Alcuni mesi fa l'Inail ha pubblicato un interessante documento dal titolo "Il primo soccorso nei luoghi di lavoro", redatto come strumento didattico a supporto sia dei lavoratori addetti al primo soccorso per una immediata consultazione, sia per i formatori.

Viste le alte temperature che in questi giorni stanno colpendo la nostra penisola, è utile fare un breve excursus su un tema estremamente attuale come le lesioni da caldo: ustioni, colpo di calore e colpo di sole.

Le ustioni sono lesioni dovute all'azione del calore. Possono essere causate dai raggi solari o da contatti diretti con liquidi bollenti, agenti chimici, metalli roventi, fuoco, ecc.

L'ustione può essere lieve (primo grado) o più importante (secondo e terzo grado), ma la cosa più importante da valutare è la sua estensione sul corpo. Un'ustione infatti di primo grado, ma estesa per i tre quarti della superficie corporea, è da considerarsi grave, mentre una ustione di terzo grado che coinvolge solo il 5% della superficie si può considerare moderata.

Le conseguenze di una grave ustione possono essere la perdita di liquidi e di sali minerali, che possono portare ad una grave disidratazione e quindi ad uno shock; oppure possono essere gravi infezioni e il conseguente shock settico.

In tutti i casi è fondamentale irrorare immediatamente e a lungo la parte colpita, mentre nei casi più gravi bisogna rivolgersi ad un medico.

Un'altra lesione da caldo è il colpo di calore: si verifica quando vi è una esposizione prolungata a temperature elevate in giornate calde e umide. Il colpo di calore può quindi provocare un arresto dei meccanismi corporei di autoregolazione della temperatura interna.

Il soggetto presenta cefalea, vertigini, innalzamento della temperatura fino a 39°C-41°C, vi può essere stato confusionale e conseguente perdita di coscienza.

In questo caso bisogna trasportare l'infortunato in ambiente fresco e ventilato, togliere gli abiti e, se necessario, porre la persona in posizione antishock e chiamare un'ambulanza.

Il colpo di sole, invece, è la conseguenza dell'esposizione prolungata del capo ai raggi ultravioletti del sole. Determina una sofferenza delle strutture encefaliche e può degenerare in una sintomatologia simile a quella del colpo di calore.

Come intervento, oltre a quanto segnalato per il colpo di calore, è importante abbassare la temperatura del capo con acqua fredda o ghiaccio.

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