Campania, Caserta sarà zona di contenimento per Psa

Il cancro batterico dell'actinidia si è ormai stabilmente insediato nella provincia e le misure di prevenzione ed eradicazione diventano così volontarie. Buone notizie sul fronte del cinipide del castagno: verso un nuovo equilibrio con la crescente popolazione di Torymus sinensis

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Nella relazione di Marco Scortichini su Psa sono emersi consigli per proteggere le piante di actinidia dal gelo e dal rischio di sviluppare resistenza di Psa ai composti rameici
Fonte foto: © megastocker - Fotolia

L'intero territorio provinciale di Caserta diventerà zona di contenimento per il cancro batterico dell'actinidia, mentre lungo il confine provinciale - nei territori di Benevento e Napoli - sarà delimitata un'area di sicurezza della profondità di 500 metri.
E' quanto si appresta a decretare la dirigente dell'Ufficio centrale fitosanitario della Regione Campania Daniela Carella.

Lo si è appreso dall'ispettore fitosanitario per Caserta Vincenzo Orologiaio lo scorso 24 aprile durante il convegno "Avversità delle essenze legnose, cancro batterico dell'actinidia e cinipide galligeno del castagno: problemi e prospettive di lotta e contenimento", tenutosi nel quadro delle manifestazioni di Fiera Agricola.

Il convegno ha visto una relazione del direttore del Centro di ricerca per l'olivicoltura, frutticoltura e agrumicoltura del Crea Caserta, Marco Scortichini, che si è intrattenuto su "Problematiche aperte nella gestione della 'batteriosi' dell'actinidia".
Sul cinipide galligeno del castagno, invece, si registra la conferma dei dati del Cnr di Portici sulla crescente presenza dell'antagonista Torymus sinensis, localizzato ormai nel 98% dei siti campionati, e che dovrebbe portare nei prossimi due-tre anni alla definitiva ripresa produttiva del castagneto campano, con la definitiva uscita della presenza del cinipide dalla soglia di danno.
 

La relazione di Marco Scortichini su Psa

La relazione di Marco Scortichini è stata centrata su due obiettivi fondamentali: intanto la prevenzione della ripresa dell'infezione da Psa a seguito di gelate intense ed altre avversità avvenute poco prima della ripresa vegetativa e la prevenzione della resistenza sviluppata da Psa ai trattamenti con composti a base di rame, attualmente non ancora rilevata in Italia.

Le osservazioni su gelate, nel confermare l'esperienza degli agricoltori rispetto alla recrudescenza dell'infezione dopo il verificarsi di tali fenomeni "la cui spiegazione scientifica resta ancora da chiarire - ha ricordato Scortichini - portano a valutare positivamente l'operazione di copertura delle piante con teli di plastica nel periodo vernino, in modo da attenuare il formarsi di danneggiamenti alle piante, che in genere poi annunciano il ripresentarsi della malattia mediante la presenza di essudati".

Ovviamente tale operazione presenta vantaggi e costi. Tra i vantaggi, la copertura con teli di plastica consente sicuramente di proteggere le piante dalla contaminazione diretta mediante pioggia e vento, un miglior controllo delle escursioni termiche (con temperature > 25 °C), un miglior controllo delle gelate (non con gelate molto forti), una maggior produttività e pezzatura dei frutti ed una apparentemente minor richiesta di nutrienti.

Ma non mancano i punti critici, a cominciare dal costo dei teli (maggiore del 30% rispetto alle reti antigrandine), la necessità di ventilazione per innalzamento termico, il possibile accumulo di salinità nel suolo, mentre vi sono dubbi sulla qualità del frutto così ottenuto in termini di grado Brix e residuo solido rispetto a quanto richiesto dal mercato.

Rispetto alla prevenzione della resistenza ai composti rameici di Psa, dalla relazione di Scortichini si evincono alcune pratiche raccomandazioni.
Occorre sicuramente non esagerare nel numero dei trattamenti lungo l'anno, limitandoli ai momenti chiave - ripresa vegetativa, dopo raccolta, inizio caduta foglie - e agli episodi riconosciuti come momenti di recrudescenza dell'infezione, ovvero di contaminazione: dopo grandine, dopo gelate, dopo forti piogge.

