Grano duro, ecco le previsioni sui prezzi futuri

Il prezzo del grano duro nei prossimi mesi salirà o scenderà? Conviene oggi seminare grano duro nella speranza che le quotazioni siano alte anche nel 2022? Abbiamo chiesto consiglio ad un esperto

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Prezzi ai massimi storici per il grano duro (Foto di archivio)
Fonte foto: © Marco - Adobe Stock

I cerealicoltori italiani sono in fermento per i prezzi che ha raggiunto il grano duro. Sulla piazza di Foggia si sono raggiunti i 520 euro alla tonnellata, con quotazioni che non si vedevano da 13 anni. In molti sono indecisi se vendere a questi prezzi o aspettare ancora, nella speranza che le quotazioni salgano ulteriormente. E tanti agricoltori stanno progettando di seminare frumento duro per la prossima campagna, allettati dalle prospettive di guadagno.

 

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Ma che cosa faranno i prezzi nei prossimi mesi? Scenderanno o saliranno? E converrà seminare grano duro questo inverno nella speranza di avere buone quotazioni anche nel 2022? Per dare una risposta a queste domande abbiamo intervistato Filippo Bertuzzi, analista senior di Areté, società di consulenza che si occupa proprio di analizzare e prevedere l'andamento dei mercati delle principali colture agrarie.

Partiamo dall'inizio, perché il prezzo del grano duro è schizzato così in alto?

"Il motivo è sostanzialmente uno, le pessime produzioni in Nord America. La scarsità di piogge al momento della semina, in aprile e maggio, unita ad una estate calda e avara di precipitazioni ha portato il Canada a produrre solo 3,5 milioni di tonnellate di granella, più o meno la metà rispetto alle 6,5 dello scorso anno".

E gli Stati Uniti?
"Il discorso è simile. Hanno prodotto circa 1 milione di tonnellate a fronte delle quasi 1,9 dello scorso anno, che pure non era stato un anno eccellente".

Gli altri produttori mondiali come sono andati?
"In altre aree come Turchia, Algeria o Francia ci sono stati problemi sul fronte produttivo o anche della qualità. Ma è irrilevante, perché il mercato internazionale in questa campagna è di fatto principalmente espressione delle produzioni in Nord America".

Anche se in calo, la produzione canadese supera il fabbisogno nazionale?

"I canadesi consumano mediamente solo circa 0,8 milioni di tonnellate. La maggior parte del surplus viene quindi assorbito dalle esportazioni che quest'anno risentiranno anche della maggior domanda dagli Stati Uniti, oltre che di quella strutturalmente presente nel bacino del mediterraneo. Le carenze produttive di cui abbiamo detto limiteranno però in questa campagna il potenziale di esportazione, e quindi gli scambi globali, e determineranno un terzo anno di bilancio mondiale in deficit".

Che cosa significa?

"Vuol dire che si consuma più grano duro di quello che si produce, attingendo alle scorte che però sono ai minimi storici. Siamo dunque in una condizione di produzioni e scorte basse. Questo è il motivo dei prezzi così alti. A Bologna si sono raggiunti i 520 euro alla tonnellata, prezzi che non si vedevano dal 2007".

Non c'è anche lo zampino della speculazione?
"Non direi, dal momento che per il frumento duro non esistono mercati finanziari (future), anche se vale la pena ricordare che a breve partirà quello di Euronext. In questa campagna sono in primis i fondamentali di mercato a guidare i prezzi. Chiaramente possono esistere fasi di ritenzione dell'offerta o attesa della domanda che modificano la liquidità del mercato nel breve, dinamiche tipiche dei mercati fisici e di piccole dimensioni come quello del frumento duro, se paragonato ad altre commodity. Parliamo del 2-3% della produzione sul totale frumento a livello globale".

 

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E allora passiamo alla domanda che tutti si stanno facendo: i prezzi sono destinati a salire o a scendere nei prossimi mesi? 
"Analizziamo la situazione. Nel 2021 c'è stata una produzione stimata inferiore agli utilizzi. Inoltre ci si attende rimanenze a fine campagna ai minimi storici. A questo dobbiamo aggiungere il fatto che il mercato del frumento duro ha una domanda piuttosto inelastica rispetto all'offerta, essendo di fatto limitata la possibilità di utilizzo di materie prime sostitutive per i prodotti finiti. Crediamo quindi che la tensione di mercato si manterrà almeno fino al primo trimestre del 2022. I dati sulla produzione nelle aree fondamentali sono ormai noti e non ci saranno novità di rilievo fino a gennaio febbraio".

Che cosa accade a gennaio?
"Avremo i dati sulle semine di grano duro in Europa e quindi, valutando anche le condizioni meteo, potremo dire se il prossimo raccolto sarà potenzialmente abbondante o meno. Mentre ad aprile e maggio del prossimo anno avremo i dati sulle semine in Nord America. Se le previsioni del raccolto 2022 saranno positive è possibile che la tensione di mercato si riduca".

Conviene oggi seminare grano duro? I prezzi si manterranno alti anche il prossimo anno?
"Direi di . Non solo per i livelli di prezzo attuali ma anche in ragione dell'ampio premio rispetto ad altri cereali come ad esempio il frumento tenero".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: cerealicoltura prezzi mercati interviste

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