Maculatura del pero, la difesa passa (anche) dal pirodiserbo

Trattare con il pirodiserbo il cotico erboso degli impianti è una strategia che può ridurre le infezioni da Stemphylium vesicarium, l'agente patogeno della maculatura bruna del pero

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Una macchina per il pirodiserbo in azione in un pereto
Fonte foto: Orogel Fresco

Il 2019 è stata una annata da dimenticare per i pericoltori italiani. Da un lato la cimice asiatica ha causato enormi danni alle produzioni, dall'altro l'andamento climatico stagionale ha favorito le infezioni da maculatura bruna.

Mentre su cimice asiatica reti anti-insetto monofilari, specie se dotate di elastici, e insetticidi sono, ad oggi, l'unico strumento efficace in possesso degli agricoltori, per quanto riguarda la maculatura bruna del pero sono forti le aspettative che derivano dal pirodiserbo e da altre pratiche simili.

Stemphylium vesicarium, l'agente patogeno della maculatura, è un fungo che nella sua forma patogena libera conidi che germinando danno il via a continue infezioni primarie a carico delle foglie e dei frutti delle varietà di pero suscettibili. Il patogeno provoca delle lesioni all'epidermide su cui poi si sviluppano le note marcescenze.

Se fino ad oggi gli unici strumenti a disposizione degli agricoltori erano gli anticrittogamici, oggi ci sono prove, in parte scientifiche ed in parte empiriche, che dimostrano che è possibile controllare questo patogeno con tecniche alternative. Ad esempio con l'asportazione del prato, con l'impiego di funghi antagonisti come il Trichoderma, con l'uso di concimi quali il solfato ferroso e la calciocianamide. Ma risultati apprezzabili si sono ottenuti anche con l'impiego di sostanze disinfettanti come la calce e il pirodiserbo, che in prospettiva potrebbe giocare un ruolo sempre più importante.

"Abbiamo utilizzato il trattamento termico su alcuni impianti di pero e abbiamo constatato che l'incidenza della malattia è diminuita", spiega ad AgroNotizie Stefano Vergnani, agronomo di Orogel fresco.

Il pirodiserbo è un metodo relativamente semplice. Esistono oggi in commercio delle attrezzature, come quella costruita dall'Officina Mingozzi, che possono essere trasportate da un trattore e sono dotate di una bombola di Gpl e di alcuni bruciatori che generano una fiamma a contatto con il suolo.

Il trattamento ha un profilo ambientale favorevole, poiché rilascia solo anidride carbonica, e non rappresenta un rischio per gli operatori. L'attrezzatura si utilizza con una velocità di avanzamento che può variare, a seconda delle condizioni ambientali e del terreno, da 2,5 a 3,5 chilometri l'ora. Il consumo è invece di 25-28 chilogrammi di Gpl l'ora.
 
Il calore sprigionato dalle fiamme durante il pirodiserbo coinvolge solo i primi millimetri di terreno
Il calore sprigionato dalle fiamme durante il pirodiserbo coinvolge solo i primi millimetri di terreno

"L'effetto del fuoco è quasi sterilizzante e nell'impianto di prova ha fatto tabula rasa delle spore presenti nel suolo. Bisogna però avere l'accortezza di trattare tutto il prato del frutteto che si vuole proteggere dal fungo della maculatura bruna", spiega Vergnani. "L'uso combinato della macchina da pirodiserbo in primavera, e di successivi trattamenti al cotico erboso, con disinfettanti come bicarbonato di sodio e calce, ha permesso di limitare il danno a pochi punti percentuali in un'azienda che, da qualche anno, registrava danni pressoché totali. Tenuto conto che l'anno 2019 è stato quello che in assoluto ha fatto registrare le maggiori perdite di prodotto a causa di S. vesicarium, il risultato ottenuto è stato particolarmente entusiasmante".

L'esperienza è ancora limitata per dare delle percentuali certe, ma secondo Vergnani la riduzione dei frutti colpiti da maculatura bruna nel 2019, riconducibile solamente al trattamento termico, è intorno al 70% rispetto al testimone non trattato.

Si tratta dunque di un metodo promettente e infatti Orogel fresco il prossimo anno adotterà questa tecnica su una superficie più estesa. "Per ora abbiamo eseguito solo un trattamento ad inizio primavera, con l'intento di azzerare le spore svernanti. Proveremo sicuramente ad aumentare il numero dei trattamenti termici e ne verificheremo pregi e difetti", sottolinea Vergnani.

"Questo capitolo della sperimentazione è solamente agli inizi, ci aspetta pertanto un enorme lavoro di valutazione delle modalità e delle tempistiche, ma le aspettative sono elevatissime anche perché il fungo della maculatura non è l'unico microrganismo che sverna nel terreno".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: innovazione difesa pirodiserbo funghi

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