Piano olivicolo nazionale, la proposta del Mipaaf

Presentate alla filiera le linee guida per aumentare l'efficienza delle imprese e lo sviluppo del settore. Il documento comprende un capitolo su finanziamenti e risorse. Soddisfazione delle organizzazioni agricole

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

Scopri tutte le notizie aggiornate sull'agricoltura, puoi trovarle con la ricerca articoli.

Olive_350.jpg

Piano olivicolo, la proposta del Mipaaf alla filiera

Una proposta per il settore olivicolo-oleario nazionale che punti a migliorare l'efficienza delle imprese sui mercati e a salvaguardare l'olivicoltura marginale. E' l'obiettivo della Piano olivicolo nazionale presentato nei giorni scorsi dal Mipaaf - Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali all'intero settore.
La proposta ha una prospettiva pluriennale di ampio raggio e affronta quattro aspetti fondamentali per la filiera: lo scenario economico della produzione italiana nel panorama mondiale; le strategie di filiera; le priorità d'azione e le risorse ecnomiche a disposizione (circa 10 milioni di euro).
 
"L'impegno del Mipaaf di riscrivere il progetto di sviluppo dell'olivicoltura italiana è encomiabile e avrà un effetto positivo sul mercato di qualità dell'olio extra vergine di oliva 100% made in Italy". Lo ha detto Massimo Gargano presidente di Unaprol - consorzio olivicolo italiano che giudica positivamente la convocazione del tavolo di filiera del settore olivicolo. Il documento di lavoro del Dipartimento delle Politiche di sviluppo economico e rurale prevede diverse tipologie di investimenti diretti da parte del ministero e delle istituzioni collegate con fondi nazionali, nonché delle Regioni, attraverso l'utilizzo di risorse rivenienti dall'applicazione delle misure dei vari Psr regionali.
Nell'ipotesi di nuovo Piano olivicolo nazionale sono previste misure di sostegno a favore delle aziende olivicole, di finanziamento delle politiche di comunicazione e promozione, che saranno accompagnati da investimenti e interventi per migliorare l'efficienza delle filiere di prodotto e per finanziare la ricerca. "E l'occasione che il settore aspettava da oltre un decennio - ha aggiunto Gargano - e ora che la norma sull'etichettatura obbligatoria è stata approvata in Europa e contribuirà a creare rapporti più correnti all'interno del sistema, vi sono tutte le condizioni per far ripartire il motore dello sviluppo dei mille diversi territori italiani". Le aziende olivicole rappresentano circa il 45% di tutte le aziende agricole a livello nazionale e il valore della produzione oleicola ai prezzi base sfiora i 2,5 miliardi di euro all'anno.
 
"Il nuovo progetto di sviluppo dell'olivicoltura italiana promosso costituisce uno strumento indispensabile per il rilancio del settore - sottolinea Confeuro -. Se ben coordinato, potrebbe costituire l'occasione non solo per ottenere maggiori ricadute economiche in favore del comparto, bensì grazie al suo miglioramento qualitativo, di poter ristrutturare e rilanciare, opportunamente, l'intera filiera oleicola".
 
"Il Piano olivicolo nazionale deve rispondere in modo concreto alle esigenze dei produttori e per la sua definitiva stesura devono essere coinvolte da subito le Regioni proprio per condividere gli obiettivi strategici. Coerentemente con tali obiettivi vanno aggiornati gli indirizzi per il settore nei Piani di sviluppo rurale regionali". E’ quanto sottolienato dalla Cia - Confederazione italiana agricoltori, che evidenzia la necessità che il documento finale sia il prodotto di uno sforzo comune per tentare una lettura e una programmazione del settore in grado di precorrere i tempi, nello sforzo di prevenire le possibili evoluzioni sia del sistema economico generale sia quelle dello specifico settore. Proprio per questo motivo serve un atto di indirizzo, valido sia per le politiche nazionali che regionali, modificabile secondo necessità o emergenze congiunturali. Nel sottolineare che la riduzione dei costi e la semplificazione restano elementi irrinunciabili per la competitività delle aziende agricole, l'organizzazione sottolinea che nel Piano la promozione abbia un ruolo di primaria importanza. Non deve essere, però, uno strumento a se stante, ma da abbinare alle risorse nazionali e regionali su obiettivi condivisi, che valorizzino l’olio “made in Italy” nelle sue articolazioni territoriali, nella tracciabilità, nella fidelizzazione del consumatore sulle qualità intrinseche delle produzioni.

 

"Questo documento costituisce un importante punto di partenza, perché permette di ragionare su una serie di elementi che caratterizzano il settore e quindi di poter individuare una serie di azioni utili alle esigenze reali degli olivicoltori e della olivicoltura italiana" si legge su Il punto Coldiretti. "Le prime indicazioni di merito avanzate in sede ministeriale da parte della nostra Confederazione hanno evidenziato la necessità di avere un piano organico di programmazione triennale che tenga presente l’attuale realtà olivicola nella fase della produzione, della trasformazione, del rapporto con il mercato".
In particolare, è stato rilevato uno scenario di settore predisposto con dati inadeguati, ma anche la necessità di un’armonizzazione delle procedure e delle metodologie di ricerca, affinché si possano produrre dati affidabili per tutte le realtà di filiera. Coldiretti ritiene che ci sia bisogno di ragionare con più coraggio nell’individuazione delle diverse tipologie di olivicolture esistenti sul territorio (ambientale, potenzialmente competitiva, da reddito), in quanto tutte da sostenere.
Per quanto riguarda la necessità di integrazione della filiera, "si è rilevato che il sistema olivicolo nazionale è abbastanza differenziato; il problema non sta quindi in una netta differenziazione tra filiera corta e/o lunga, ma nella necessità di elevare la redditività delle aziende olivicole attraverso la valorizzazione della qualità dell’olio italiano".
Un capitolo importante è quello della promozione, che nasce dall’esigenza di far conoscere ai consumatori le reali caratteristiche degli oli extravergini e vergini di origine italiana. Questo strumento – oltre che essere inserito nel contesto del piano, con i relativi capitoli di spesa – deve partire subito (sono disponibili 2,6 milioni di euro) per un periodo quadriennale, in modo che non ci siano interruzioni nei prossimi anni. "Il capitolo finanziamenti appare poco consistente - sottolinea Coldiretti - perché non sono ancora certe le risorse aggiuntive rispetto a quelle già previste in altri strumenti (come Psr, Contratti di filiera, Fas); il loro utilizzo risulterà particolarmente difficile se non ci sarà uno stretto coordinamento tra il Mipaaf e le Regioni".

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 234.316 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner