), la messa in sicurezza di 250 sostanze attive (per le quali sono stati prodotti nuovi dossier registrativi) mentre sono state ritirate definitivamente dal commercio 680 sostanze attive ritenute meno sicure di quelle attuali.
Oggi l’agricoltura Italiana può contare su 335 sostanze attive utilizzabili, contro le circa 1.000 di qualche anno fa.
Sotto il profilo operativo, il ministero della Salute sta procedendo alla semplificazione delle procedure registrative, che entro l’anno verranno effettuate tutte in via informatico. “E’ una precisa volontà del ministro e sono in grado di garantirlo; metteremmo a rischio la nostra direzione generale e l’attività del gruppo che si occupa di attivare questa specifica attività”.
Per Giuseppe Blasi (Direttore generale Sviluppo rurale, infrastrutture e servizi del ministero delle Politiche agricole e forestali), l’intero settore è decisamente “più avanti” di quanto si è in grado di comunicare all’esterno. “Siamo la nazione con il maggiore superficie agricola (2,2 milioni di ettari) coltivate con tecniche a basso impatto ambientale. Molto sforzo andrà fatto per comunicarlo ai consumatori”, ha affermato.
Alessandro Dal Piaz (Direttore Assomela) ha spiegato come la sua associazione stia lavorando per fare “corretta informazione”, specialmente nei confronti dei media “generalisti” che non sanno nulla di agricoltura e ne parlano solo per enfatizzare le criticità.
Secondo Dal Piaz tre sono state le fasi dell’evoluzione della tecnica colturale, specialmente nella difesa delle colture:
- tra il 1980 e il 1985 è nata la difesa integrata con obiettivo di ridurre l’impiego di sostanze attive considerate più tossiche (ora non più utilizzabili in Europa);
- di seguito si è lavorato molto nella formazione degli operatori, nella certificazione dei processi e nel controllo delle attrezzature;
- oggi è in fase di avvio la terza fase: passare dal tecnicismo di chi fa e sa, alla divulgazione sociale delle capacità e modalità produttive.
E’ necessario spiegare ad una “comunità non agricola” come i “produttori agricoli” abbiano cambiato il loro modo di produrre negli ultimi 30 anni: dovrà essere fermata l’emotività per dare spazio alla conoscenza e alle informazioni. Secondo Dal Piaz “è necessario integrare il modo di comunicare, coinvolgendo Dg Sanco, Efsa, ministeri ed enti che operano a fianco dell’agricoltura (come la medicina o l’ecologia)”.

Ad esempio, nella bassa Val di Non dove da 40 anni si fa melicoltura intensiva, sono tornati i vari rapaci. Questo è un indice comunicabile che dimostra come industria e agricoltura lavorino a tutela dell’ambiente. Altro indicatore: la presenza di lepri in uno specifico territorio. Ne sono state censite 250 nel 1965, 70 nel 1990 mentre oggi, con l’utilizzo di tecniche di produzione integrata, si è tornati a 220-230 capi.

Per Dal Piaz la produzione integrata deve passare da semplice “integrazione di mezzi di difesa” a “integrazione tra le componenti della società”.
Giorgio Mercuri (Presidente Cooperativa orticola Giardinetto e vicepresidente Apo Foggia) ha portato il punto di vista delle imprese agricole. Secondo Mercuri lo sforzo profuso per aumentare il consumo di ortofrutta e valorizzarne le caratteristiche alimentari e salutari, devono essere sfruttate come vantaggio competitivo per favorire lo sviluppo delle singole aziende agricole.
Molto apprezzato dagli agricoltori lo sforzo delle aziende agrochimiche per rendere più semplice e al contempo sicuro l’uso dei mezzi di difesa; da parte degli agricoltori c’è una tale consapevolezza di come viene svolto bene il lavoro che gli stessi vorrebbero “mettere la faccia” accanto ai propri prodotti, grazie a rintracciabilità e certificazione.
Secondo Diego Planeta (Azienda Planeta), agricoltore da 51 anni ,“in molti hanno la memoria corta: fino a qualche decennio anno fa in campagna si moriva di fame e di malattie e solo grazie agli agrofarmaci oggi si produce di più e con livelli di sicurezza alimentare impensabili solo alla fine degli anni 70”.

Per ricordare questo sarebbe necessario comunicare meglio “il positivo” e spiegare l’impatto reale di quanto compare qualcosa di negativo. Ma l’agricoltura, ancora oggi, non ha i mezzi, è troppo frammentata e non sa comunicare al grande pubblico.
 
A cura di Ivano Valmori, Direttore di Agronotizie

Fonte: Agronotizie

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