Le crisi, si sa, aumentano la voglia di partecipazione. Si riempiono le fiere e si affollano le sale convegni. Luoghi dove è possibile dibattere i problemi e cercare, quando possibile, vie d'uscita. Alla regola non si è sottratta la 51esima edizione della Rassegna suinicola internazionale di suinicoltura che si è svolta a Reggio Emilia dal 14 al 16 aprile. Le difficoltà che da tempo affliggono il settore sono così state al centro della manifestazione, catalizzando l'attenzione dei 12mila visitatori che hanno diviso la loro attenzione fra i dibattiti e i numerosi stand (230 il numero degli espositori presenti) dai quali le aziende del settore hanno messo in mostra mezzi, attrezzature e proposte per gli allevamenti dei suini. Affollato, e non poteva essere diversamente, l'incontro con il ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano. Ospite del grande stand allestito dall'Associazione nazionale allevatori suini (Anas), al ministro va riconosciuto il “coraggio” della disponibilità al confronto con un settore in forte difficoltà e dunque in attesa di risposte precise. Risposte difficili da formulare, tanto più per un ministro fresco di nomina e sino a ieri lontano dai temi dell’agricoltura. Inesperienza che non gli ha impedito di schierarsi con determinazione contro gli Ogm. “Non per motivazioni scientifiche”, ha tenuto a precisare il ministro di fronte ai suinicoltori riuniti a Reggio Emilia, ma per una valutazione di opportunità. I consumatori di tutto il mondo, ha sostenuto Romano, sono alla ricerca di qualità e salubrità e si dicono contrari agli Ogm. Garantendo filiere Ogm free i prodotti italiani si troveranno in una posizione di vantaggio sui mercati mondiali. Questa la tesi. Che non ha convinto tutti, come sempre capita quando si parla di Ogm.

 

Primo, programmare

Entrando nel merito dei problemi del settore, il ministro ha ribadito l’esigenza di uscire dalla gestione delle emergenze per entrare in una fase di programmazione e di definizione delle strategie politiche che accompagnino le scelte in campo agricolo. Le scelte devono essere quelle della protezione della qualità e in questo ambito l’etichettatura dei prodotti suini è fondamentale. Su questo tema bisogna però registrare la posizione critica di molti Paesi europei, disponibili però a dare il via libera all'etichettatura delle sole carni suine che potrebbero così avere l'indicazione dell'origine. Gran parte della carne suina consumata in Italia è però di importazione (i nostri suini pesanti vanno al circuito della trasformazione) ed è giunto il momento di diversificare le nostra produzione dando spazio al suino leggero per la produzione di carne fresca. Duplice il vantaggio, un alleggerimento nella produzione del suino pesante, oggi superiore alle richieste dell'industria e all'origine della crisi, e una riduzione della nostra dipendenza dal prodotto di importazione che copre il 40% dei fabbisogni in carni suine fresche.

 

Un “tavolo” per la filiera

Per affrontare i problemi della suinicoltura il ministro si è detto pronto ad istituire un tavolo di filiera dal quale mettere a punto un piano di settore capace di trovare un punto di sintesi fra gli interessi, a volte contrapposti, dei vari protagonisti della filiera, produzione, trasformazione e distribuzione. Questi gli impegni che il ministro si è assunto in occasione della “Rassegna”. I suinicoltori sono ora ansiosi di vedere i risultati. Di “tavoli” e “piani” ne hanno già visti in passato. Ma la crisi è ancora lì.