Conservativa? Sì, ma con consapevolezza

Ottimizzare l'uso delle risorse e ridurre il degrado del terreno: il bilancio della lunga sperimentazione fatta in Veneto

Barbara Righini di Barbara Righini

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A portare avanti l'esperienza lunga otto anni, in diverse aziende agricole venete, sono state l'Università di Padova e Veneto agricoltura (Foto di archivio)
Fonte foto: © Rsooll - Fotolia

Agricoltura conservativa, conviene o meno all'azienda agricola, anche considerando l'aspetto economico? Un'esperienza di lunga durata è stata fatta in Veneto, grazie al coinvolgimento della Regione Veneto (tramite Psr), del Feasr (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) e a progetti come Life+ HelpSoil, AgriCare e Recare. A portare avanti l'esperienza lunga ben otto anni, in diverse aziende agricole venete, sono state l'agenzia Veneto agricoltura e l'Università di Padova. Un bilancio del lavoro, con indicazioni molto utili per chi voglia abbracciare la conservativa, è stato fatto durante l'ultima edizione di Fieragricola, a Verona.

L'agricoltura conservativa è stata messa alla prova dal 2011 al 2018 in tre aziende pilota di Veneto agricoltura più due aziende private (per il progetto Life+ Helpsoil). Lo scopo dell'agricoltura conservativa è quello di ottimizzare l'uso delle risorse e di ridurre il degrado del terreno. I tre pilastri sono: non invertire gli strati del terreno; copertura permanente del suolo, rotazione delle colture. A fine esperienza diversi punti fermi sono stati messi neri su bianco.


Rese produttive

Il confronto fra la conduzione convenzionale e conservativa ha messo in evidenza, nella rotazione fumento, mais, soia, rese di granella inferiori per la conservativa in tutte le aziende coinvolte. In particolare a soffrirne è stato soprattutto il mais con una resa, negli otto anni di prova, mediamente inferiore del 44% rispetto alla conduzione convenzionale. Il frumento ha segnato un -19,6% in meno in media, la soia -32,1%. Bisogna tenere infatti conto del fatto che terreni non arati e semina su sodo possono rendere difficile la germinazione, aumenta anche il rischio di predazione da parte di uccelli e fitofagi. Se il terreno è limoso rischia di schiacciare poi la piantina.
A influire sul risultato negativo è stato soprattutto il compattamento, un problema che si riscontra di più in terreni poveri di sostanza organica e non sciolti.

Considerare solo la resa a ettaro è però una visuale miope. Veneto agricoltura ha condotto le prove su reali casi aziendali e ha quindi fornito anche un vero e proprio bilancio. Se da un lato la coltura rende meno, dall'altro i costi di gestione sono inferiori. E' stata calcolata quindi la massima perdita possibile in resa per avere un risultato comparabile con la gestione convenzionale dell'azienda: su mais non si deve perdere in resa più del 18%, su frumento più del 9%, su soia più del 14%.


Il compattamento

Il compattamento del terreno è un fattore da tenere presente, soprattutto nei primi anni di gestione in conservativa. I relatori presenti a Verona hanno più volte sottolineato che, per vedere gli effetti di questo tipo di gestione, aumento di sostanza organica in particolare, è necessario non avere fretta. Nel breve periodo i terreni non lavorati, soprattutto se partono con poca sostanza organica e son poco sciolti, sono soggetti a compattamento con conseguente perdita di resa.

Nel lungo periodo però, e in questo caso si parla di anni, il raggiungimento di un equilibrio del carbonio organico nel suolo porta alla stabilizzazione della struttura del terreno. In ogni caso è bene porre in essere strategie per evitare il compattamento. Ci si può dotare di attrezzature come decompattatori, optare per macchinari dai pneumatici larghi o muoversi d'anticipo adottando un traffico controllato sui terreni. Quest'ultima strategia porta a separare le linee di transito dei mezzi dai terreni coltivati concentrando la compattazione in corsie apposite.


Contenuto di carbonio organico nel suolo

Uno degli obiettivi di abbracciale l'agricoltura conservativa è quello di aumentare la sostanza organica nel suolo. Il carbonio organico nel suolo è il principale indicatore di fertilità. Dopo otto anni di sperimentazione, i dati confermano che, nel lungo periodo, il contributo di carbonio aumenta.

I ricercatori hanno analizzato 2mila campioni di terreno in 240 profili. I dati evidenziano come il risultato sullo stock di carbonio sia evidente nei primi 5 centimetri di terreno, se si va più in profondità la variazione di stock non è più così evidente. Attenzione poi alle cover crop, colture di copertura comunemente utilizzate in conservativa, se non ben gestite rischiano di consumare sostanza organica invece di contribuire all'aumento della stessa. Secondo modelli elaborati in riferimento ad aumento stock carbonio rispetto alla gestione convenzionale o conservativa, significative differenze a favore della seconda iniziano a vedersi dopo dieci anni consecutivi.


Consigli per chi voglia intraprendere l'avventura

Sono diversi i consigli che il team di Veneto agricoltura, con l'Università di Padova, ha voluto dare a chi voglia intraprendere la strada della gestione conservativa: non avere fretta, i risultati arrivano ma servono anni; conoscere bene i propri terreni prima di avventurarsi, terreni non particolarmente sciolti e poco ricchi in partenza di sostanza organica pongono sfide maggiori; iniziare sperimentando la conservativa su una porzione d'azienda.

E ancora, livellare bene i terreni prima di iniziare la nuova gestione; evitare l'eccessivo calpestamento o comunque pensare a strategie per contrastare il compattamento; scegliere attentamente le cover crop da inserire, a seconda dei terreni e delle colture principali, trattando le stesse con tutte le cure che si riservano alle colture da reddito; dotarsi di attrezzature adeguate.
 

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Fonte: Agronotizie

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Tag: ricerca fieragricola video agricoltura conservativa

Temi caldi: Fieragricola 2020

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