Green deal sì, ma alle giuste condizioni

Il settore ortofrutticolo italiano è pronto alla transizione verde ma a patto che gli agricoltori possano contare su un giusto valore e gli strumenti necessari

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Dalla ricerca Nomisma emerge che il 28% delle imprese ortofrutticole italiane del panel coltiva biologico
Fonte foto: © Cherries - Fotolia

"L'ortofrutta deve rimanere un settore strategico anche durante la transizione verde. Non possiamo perdere terreno nei confronti dei nostri competitor e dobbiamo continuare a produrre ortofrutta di qualità e in quantità soddisfacenti per le aziende agricole, per poter fare reddito. Dobbiamo essere noi i protagonisti di questa transizione, non subirla". Così Cristiano Fini, presidente di Cia Emilia Romagna nel corso del convegno "L'ortofrutta italiana sulla strada del Green deal: Pac, innovazione e chimica verde" tenutosi nell'ambito di Macfrut digital.

Quella del Green deal e della transizione verde è una sfida per il settore ortofrutticolo, le aziende agricole sono preoccupate ma in Italia è un passaggio possibile, che porta anche opportunità a patto che ci siano gli strumenti per continuare a produrre. L'importante, insomma, è che non ricada solo sull'agricoltore. Deve essere riconosciuto un prezzo adeguato alle produzioni. Tutti gli anelli della filiera devono essere uniti verso questo passaggio e anche il consumatore deve fare la propria parte riconoscendone il valore.
 
Strategie come Farm to fork, Biodiversity e quella sull'economia circolare sono tra le più impattanti sulla produzione agricola e agroalimentare, ha evidenziato Ersilia Di Tullio di Nomisma. Gli strumenti su cui l'Ue pone maggiore attenzione per raggiungere gli obiettivi fissati sono la digitalizzazione dell'agricoltura e l'utilizzo dell'agricoltura di precisione, in un'ottica di sicurezza alimentare e di auto approvvigionamento.

Per dare una prospettiva al settore, Nomisma ha intervistato le aziende agricole che fanno parte del proprio panel. Si tratta di imprese di grandi dimensioni, come ha precisato Di Tullio, ma la ricerca permette di capire come le imprese agricole, ortofrutticole specialmente, si stiano muovendo per raggiungere gli obiettivi delle strategie, come la riduzione dell'uso di agrofarmaci, l'incremento della produzione biologica e la salvaguardia della biodiversità.

Dal campione intervistato emerge che il 28% delle imprese ortofrutticole italiane del panel coltiva biologico e il 36% si dedica alla produzione integrata. Sono aziende tecnologiche - come ha spiegato Nomisma nel corso del webinar Cia - che utilizzano software di gestione (il 14%), centraline meteo (8%), macchine con guida assistita, semi-automatica e Gps integrato (7%), applicazione a dosaggio variabile e sensori della pianta e del suolo (4%). Inoltre, il 71% delle aziende dell'ortofrutta ricorre a impianti per il risparmio idrico e il 33% produce energie rinnovabili, in prevalenza fotovoltaico, in minor parte caldaie e biomasse.
 
Sofia Mannelli, presidente di Chimica Verde Bionet, ha poi illustrato il documento (scaricabile sul sito) frutto del lavoro svolto con Rete rurale nazionale, e il coordinamento del Crea-Pb per studiare quali opportunità offre la chimica verde al settore dell'ortofrutta, per una maggiore sostenibilità.

"I produttori ortofrutticoli sono pronti per affrontare questa sfida, abbiamo una tradizione di innovazione del settore" ha sottolineato Dino Scanavino, presidente di Cia, Agricoltori italiani, ricordando che l'attenzione verso il green è già manifestata dai numeri dell'indagine Nomisma. Il numero uno dell'organizzazione agricola ha evidenziato inoltre l'importanza dell'agricoltura integrata, a cui molti agricoltori si dedicano, ma non abbastanza valorizzata: "Abbiamo un sistema nazionale che certifica l'agricoltura integrata" afferma "una pratica, diciamo, intermedia tra agricoltura convenzionale e biologica, ad alto contenuto tecnologico e scientifico, che dà grandi risultati di resilienza produttiva e riduzione degli interventi chimici".

Per rispondere alla sfida del Green deal, secondo il presidente Scanavino, all'ortofrutta italiana servono quindi risorse economiche e finanziarie, ed è inoltre necessario "mettere in campo e allargare le sperimentazioni della ricerca scientifica, un miglioramento della meccanizzazione agraria con un rinnovamento delle macchine agricole obsolete e che la ricerca vada avanti velocemente consentendo di sostituire con operazioni meccaniche quelle che oggi sono affidate alla chimica, oltre all'utilizzo della robotica nelle serre". Le grandi strade per essere pronti alla transizione secondo Scanavino sono "la digitalizzazione, le reti telematiche efficienti" oltre alle "infrastrutture viarie, ferroviarie e portuali che consentono alla logistica di affrontare con velocità i mercati di tutto il mondo" e soprattutto serve migliorare il sistema aggregativo. L'obiettivo è dare all'agricoltore il giusto valore, intervenendo nel caso ci sia un'inefficienza del sistema che causi sprechi o una cattiva conservazione: "non si può perdere valore nelle piattaforme logistiche o nei punti vendita, a discapito dei produttori" ha concluso Scanavino, che ha inoltre ricordato l'importanza delle nuove biotecnologie come elemento di sostegno per raggiungere gli obiettivi futuri.

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