E se il computer fosse uno chef?

La creatività dell'uomo ha trovato una delle sue massime espressioni dietro i fornelli. Oggi però le macchine hanno imparato ad imitarci grazie all'intelligenza artificiale

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 2 anni fa

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Innit è una azienda che ha sviluppato una smart kitchen
Fonte foto: Innit

Che cos'è l'intelligenza? E' la domanda che i ricercatori di tutto il mondo si sono fatti per insegnare alle macchine a ragionare come l'uomo. Intelligenza non è conoscenza, in questo i computer ci superano agevolmente, quanto la capacità di passare da A a C senza passare da B. Di scovare relazioni tra oggetti ed eventi che sembrano disconnessi. Di astrarre regole da fatti concreti e applicarli poi ad altre situazioni.

Tutto questo rende una persona (o un oggetto) intelligente. E la sfida di tante startup presenti a Seeds&Chips, il summit internazionale dedicato all'innovazione Agrifood di cui AgroNotizie è media partner, è stata proprio quella di applicare l'intelligenza artificiale al mondo del cibo.

Foodpairing è una startup belga che promette di rivoluzionare il modo in cui gli chef stellati creeranno i loro piatti. Nei laboratori della società sono stati catalogati 2mila campioni, tra cibi e bevande, sotto il profilo aromatico, gustativo e tattile. Una grande banca dati che grazie ai prodigi dell'intelligenza artificiale è in grado di creare accoppiamenti innovativi tra ingredienti. Non accoppiamenti casuali, ma matching che sono studiati per deliziare il palato sia sotto il profilo gustativo che tattile.

L'algoritmo di accoppiamento è così evoluto che non solo si possono creare piatti e cocktail sempre nuovi, ma anche intere ricette. "La creatività è qualcosa che le macchine possono imparare", spiega Johan Langenbick, ceo di Foodpairing.
"Analizzando milioni di ricette e sfruttando il nostro database di ingredienti è possibile creare piatti innovativi e buoni". Gli chef non sono destinati ad andare in pensione, ma possono utilizzare questi strumenti per ricevere spunti nuovi.

Ad assistere le famiglie nel gestire la cucina è invece Innit, una società statunitense che ha sviluppato una smart kitchen degna del Grande fratello. Frigoriferi dotati di sensori che riconoscono i cibi che vengono disposti sui ripiani, memorizzano la data di scadenza e avvertono il padrone di casa per evitare che il cibo venga sprecato. Ma anche app che creano ricette con ciò che è rimasto nel frigorifero a fine settimana o forni che cuociono in maniera autonoma un arrosto senza che siano impostate temperature e durata.

Se in Europa il cittadino medio è capace di mettere insieme un pranzo che sia buono e salutare, negli Stati Uniti questa non è la normalità. Spesso si mangia male e di fretta in qualche fast food. Come aiutare gli americani a mangiare meglio è la domanda che si è fatto Erick Adrejko, fondatore di GetWellio, una startup che suggerisce a chi sta dietro i fornelli come creare o modificare una ricetta per renderla più salutare.

L'intelligenza artificiale dietro GetWellio ha analizzato miliardi di ricette online studiando accoppiamenti e metodi di cottura. Ha creato quindi un enorme database fatto di connessioni tra cibi, bevande, metodi di cottura e di lavorazione. Una fonte di informazioni che può essere utilizzata per assistere l'americano medio a non mangiare il solito hamburger.
Il software crea anche la lista della spesa da fare e, in futuro, si potrà collegare anche all'e-commerce del supermercato per ordinare direttamente gli ingredienti.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare innovazione internet startup cibo e alimentazione

Temi caldi: Seeds&Chips 2017

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