Prodotti alimentari, l'inflazione vola a +4,7%

Secondo i dati Istat aumentano i prezzi al consumo nel mese di novembre. Levata di scudi delle organizzazioni agricole che chiedono interventi sulla filiera

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Istat, aumentano i prezzi dei prodotti agroalimentari

Nel mese di novembre l'indice nazionale dei prezzi al consumo (comprensivo dei tabacchi) è stato pari a 137,1, con una variazione di -0,4% rispetto al mese di ottobre e una variazione di +2,7 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Al netto dei tabacchi l'indice, pari a 136,5, ha presentato nel mese di novembre  una variazione congiunturale di meno 0,4% e una variazione tendenziale di +2,6%. E' quanto emerge dai dati sull'inflazione a novembre diffusi dall'Istat. Per quanto riguarda il capitolo "prodotti alimentari e bevande analcoliche", a novembre rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, si è registrato un incremento tendenziale del 4,7%.
 
"E' scandaloso che il dimezzamento del prezzo del grano dall'inizio dell'anno, oltre ad aver provocato una situazione drammatica nelle campagne dove non si riescono a coprire i costi della coltivazione (+61% per i concimi), non abbia portato alcun beneficio ai consumatori di pasta che continua ad aumentare in modo vertiginoso sia a livello tendenziale (+29,8%) che congiunturale (+0,3%) in controtendenza con l'andamento generale. E' quanto afferma Coldiretti, sottolienando che per effetto dei rincari, gli italiani spenderanno solo per l'acquisto di pane, pasta e derivati dei cereali 3,4 miliardi in piuùnel 2008, per un valore di circa 140 euro per famiglia. "Con il crollo delle quotazioni del grano a valori più bassi di 20 anni fa si è spaventosamente allargata la forbice dei prezzi dal campo alla tavola con il prezzo pagato agli agricoltori per il grano duro che è sceso attorno a 0,22 euro al chilo, mentre quello della pasta è salito a 1,6 euro al chilo, secondo il servizio sms consumatori del ministero delle Politiche agricole". Secondo Coldiretti è necessario intervenire sulla trasparenza nel percorso che porta il prodotto dal campo alla tavola sia sui prezzi che sull'origine del prodotto per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli.
 
"I rincari dei prezzi alimentari svuotano il carrello della spesa e per gli italiani a tavola si chiude un 2008 con il segno negativo. I consumi, secondo le prime stime, dovrebbero diminuire del 3,5% rispetto al 2007, mentre la spesa mensile, in termini monetari, dovrebbe crescere del 2,6% (482 euro contro i 470 euro del 2007)". Lo sottolinea la Cia. I prezzi agricoli alla produzione ad ottobre scorso sono diminuiti del 6,8% rispetto allo stesso periodo del 2007. Lo stesso andamento, non si è avuto nei vari passaggi della filiera e i prodotti alimentari non hanno avuto, al dettaglio, la stessa flessione. Si registrano lievi correzioni al ribasso: si è passati dal +5,2% di ottobre al +4,7% di novembre con i listini che, nel complesso, hanno mantenuto livelli eccessivamente alti e alcune quotazioni non trovano alcuna giustificazione. Secondo la Cia dovrebbero risultare in crescita prodotti come la pasta (+1,3%), nonostante la forte lievitazione dei prezzi fin adesso registrata, la carne avicola (+5,2%), il latte e i suoi derivati (+0,7%).
 
"Nonostante le quotazioni dei prodotti agricoli all'origine continuino a scendere, non si colgono adeguati segnali di rientro dei prezzi al consumo degli alimenti". Lo dice Confagricoltura. In particolare per pane e derivati dai cereali l'incremento, novembre su ottobre 2008, è dello 0,2%, per la pasta di semola di grano duro dello 0,3%, per le carni dello 0,2%, per i lattiero-caseari ed uova dello 0,1%. Scendono le quotazioni dei prodotti agricoli all'origine: i prezzi medi cereali, secondo le rilevazioni Ismea, sono calati fra ottobre e novembre del 14,6% per il frumento duro, del 6,9% per il frumento tenero, del 7,7% per il risone. Diminuzioni si registrano anche per frutta ed ortaggi di stagione: carciofi (-31%), cavoli e broccoli (-47,6%), carote (-3,3%), cipolle (-1,7%), finocchi (-13,9%), lattuga (-10,6%), clementine (-38,8%); per alcuni prodotti del comparto lattiero-caseario; per gli animali e le carni e anche per il settore vitivinicolo, con i vini igt bianchi che subiscono una diminuzione dello 0,8% e i vini igt rossi dell'1,1%.
 
"Serve un intervento straordinario per razionalizzare la filiera agroalimentare e porre fine alle speculazioni che sono in atto sui beni di prima necessità". Lo ha detto il Capogruppo del Pd in Commissione Agricoltura della Camera, Nicodemo Oliverio. "I dati - ha sottolineato Oliverio - meriterebbero attenzioni e risposte immediate da parte del Governo che invece continua ad essere completamente assente". "Non eèaccettabile - ha aggiunto - che davanti ad un dimezzamento del prezzo del grano e ad una sostanziale riduzione di quelli energetici la pasta continui ad aumentare". "Gli annunci del ministro Zaia servono a poco e continuano a cadere nel vuoto. L'Esecutivo deve darsi una svegliata ed intervenire per correggere le speculazioni in atto accogliendo le proposte del pd depositate alla camera che prevedono precisi interventi per incentivare le organizzazioni dei produttori ad investire sulla riduzione della filiera".  
  
"E' la solita solfa che dura da diversi mesi e nessuno, le istituzioni in primis, fa niente o quasi niente per riequilibrare il mercato delle produzioni agroalimentari". Lo afferma la Confeuro, commentando i dati Istat che danno conto di un continuo aumento dei prezzi alimentari. Confeuro critica a questo proposito il ministro delle Politiche agricole Zaia a suo avviso troppo attento alle questioni inerenti il comparto latte e troppo poco al resto delle problematiche che interessano il mondo agricolo.

Fonte: Agrapress

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