L'occhio di pavone, conosciuto anche come cicloconio, è la principale malattia di origine fungina che interessa l'olivo. È causata da un fungo, Spilocaea oleaginea, che si insedia sulle foglie delle piante diminuendone la capacità fotosintetica e causandone la cascola.

Se non controllato l'occhio di pavone, specialmente in condizioni ambientali favorevoli e in presenza di cultivar suscettibili, è in grado di arrecare seri danni alle produzioni. Per questo motivo gli olivicoltori sono soliti intervenire con uno o due trattamenti a base di prodotti rameici. Tuttavia numerosi studi e prove di campo hanno dimostrato che un ruolo importante nella difesa dell'olivo dal cicloconio lo può avere anche la dodina.


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Rame e perdita di foglie

Bisogna infatti tenere in considerazione che i trattamenti a base di rame effettuati su piante malate hanno come effetto quello di causare il distacco delle foglie (filloptosi) colpite dal fungo. Foglie che tuttavia sarebbero ancora in grado di sintetizzare nutrienti per la pianta.

Se la presenza di S. oleaginea è consistente, si ha quindi un indebolimento dell'olivo che porta con sé due conseguenze. Da un lato la possibilità che la pianta, non riuscendo a sostenere lo sviluppo dei frutti, vada incontro ad una cascola precoce. In secondo luogo l'organismo debilitato dell'albero è più soggetto a nuove infezioni, visto che l'occhio di pavone è endemico negli oliveti italiani.

"In passato si riteneva che facendo cadere le foglie a terra si abbassasse l'inoculo in campo, tuttavia questo principio non è corretto e in ogni caso i benefici ottenuti con un abbassamento della pressione del fungo non sono sufficienti a giustificare una riduzione della superficie fogliare", spiega Ernesto Lahoz, dirigente di ricerca del Centro di Cerealicoltura e Colture Industriali del Crea, che ha studiato bene questa malattia in Campania e ha pubblicato diversi lavori a riguardo.


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La dodina, alleato dell'olivicoltore

Che cosa fare dunque per liberarsi dell'occhio di pavone e preservare la chioma dell'olivo? Una soluzione è data dalla dodina, una sostanza attiva fungicida che ha un'azione preventiva, curativa ed eradicante. È dunque in grado di contrastare efficacemente le infezioni già in corso e di difendere le foglie da nuovi attacchi.

"L'aspetto positivo della dodina è che non causa alcuna filloptosi sull'olivo. Le foglie restano sull'albero che in questo modo può continuare a sintetizzare nutrienti", sottolinea Lahoz. "Inoltre ha un meccanismo d'azione che non ha mai causato la comparsa di popolazioni resistenti e il suo costo è relativamente basso".

Ma quando utilizzare la dodina al posto del rame? Per capirlo bisogna fare alcune riflessioni sulla presenza del fungo in campo.


Il ciclo di S. oleaginea

Spilocaea oleaginea è un fungo che si sviluppa con una temperatura ambientale di 10-24°C, con un optimum tra 18 e 20 gradi. Affinché avvenga il contagio è necessario che le foglie d'olivo restino bagnate per alcune ore, ad esempio a causa di pioggia, di rugiada o di nebbie persistenti.

Se le condizioni lo permettono i conidi del fungo liberano le zoospore (o planoconidi) che trasportate da vento e pioggia si insediano sui tessuti vegetali e danno origine all'infezione. Risulta dunque evidente che i periodi più rischiosi sono la primavera e l'autunno (e pure l'inverno in alcune aree del Sud Italia).

Il fungo ha un periodo di incubazione molto vario, da poche settimane ad alcuni mesi. Di solito le macchie rotondeggianti che causa sulle foglie a fine estate inizio autunno sono causate da infezioni contratte in primavera. Mentre l'incubazione nei mesi autunnali è molto più veloce, appena due tre settimane.

La finestra di suscettibilità della pianta è quindi molto ampia, troppo perché le foglie possano essere protette costantemente con prodotti fungicidi. L'olivicoltura è, in molti casi, una coltura povera in cui si cerca di minimizzare i trattamenti.

Per l'occhio di pavone di solito sono previsti due interventi, uno in primavera, prima dell'inizio del ciclo biologico, in modo da proteggere le foglie nuove. E uno in autunno, dopo la raccolta, in modo da abbattere l'inoculo in campo. A questi se ne può aggiungere un terzo, in pre fioritura, sempre per proteggere la vegetazione in questa fase di forte sviluppo.

"Noi consigliamo di effettuare il primo trattamento, quello primaverile, con il rame, in quanto la filloptosi riguarda solo le foglie malate, che sono verosimilmente quelle dell'anno precedente. Consigliamo poi di intervenire con la dodina in pre fioritura e in post racolta, a seconda della capacità di investimento dell'azienda", sottolinea Lahoz.

"Il trattamento in pre fioritura permette di difendere l'albero in un momento delicato, in cui è meglio che non venga stressato dal rame. Mentre il trattamento in post raccolta consente di abbattere l'inoculo del fungo, pur preservando la vitalità delle foglie ed evitando che una filloptosi troppo accentuata possa compromettere la vitalità dell'albero l'anno successivo".


Il monitoraggio dell'occhio di pavone

La presenza di infezioni latenti, quindi senza sintomi, è individuabile immergendo le foglie in una soluzione al 5% di idrossido di sodio o di potassio a 55-60°C per 5 minuti. In queste condizioni le foglie malate presentano delle aree tondeggianti annerite.

"Si tratta tuttavia di una pratica poco utile, in quanto può giusto dare una idea della pressione del fungo sull'oliveto, ma non può essere usata come metodo per scadenzare gli interventi, che devono essere soprattutto preventivi", sottolinea Lahoz. "L'ideale è che in ciascun areale olivicolo omogeneo si facciano esperienze di posizionamento e venga valutato il calendario migliore per la difesa".