Cosa ti aspetti di più dalla futura politica agricola dell'Ue?

A chiederlo sul proprio profilo Twitter è stato Janusz Wojciechowski, il neo commissario europeo all'Agricoltura. Un vero e proprio dialogo virtuale che ha spaziato dalla burocrazia all'allevamento, passando per la sostenibilità ambientale e le filiere

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Domanda che permette di cogliere il sentiment dei follower e di individuare spunti utili su come la pensano in tempo reale i cittadini
Fonte foto: © jackfrog - Adobe Stock

I social come strumento per veicolare l'odio degli hater? Non solo. C'è anche chi li utilizza come veicolo per ascoltare la propria base. Un dialogo virtuale che può trasformarsi in un terreno fertile - è proprio il caso di dire - per impostare le proprie linee di azione future. Così, ha ben pensato il neo commissario europeo all'Agricoltura (in attesa di essere confermato dal Parlamento europeo), Janusz Wojciechowski, di porre una domanda aperta sul proprio profilo Twitter (@jwojc): Cosa ti aspetti di più dalla futura politica agricola dell'Unione europea? Per gli agricoltori, per l'intera società, per la terra?

Domanda dai confini molto ampi, che permette di cogliere il sentiment dei follower e di individuare spunti utili su come la pensano in tempo reale i cittadini e, di conseguenza, quali azioni eventualmente adottare. Siccome per ora il profilo è in lingua polacca, siamo stati costretti a tradurre le oltre 180 risposte, provenienti da profili di connazionali del futuro commissario Ue all'Agricoltura.

Fra le varie richieste pubblicate sul profilo del commissario Wojciechowski emerge particolarmente marcata la richiesta della sburocratizzazione. Evidentemente il problema di compilare carte, documenti, richieste manuali o digitali da inviare tramite la rete sono un punto dolente non soltanto per gli agricoltori italiani. Proprio su AgroNotizie, ai tempi del referendum sulla Brexit, in effetti appariva chiaro il ruolo del peso eccessivo della burocrazia fra i fattori scatenanti di quegli agricoltori che avevano votato sì alla domanda se uscire dall'Unione europea. Ebbene, una burocrazia pedante e asfissiante come moneta di scambio per ottenere i contributi Pac aveva pesato e non poco.

Non è tutto. C'è infatti una parte di contributor che rispondono alla domanda del commissario all'Agricoltura europeo chiedendo cibi sani e con una indicazione di origine ben chiara. L'etichettatura, in passato bollata come velleità degli italiani e di qualche altro pedante consumatore o agricoltore troppo solerte, sembra invece prendere piede anche in Polonia. Buon segno.

Altri ancora puntano il mirino verso una revisione del sistema dei sussidi in modo da ridurre gli squilibri tra Stati membri o, ancora, si chiede di non favorire la produzione di carne attraverso gli aiuti. Posizioni rigide, forse ispirate a veganesimo o vegetarianesimo o forse spinte da una superata concezione dell'allevamento, ritenuto a torto colpevole di "sprecare" troppa acqua (in realtà l'acqua viene "utilizzata e restituita" in agricoltura e zootecnia) o di essere responsabile di emissioni incontrollate di gas serra (in verità il peso dell'allevamento è di gran lunga inferiore rispetto ad altre categorie, come i trasporti). Ma tant'è.

Nel cinerama caleidoscopico di risposte, per fortuna ci sono indicazioni meno estremiste e c'è anche chi chiede un sostegno ai produttori di bestiame che rispettano i vincoli ambientali, lavorano contenendo le emissioni di gas serra, tutelano il benessere degli animali, investono nella prevenzione e nei programmi ecologici. E allora qualcuno invita il commissario a porre attenzione nella Pac post 2020 a come vengono sfamati gli animali: cibi sani garantiscono molto più facilmente dei prodotti sani.

Il cibo è da sempre un ingrediente che spinge se non al sovranismo, a riflessioni improntate all'autosufficienza alimentare dell'Unione europea. E così non stupisce di trovare chi chiede di promuovere e sostenere l'agricoltura europea invece di importare cibi dall'estero.

E una politica di difesa dell'agricoltura non può non toccare temi di cronaca particolarmente dibattuti nel mondo agricolo come lo stop al Mercosur (il trattato di libero scambio fra Ue e alcuni paesi del Sudamerica) o una solida politica di dialogo con Russia e Ucraina. In quest'ultimo caso è evidente che la posizione geografica della Polonia, tra le prime agricolture europee, influenza molto la sensibilità dei produttori verso i paesi confinanti.

Sempre sul piano politico - questa volta in chiave particolarmente critica verso l'Ue - deve essere letto l'appello verso la "Polexit", con evidente analoga spinta secessionista della Brexit nei confronti dell'istituzione europea. Un sentimento che sorprende? In parte no, alla luce del nazionalismo che alberga in una parte della popolazione polacca, ma certo è un sentimento che la politica attuata dalla presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen - incaricando un rappresentante polacco all'agricoltura, materia particolarmente significativa nel contesto comunitario - punta a ridimensionare.

Tornando alle risposte, appare evidente che le parole del commissario europeo designato all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, intercettano anche la posizione dei cittadini e dei consumatori, proprio perché si incontrano frequentemente richieste ispirate ad una produzione sostenibile, che non utilizzi gli agrofarmaci o additivi considerati velenosi. Altri sollecitano ad abbandonare o quantomeno a non abusare del glifosate.

Ecco spiegato il magma che spinge verso la tendenza a ritornare verso l'agricoltura del passato, giudicata più pulita. Ed ecco la richiesta di assecondare un'agricoltura più verde, tagliando su fertilizzanti chimici e Organismi geneticamente modificati.

Tutto questo non significa trascurare o dimenticare l'innovazione, ingrediente essenziale per il progresso anche a queste latitudini. Ma su questo spazio virtuale messo a disposizione dal futuro commissario, "innovare" significa innanzitutto avere cura dell'ambiente e delle risorse idriche. Ecco perché non manca chi sprona a fare ricerca verso soluzioni alimentari rispettose dell'ambiente, a sostenere la coltivazione idroponiche, ridurre l'uso dei concimi, contenere lo spreco di acqua.

Spaziando sul terreno delle filiere, al commissario europeo designato viene chiesto anche di fare in modo di restituire equilibrio e di assicurare valore aggiunto a tutti gli anelli della filiera, per non penalizzare il produttore.

Fari puntati anche ai costi di produzione, da perseguire insieme alla salubrità e alla qualità dei raccolti. In questo senso, c'è chi suggerisce di sviluppare l'intelligenza artificiale in agricoltura come leva per il progresso.

Disco verde - tra i vari commenti - al sostegno di piccole aziende agricole biologiche, senza per questo dimenticare chi pratica agricoltura convenzionale. L'attenzione tuttavia verso il biologico diventa una priorità anche in Polonia.

La protezione dell'apicoltura e delle api viene vista in questo ciclo di risposte improntate essenzialmente a un green deal come strada obbligata per l'agricoltura del futuro.

Non sappiamo se e fino a che punto il nuovo commissario europeo terrà conto delle risposte ricevute via Twitter. Quello che è certo è che ha cercato con grande equilibrio e onestà di avviare un dialogo per raccogliere i sentiment dei propri connazionali, non soltanto imprenditori agricoli.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore: Redazione Agronotizie

Tag: allevamento pac unione europea burocrazia sostenibilità social network politica agricola

Temi caldi: 2020: la Pac che verrà

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