Il sovescio come tecnica per gestire la vigoria della vite

A seconda delle essenze utilizzate per inerbire l'interfila è possibile potenziare o frenare la vigoria della vite. L'esperienza del Centro di sperimentazione di Laimburg

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Sovescio nei 60 centimetri centrali della corsia di transito
Fonte foto: Centro di sperimentazione Laimburg

Il sovescio è una tecnica agronomica piuttosto diffusa tra gli agricoltori italiani che prevede la semina di essenze di vario genere nell'interfila del vigneto. Un inerbimento controllato che ha molteplici scopi, come ad esempio migliorare la struttura del suolo, renderlo maggiormente resistente al compattamento provocato dal passaggio dei trattori oppure al dilavamento causato dagli acquazzoni. L'obiettivo primario è tuttavia quello di arricchire il terreno di sostanze organiche utili all'accrescimento della vite, ma può anche essere usato per controllarne la vigoria.

Una sperimentazione pluriennale portata avanti dai ricercatori del Centro di sperimentazione di Laimburg, i cui risultati sono stati divulgati durante l'annuale Giornata della tecnica in viticoltura, ha dimostrato come l'inerbimento dell'interfila possa essere uno strumento efficace per gestire la vigoria della vite.

"In Alto Adige le precipitazioni estive e tardo primaverili sono scarse, questo ci ha spinto a posizionare la semina delle essenze nel periodo che va dopo la vendemmia fino ad inizio novembre. Le piante vengono poi rullate o falciate quando hanno completato lo sviluppo", spiega ad AgroNotizie Florian Haas, ricercatore del Centro di Sperimentazione di Laimburg, gruppo di lavoro Fisiologia e tecniche colturali. "A differenza che nel sovescio classico, dove le piante vengono interrate, noi non invertiamo gli strati di suolo per non rischiare di lasciare il terreno scoperto durante tutta l'estate, rischio frequente a causa della limitatezza delle precipitazioni nei mesi di giugno e luglio".
 
La mancata gestione dell'inerbimento con sfalci e rullatura può presentare rischi fitosanitari
La mancata gestione dell'inerbimento con sfalci e rullatura può presentare rischi fitosanitari
(Fonte foto: Centro di sperimentazione di Laimburg)

Se nel sovescio classico la pianta muore al momento dell'interramento, nell'esperienza altoatesina l'apparato ipogeo continua a svilupparsi dopo la falciatura o la rullatura proteggendo il suolo da fenomeni di erosione che invece si verificherebbero con un terreno sovesciato e privo di copertura erbosa.

Naturalmente in questo caso i benefici a livello di apporto nutritivo vengono posticipati perché si ottengono solo nel momento in cui in post-vendemmia il viticoltore entra in campo per lavorare il terreno e seminare il nuovo cotico erboso.
 

La gestione della vigoria della vite

"Variando la tipologia di semente utilizzata per il sovescio è anche possibile gestire la vigoria della vite", spiega Haas. "Se infatti si opta per graminacee queste sono in grado di esplorare ampie porzioni di terreno e di entrare in competizione con la vite per l'assorbimento dei nutrienti. Possono dunque essere utilizzate per frenare la vigoria di piante che insistono su terreni particolarmente fertili".

Nel caso in cui invece le viti siano state piantate in terreni poveri si può optare per l'utilizzo di leguminose che, grazie alla capacità ben nota di fissare l'azoto atmosferico, arricchiscono il terreno di sostanza organica. "In questo caso la nostra esperienza ci conferma che la concimazione azotata diventa superflua", spiega Haas.

Per scongiurare rischi fitosanitari legati all'inerbimento dell'interfila i tecnici del Centro di sperimentazione di Laimburg suggeriscono di evitare che la semina occupi tutta l'ampiezza dell'interfila, quanto piuttosto solo una banda della larghezza di circa 60-80 centimetri. "In questo modo la presenza delle piante è sufficiente ad espletare la funzione concimante, ma al contempo si evita che in fase di formazione del grappolo l'umidità causata da piante ad alto stelo possa favorire lo sviluppo di malattie fungine come ad esempio la botrite o la peronospora".

Nella gestione del sovescio è poi importante tenere in considerazione l'interazione con insetti pronubi, come le api. Nel caso in cui si debba intervenire con trattamenti insetticidi è infatti necessario rullare o falciare le piante prima dell'applicazione per evitare che le api, venendo richiamate dai fiori, entrino in contatto con le sostanze insetticide. "Fortunatamente in Alto Adige i casi di flavescenza dorata non sono importanti e dunque non è obbligatorio trattare le viti contro lo Scaphoideus".
 

Il sovescio contro il virus dell'arricciamento della vite

Nella provincia autonoma si sta sviluppando preoccupantemente il virus dell'arricciamento della vite. Una malattia che debilita le piante riducendo qualità e quantità delle produzioni. A fare da vettore del virus Gflv (Grapevine fanleaf nepovirus) sono i nematodi del genere Xiphinema che, penetrando nell'apparato radicale, diffondono il virus. Per questo i viticoltori altoatesini hanno chiesto alla fondazione di individuare strategie efficaci di controllo. E il sovescio può giocare un ruolo importante.

"In letteratura è descritta l'azione repellente della pianta Tagetes minuta i cui essudati radicali allontanano i nematodi. Lo studio che stiamo conducendo prevede proprio l'utilizzo di questa specie nell'inerbimento dell'interfila per impedire che i nematodi attacchino le radici della vite allontanandoli dalla zona di maggior radicazione della pianta, dagli 0-80 centimetri di profondità", spiega Haas. "Si tratta tuttavia ancora di una tesi sperimentale che deve essere valutata nella sua efficacia".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: vino viticoltura ricerca sostenibilità vitivinicoltura nematodi

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