Contro la siccità: piccoli invasi e small hydro

Il cambiamento climatico impone di creare una politica per i piccoli invasi. E l'energia da piccoli salti potrebbe essere una grande risorsa per il nostro paese. L'opinione di Duccio Caccioni

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Fonte foto: © Danilo Palomba - Fotolia

La cronaca di questi giorni ci offre il destro per parlare nuovamente delle smart country.
Dove sarà andata tutta la neve che è caduta questo inverno sull’Appennino centrale?
Tutti ricordiamo la terrificante tragedia dell’Hotel Rigopiano in Abruzzo. Gli esperti ci dicono che in Italia cadono attorno ai 30 miliardi di metri cubi di acqua e ne viene raccolto a malapena il 10%.
Quel poco che viene raccolto viene poi mal distribuito, se è vero che le perdite delle reti idriche sono ingentissime: si va dal 12% (Merano) a oltre il 60% (Potenza).

A Roma, dove sta per essere proclamata l'emergenza idrica (e il razionamento) la rete, a quanto pare, perde il 40% del totale. Il cambiamento climatico renderà necessario quanto prima provvedere in maniera lungimirante all’approvvigionamento idrico dei prossimi anni. Si tratterà di costruire nuove strutture ma sarebbe forse necessario puntare anche a sistemi di piccoli invasi.

E qui entriamo nel campo della smart country.
Visto che i piccoli invasi potrebbero essere utilizzati non solo per accumulare acqua ma anche per produrre energia rinnovabile, così come previsto dal Piano di azione energetico dell’Unione europea del 2008.
Il Micro idroelettrico (small hydro) permette di sfruttare piccole differenze di quota e di ottenere energia elettrica peraltro con un basso impatto ambientale.

Per il nostro paese niente di nuovo sotto il sole: chi ama passeggiare fra colline e montagne sa che in Italia esistono migliaia di vecchi impianti abbandonati - fra la fine dell’800 e i primi 50 anni del '900 l’Italia è stata uno dei maggiori produttori di energia idroelettrica del mondo non solo per i grandi impianti (nel 1898 la grande centrale Bertini a Paderno d’Adda era il più grande impianto europeo, secondo solo a quello delle cascate del Niagara negli Usa) ma anche grazie ai piccoli salti.

Compulsando i dati pubblicati dalla Associazione italiana per la energia rinnovabile (Aper) e dell’Università di Padova ci accorgiamo che l'energia da piccoli salti è quella che comporta i costi minori rispetto alle altre fonti sostenibili.

Una centrale da 10MW da basso salto produce 1 KwH a 11,6 centesimi di euro, una mini centrale da 1 MW arriva a 20,6 cent KwH - tanto per capirci: per la combustione diretta della biomassa si spendono 23,4 cent per KwH e per il fotovoltaico si arriva a 41 cent KwH.

Ce ne sarebbe abbastanza per cominciare a chiedersi perché nel nostro paese non si reinizia a parlare di acqua. Che potrebbe essere una risorsa per la nostra disabitatissima montagna.
Una risorsa per il piccoli comuni, per consorzi, per privati, ovviamente per l’agricoltura tutta.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: energie rinnovabili siccità cambiamenti climatici

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