La difesa dell'olivo dai fitofagi

Dagli atti delle Giornate fitopatologiche 2020 è emersa una grande attenzione alla coltura anche grazie all'esigenza di contrastare il principale vettore della Xylella fastidiosa e della diffusione della cecidomia fogliare dell'olivo

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Per quel che riguarda il controllo della mosca dell’olivo, da tempo erano disponibili soluzioni alternative

Il ritiro dal mercato del dimetoato e dell’imidacloprid hanno stimolato numerosi lavori che sono stati presentati negli atti delle Giornate fitopatologiche 2020. Grande attenzione è stata riposta alla coltivazione dell’olivo anche alla luce dell’esigenza di contrastare il principale vettore della Xylella fastidiosa e della diffusione della cecidomia fogliare dell’olivo (Dasyneura oleae), nuova avversità che si sta sempre più diffondendo.
Complessivamente soddisfacenti le performance offerte dalle alternative che sono state utilizzate.

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Per quel che riguarda il controllo della mosca dell’olivo, da tempo erano disponibili soluzioni alternative, ma la possibilità di poter utilizzare i prodotti che tradizionalmente occupavano questo segmento di mercato, quali l’imidacloprid e, in misura molto più importante, il dimetoato, aveva fatto sì che non fossero diffusamente utilizzate.
Ora, con questo nuovo scenario, diverse sono stati i lavori che sono stati presentati negli atti delle Giornate fitopatologiche 2020 che sono stati recentemente diffusi.

Innanzi tutto, va evidenziato come le prove hanno confermato alcuni aspetti epidemiologici particolarmente interessanti.
Ribadita la stretta correlazione che esiste tra l’andamento climatico e la capacità della mosca di arrecare gravi danni all’olivo. Temperature estive molto alte, sopra i 32-35 gradi, accompagnate da climi siccitosi non hanno favorito la mosca, che invece è stata favorita da situazioni piovose e con temperature più contenute.
Inoltre, è stato osservato che, nel Nord Italia, le alte temperature invernali hanno favorito infestazioni estive importanti, mentre basse temperature invernali hanno sfavorito lo sviluppo delle infestazioni nel periodo estivo. Complessivamente è stata confermata l’esigenza di posizionare correttamente i diversi tipi di intervento e per questo prendono sempre più importanza i sistemi di monitoraggi e l’utilizzo dei modelli previsionali sullo sviluppo della mosca.

In tale contesto una prova, condotta da ricercatori della Fondazione Mach e dell’Università di Padova, ha messo a confronto quattro tipologie di trappole (Bac-Trap, Cromotrp, Flypack e Pherocon OLF).
Le Cromotrap e le Flypack hanno fornito un maggior numero di catture. Flypack ha manifestato una maggior durata del periodo di attrattività

Sulla difesa dell’olivo dalla mosca sono stati presentati quattro lavori, di cui tre hanno in particolare riguardato l’impiego del caolino confrontando diverse formulazioni con dimetoato e, in modo diversificato nei diversi lavori, con imidacloprid, acetamiprid, rame e zeolite. Le prove in cui è stato impiegato il caolino sono state nove, di cui una con un grado di attacco insoddisfacente.
In via preliminare deve inoltre essere evidenziato che i risultati nel contenimento della mosca non sono stati lineari a testimonianza che anche lo stesso dimetoato non aveva sempre consentito di ottenere risultati completamente soddisfacenti. 
Il caolino è stato impiegato in via preventiva in funzione dell’andamento dei rilievi sulla diffusione della mosca; in quasi tutte le prove è stato impiegato in 2/3 trattamenti in più degli standard chimici, che sono stati utilizzati in modo molto variabile (da uno a quattro trattamenti); solo in una prova sono stati utilizzati quattro volte sia gli standard chimici che il caolino.

Tra gli standard chimici è stato il dimetoato a fornire i migliori risultati, fornendo un controllo molto soddisfacente in sei prove su sette. In linea con il dimetoato sono stati i neonicotinoidi (imidacloprid e acetamiprid), che però sono stati utilizzati sono in un paio di prove.
Globalmente sodisfacente il caolino che è stato in linea con le performance del dimetoato in quattro prove su sette, mentre in due casi hanno fornito risultati buoni rispetto al testimone, ma meno positivi rispetto agli standard chimici; solo in un caso il caolino non si è differenziato dal testimone, ma riguarda una prova con una piovosità molto alta nel periodo dei trattamenti (450 mm di pioggia), con un grado di attacco da parte della mosca molto elevato (60%) e nella quale sono stati eseguiti un numero di trattamenti pari a quelli eseguiti con gli standard chimici (4).

Tra i formulati di caolino va evidenziato che il Baikal WP, corroborante, ora in corso di registrazione come agrofarmaco, è stato in linea con altri formulati da tempo in commercio ed ha onsentito di avvicinare e, in alcuni casi, superare quantitativamente il grado di contenimento della mosca fornito dal dimetoato.