Occorre anche alternare o introdurre nei piani di controllo prodotti registrati con diverso meccanismo di azione: zinco, chitosani, acido peracetico, controllo biologico. Una corretta gestione agronomica - con concimazione ed irrigazione equilibrate e l'utilizzo di impollinatori tolleranti - ed una verifica della copertura plastica, specie per le varietà a polpa gialla, completano il set di raccomandazioni.
 

Vincenzo Orologiaio sulla zona di contenimento per Psa

Ha poi preso la parola Vincenzo Orologiaio, ispettore fitosanitario per il territorio di Caserta, che ha annunciato l'imminente decreto di perimetrazione di un'area delimitata con l'intera provincia di Caserta, da destinare a zona di contenimento. "Tale scelta - ha spiegato il funzionario regionale - prelude ad una precisa politica verso i frutticoltori, volta ad implementare su basi volontarie le azioni di salvaguardia così come previsto dall'articolo 9 del decreto ministeriale 20 dicembre 2013, che detta misure per impedire l'introduzione e la diffusione del Psa in Italia".

L'applicazione delle pur severe prescrizioni dell'articolo 7 del decreto - riservate alle zone contaminate - con capitozzature ed obblighi di estirpazione, non ha consentito l'eradicazione della batteriosi dal casertano perché spesso gli agricoltori si sono visti nelle condizioni di dover rinunciare a quote importanti di reddito agrario, pur in presenza di danni effettivi relativamente limitati. Mentre le sanzioni - molto contenute rispetto alle perdite che capitozzature ed espianti avrebbero provocato - hanno paradossalmente incoraggiato una condotta di fatto orientata alla gestione volontaria delle misure.

"Puntiamo ora - ha concluso Orologiaio - ad una gestione complessiva condivisa con gli agricoltori della batteriosi dell'actinidia, la fine dell'obbligatorietà delle misure e delle sanzioni, per quanto paradossale possa a prima vista apparire, incoraggerà condotte più efficienti ed efficaci nel tempo nella lotta alla malattia, che per altro oggi può ben dirsi stabilmente insediata nel casertano".
 

Cinipide del castagno, i dati del Cnr di Portici

Sul caso del cinipide galligeno del castagno, Vincenzo Orologiaio ha presentato i dati della ricerca del gruppo coordinato da Umberto Bernardo, direttore dell'Ipsp del Cnr di Portici, secondo i quali, nel 2017 la presenza del parassitoide Torymus sinensis è stata riscontrata in 41 siti su 42, percentuale del 98%.

Il numero medio di adulti per galla è stato di 0,56 ed il rapporto sessi di 0,95 (105 contro 100 maschi). In altri 157 siti (aggiuntivi) il Torymus sinensis si  è insediato su 154 (98%), con un numero medio di adulti/galla pari a 0,32 (uno ogni tre galle circa).

Orologiaio ha anche detto: "Nel 2018 i dati confermano questo andamento della diffusione dell'insetto antagonista del cinipide, pur essendo ancora parziali, visto che gli sfarfallamenti proseguiranno per l'intero mese di maggio".
La presenza nel triennio 2015-2017 del Torymus sinensis nelle galle si è incrementata di circa dieci volte all'anno, in linea con le altre regioni italiane. Inoltre su un totale di 199 siti campionati, solo su 4 il parassitoide non è stato ritrovato. "La parassitizzazione attuale - ha sottolineato Orologiaio - non consente ancora di mantenere sotto la soglia di danno il cinipide, ma l'andamento evidenziato fa ben sperare che ciò possa verificarsi nei prossimi due-tre anni".

"Inoltre è da considerare in merito che ben oltre venti specie di altri parassitoidi indigeni si sono adattati a parassitizzare il cinipide galligeno del castagno - ha concluso Orologiaio - aiutando in maniera significativa il Torymus nella sua attività di contenimento del Dryocosmus kuriphilus".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

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Tag: castanicoltura convegni cancro batterico fitopatie cinipide

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