L'agricoltura 4.0? Una questione di semplificazione del lavoro (intellettuale)

La Ricerca 2019 dell'Osservatorio Smart AgriFood svela motivazioni e limiti dell'adozione tra le aziende agricole di strumenti di agricoltura 4.0. Con qualche sorpresa

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Sono i cerealicoltori la categoria più interessata all'agricoltura 4.0 (Foto di archivio)
Fonte foto: © Creaturart - Fotolia

Ridurre i costi di produzione e diminuire il lavoro fisico in campo non sono gli obiettivi primari di chi adotta soluzioni per l'agricoltura 4.0. È quanto emerge dalla Ricerca 2019 dell'Osservatorio Smart AgriFood (di cui Image Line è partner), che sarà presentata il 23 aprile prossimo a Milano.

Su 518 aziende agricole intervistate ben 288 hanno dichiarato di fare ricorso a strumenti di farming 4.0, come ad esempio software gestionali (66%), sistemi di mappatura dei campi (40%), sistemi di monitoraggio di trattori e attrezzature (39%), Dss (31%) e sistemi di monitoraggio delle colture (28%). Solo il 5% afferma invece di utilizzare droni o robot, una limitazione dovuta anche allo stadio ancora embrionale delle soluzioni proposte dal mercato.

Qualche sorpresa la riservano le motivazioni che spingono le aziende agricole a scegliere questi strumenti. Non è infatti la riduzione dei costi di produzione ad interessare i farmer nostrani, né tantomeno una diminuzione del lavoro in campo. Come mostrato dal grafico in cima alla classifica del fabbisogno aziendale c'è la sostenibilità ambientale delle coltivazioni. Segue il bisogno di avere una maggiore consapevolezza delle dinamiche in atto all'interno dell'azienda.

Solo al terzo posto c'è la riduzione dei costi, mentre al quarto troviamo il fatto di rendere il lavoro intellettuale meno gravoso. L'alleggerimento del lavoro fisico si piazza all'ultimo posto. In quinta posizione c'è il miglioramento della qualità del prodotto, seguito da un maggior controllo sull'esito delle produzioni e l'aumento dei ricavi.
 

I fabbisogni delle aziende agricole
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E i benefici conseguiti dalle aziende agricole sono coerenti con gli obiettivi. Al vertice della classifica c'è una riduzione degli input impiegati (maggiore sostenibilità, ma anche minori costi), a seguire la riduzione del tempo di impiego dei macchinari e del lavoro intellettuale. Gli agricoltori che utilizzano soluzioni 4.0 ottengono anche una minore variabilità del prodotto e un aumento della produzione stessa. In fondo alla classifica dei benefici troviamo l'aumento delle caratteristiche visibili e non visibili dei prodotti.
 

L'agricoltura 4.0 piace a cerealicoltori e vignaioli

Ma qual è il profilo delle aziende che utilizzano sistemi di agricoltura 4.0? Dal sondaggio dell'Osservatorio Smart AgriFood (School of management del Politecnico di Milano e Laboratorio Rise - Research & innovation for smart enterprises dell'Università degli studi di Brescia) il 59% ha un indirizzo cerealicolo, segue il vitivinicolo con il 29%, l'orticolo con il 25% e il frutticolo con il 21%. Più in giù il foraggero al 18% e l'olivicolo, con il 12%. Ovviamente una azienda può essere attiva in più campi.

Le motivazioni che spingono gli agricoltori ad utilizzare queste soluzioni dipendono dall'indirizzo aziendale. Per i cerealicoltori è plausibile che, viste le quotazioni di mercato, la gestione dei costi di produzione sia prioritaria. Mentre per chi produce uva da tavola o da vino è probabilmente la qualità del prodotto a farla da padrona.

È interessante inoltre notare come l'investimento messo in campo dalle aziende sia in relazione soprattutto al fatturato e non necessariamente alle superfici coltivate. Come si vede dai grafici all'aumentare del fatturato c'è una crescita (quasi) costante degli investimenti, mentre nel grafico relativo alle superfici coltivate l'andamento è meno lineare.

Image Line è partner dell'Osservatorio Smart AgriFood

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