In un paio di prove sono stati inoltre valutati alcuni fertilizzanti rameici, con risultati vicini e in un caso leggermente superiore allo stesso caolino, e la zeolite, vicino ed in un caso leggermente inferiore al caolino.
Eseguita anche una prova in laboratorio che ha confermato un’ottima efficacia potenziale del caolino, una performance molto vicina da parte del rame e con un grado di attività intermedia rispetto al testimone, della zeolite.

Un lavoro ha invece riportato i risultati di esperienze condotte in tre anni nella zona del lago di Garda da parte di ricercatori della Fondazione Mach. A confronto tre soluzioni a basso impatto ambientale
  • Eco Trap (Vioryl, 130 confezioni/ha), costituito da un sacchetto di bicarbonato di ammonio, trattato esternamente con deltametrina e fornito di erogatore con feromone sessuale (1,7 diossaspiro (5.5) undecano);
  • Spintor Fly;
  • cattura di massa con Flypack (SEDQ, 70 confezioni per ettaro).
Le tre soluzioni applicate sono state complessivamente soddisfacenti, con la sola eccezione della prova del primo anno in cui, con un grado attacco di forte intensità, la soluzione ecotrap, pur differenziandosi dal testimone, non ha fornito una performance positiva.
Per quel che riguarda Spintor Fly, utilizzato in due prove, ha sempre fornito ottimi risultati anche se, con andamenti meteorologici particolarmente piovosi, in un anno si sono dovute eseguire otto applicazioni.

Tematica particolarmente critica sulla coltura dell’olivo è la diffusione della Xylella fastidiosa che ha provocato la perdita di 6,5 milioni di alberi su complessivi 55mila ettari. A tale proposito molto importante il contenimento del Philaneus spumarius, il principale vettore contro cui nelle zone cuscinetto sono indirizzati due trattamenti obbligatori, tra metà aprile e fine maggio. A tal proposito ricercatori del Centro Basile Caramia e del Cnr di Bari hanno presentato un lavoro sulla capacità di contenimento di forme giovanili e adulti da parte di acetamiprid, deltametrina e fosmet, seguiti da un intervento con estratto di agrumi, 120 giorni dopo.
Sono state realizzate tre prove di semi-campo, nelle quali, su piante trattate, gli adulti di sputacchina sono stati introdotti dopo 3, 7, 10, 14/15 giorni e dopo 20 e 24 giorni in sole due prove. In queste prove hanno dimostrato una buona efficacia ciantraniliprole, acetamiprid, deltametrina, fosmet e imidacloprid (ora non più autorizzato all’impiego); discreta la persistenza di ciantraniliprole e dei neonicotinoidi e in misura minore deltametrina e fosmet. Imidacloprid applicato per via endoterapica si è dimostrato meno efficace delle applicazioni spray, ma comunque superiore alle applicazioni endoterapiche di dimetoato che si è dimostrata come la soluzione complessivamente meno performante tra tutte quelle valutate.

Un’altra prova è stata invece eseguita in semi campo su trattamenti eseguiti successivamente all’introduzione di adulti di sputacchine in ambiente semi protetto (dopo 3, 7, 10, 15, 24 e 30 gg). Una mortalità significativa, sopra al 55%, fino a 24 gg dopo i trattamenti, è stata conseguita da ciantraniliprole e acetamiprid. Nel breve periodo buona efficacia anche da parte di deltametrina e fosmet, ancora meno persistente abamectina, mentre spinetoram si è dimostrato senza differenze significative rispetto al testimone. 

Un ultimo lavoro è stato destinato alla messa a punto di strategie per la difesa dell’olivo dalla cecidomia fogliare dell’olivo (Dasyneura oleae) che si sta diffondendo in maniera preoccupante in Romagna. Sono state svolte tre prove, tra le quali due hanno avuto esito con un elevato grado di attacco. Gli interventi con i diversi prodotti sono stati posizionati in maniera ottimale a seguito dell’accurato monitoraggio del fitofago. Tra tutti i prodotti impiegati i neonicotinoidi (acetamiprid e imidacloprid), con un'applicazione all’anno, sono quelli che hanno fornito le migliori performance, con una riduzione fino all’84% del numero delle galle rispetto al testimone. Tra i prodotti biologici da meglio approfondire l’efficacia di zeolite, Beauveria bassiana, caolino, azadiractina e fertilizzanti rameici.

Queste alcune analisi sintetiche e soggettive, per una lettura più completa dei lavori si invita ad acquisire gli atti che potranno essere acquisiti prendendo contatto direttamente con la segreteria organizzativa delle Giornate fitopatologiche al seguente indirizzo email: giornatefitopatologiche@unibo.it.
Le Giornate fitopatologiche, a cadenza biennale, rappresentano un momento di confronto e di discussione tra gli esperti della fitoiatria italiana.
L'edizione 2020 ha prodotto oltre 130 lavori raccolti in circa 1200 pagine.

In un'ottica di divulgazione, AgroNotizie ha riassunto i contenuti in un ciclo di articoli dal nome "Difesa e diserbo, lo stato dell'arte" dedicati alla difesa dalle avversità animali, difesa dalle malattie, controllo delle infestanti e mezzi di difesa.

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