Redditività in calo per i suini

In dicembre la discesa dei prezzi e l'aumento dei costi hanno eroso i margini degli allevamenti, che restano tuttavia più alti rispetto all'anno precedente. Lo evidenziano le analisi del Crefis

suini-lettiera-paglia-k-state-research.jpg

L'aumento di mais e orzo ha fatto lievitare i costi dell'alimentazione
Fonte foto: K-State Research

Chiusura d'anno in negativo per la suinicoltura italiana, sia in termini di redditività sia di prezzi. A dicembre, infatti, l'indice di redditività calcolato dal Crefis, il Centro di ricerche economiche dell'Uiversità Cattolica di Piacenza diretto da Gabriele Canali, ha segnato un peggioramento dell'1,5% rispetto a novembre.
Da evidenziare, tuttavia, che dal punto di vista tendenziale, ovvero rispetto al dicembre 2016, la variazione dell'indice resta sensibilmente positiva (+ 5,6%).
 

Alimenti più cari

L'andamento negativo congiunturale della remuneratività degli allevamenti è da attribuirsi in parte all'aumento a fine anno di alcuni costi alimentari (segnatamente mais e orzo), ma soprattutto al calo dei prezzi dei suini.

A dicembre, rispetto a novembre, la quotazione media mensile dei capi pesanti da macello è scesa a Modena dell'1,9%, fermandosi a 1,668 euro/chilogrammo. Un prezzo che risulta comunque più elevato del 2,5% rispetto a quanto registrato a fine 2016.

Ancora a dicembre risulta in ripresa, dopo diversi mesi al ribasso, il mercato dei suinetti da allevamento, con quotazioni che a Modena hanno raggiunto i 2,914 euro/chilogrammo, ovvero il 3,8% in più rispetto a novembre, e +14,8% rispetto al dicembre 2016.
 

Segno più per i macelli...

Il calo dei prezzi dei suini pesanti, d’altro canto, ha favorito una buona performance economica dell'industria italiana della macellazione.
L'indice Crefis di redditività di questa fase della filiera cresce a dicembre del 2,2% su novembre, ma rimane molto negativo (-12,1%) rispetto al dicembre 2016.

Oltre al calo dei costi per l'approvvigionamento dei suini da macello, i macellatori hanno goduto a dicembre di condizioni favorevoli di mercato ma solo per i lombi freschi, che nella variante "taglio Padova" sono stati quotati alla Cun 3,700 euro/chilogrammo (+10,4% su novembre).

In calo, invece, sempre a dicembre i prezzi delle cosce fresche pesanti, sia quelle destinate al circuito Dop (5,268 euro/chilogrammo, -2,7% su base congiunturale), sia quelle indirizzate al prodotto generico (3,878 euro/chilogrammo, -3,5%). In generale negative anche le variazioni tendenziali.
 

… e per gli stagionatori

In aumento a dicembre, rispetto a novembre, la redditività della stagionatura dei prosciutti pesanti: +1% per i Dop e +4,3% per i non tutelati.

Si tratta di un dato positivo dovuto alle condizioni favorevoli di acquisto delle cosce fresche (il semilavorato per la stagionatura) risalenti a un anno prima.
Da un punto di vista tendenziale la remuneratività della stagionatura è ancora in sensibile contrazione: -13,6% per i Dop, -9,7% per generici.
 

Stabili i prosciutti

Da segnalare che il differenziale di redditività tra filiera del prosciutto Dop e generico, indice indiretto della "normalità" economica delle filiere, rimane positivo (+12,7%), ma da mesi va riducendosi.

Per quanto riguarda i mercati dei prosciutti stagionati, a dicembre le quotazioni del Prosciutto di Parma pesante sono rimaste stabili, con valori confermati a 10,500 euro/chilogrammo (+1,7% su base tendenziale); invariato a 13,700 euro/chilogrammo anche il prezzo del prosciutto di San Daniele (+3,8% rispetto a dicembre 2016).

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 209.517 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner