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Brexit: la battaglia (commerciale) d'Inghilterra è già aperta

Il mercato inglese vale per l'Italia 3 miliardi di euro in esportazioni, e nell'ultimo decennio è cresciuto del 43%. Attenzione a non perdere posizioni: il momento è topico

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

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Secondo i dati presentati da Nomisma, il Regno Unito rappresenta il quarto mercato per l'export alimentare italiano
Fonte foto: © Luigi Giordano - Fotolia

Ci si accorge della importanza delle cose quando le si perdono. Così dicevano gli antichi.
Dopo che il Regno Unito ha deciso di lasciare l'Unione europea chi sa far di conto si inquieta.

Secondo i dati presentati da Nomisma all'ultimo Agrifood Monitor, il Regno Unito rappresenta il quarto mercato per l'export alimentare italiano per un importo superiore ai 3 miliardi di euro. Per alcuni prodotti o regioni italiane gli inglesi valgono anche di più.
Parliamo di prodotti come il prosecco (il 40% dell'enorme export è indirizzato in Inghilterra), i pelati e le polpe di pomodoro (20% in valore) o di regioni come la Campania, il Veneto e la Basilicata per le quali l'export in Uk vale il 15% del totale.

Storicamente il Regno Unito rappresenta un forte importatore di prodotti alimentari: con un valore di circa 56 miliardi di euro è il sesto mercato al mondo per l'import di prodotti agroalimentari e il secondo per consumi a livello europeo (250 miliardi di euro nel 2017).
Si tratta di un paese dove l'autosufficienza alimentare non supera il 50% e per tale motivo è fortemente dipendente dalle importazioni, in particolare dagli (ancora) partner europei: dall'Unione arriva 70% delle forniture agroalimentari.

L'Italia figura come il sesto fornitore globale con una quota a valore vicina al 6% dell'import britannico. Per l'Italia la Gran Bretagna è invece il quarto cliente alimentare dopo Germania, Francia e Stati Uniti. Un mercato che nell'ultimo decennio ha aumentato i propri acquisti di prodotti del "made in Italy" di ben il 43%.

Piatto ricco mi ci ficco – anzi, ci rimango. Sarà quindi il caso che ci si organizzi sia dal punto di vista diplomatico sia da quello commerciale e del marketing. Si può supporre che i tanti competitori internazionali abbiano oggi gli occhi ben puntati sull'Inghilterra; pensiamo per esempio ai produttori di vino sudafricani e australiani o ancora cileni che non vedono l'ora di aumentare l'export dei loro bianchi, oppure ai turchi con le loro conserve di pomodoro che magicamente prenderanno nomi "italian sounding" e sbandiereranno tricolori.

La battaglia commerciale d'Inghilterra è già aperta.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare import/export made in italy

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